Lavoro a termine svincolato dalle «attività temporanee»

23/09/2002




22 settembre 2002


NORME E TRIBUTI


Lavoro a termine svincolato dalle «attività temporanee»


La possibilità di fissare un termine al contratto di lavoro è prevista dall’articolo 1 del decreto legislativo 368/2001 a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo. La formula usata ha indotto i commentatori a interpretazioni a volte opposte: alcuni considerano la genericità della formula utilizzata un fatto positivo, altri hanno intravisto invece l’origine di un contenzioso inevitabile. Il problema pare essere risolto dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali con la circolare 42 del 1° agosto 2002. Secondo il ministero è superato il precedente orientamento che riconosceva la legittimità dell’apposizione del termine soltanto in presenza di un’attività meramente temporanea, così come si intendono superati i caratteri della «eccezionalità», «straordinarietà» e «imprevedibilità» propri delle precedenti ragioni giustificatrici. Dunque una "corretta" interpretazione del disposto dell’articolo 1, comma 1 del decreto legislativo 368/2001 va nel senso che si prescinde da occasioni meramente temporanee di lavoro al fine della apposizione del termine. Il termine nel contratto non è più legato ad attività temporanee. L’interpretazione "ampia" del portato normativa, secondo il ministero, si basa sul fatto che dal punto di vista legislativo è già superata quella "restrittiva": quest’ultima non trova alcun appiglio normativo di carattere testuale o sistematico ed è addirittura smentita dal raffronto con la disciplina vigente in materia di lavoro temporaneo. Infatti l’articolo 1, comma 1 della legge 196/1997 legittima il ricorso alla fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo solo in presenza di «esigenze di carattere temporaneo». L’apposizione del termine al contratto di lavoro è dunque plausibile per l’esecuzione di prestazioni di per sé non "temporanee". Tuttavia, le ragioni che giustificano l’apposizione del termine dovranno palesemente essere oggettive, verificabili e soprattutto non elusive dell’intento del legislatore «volto ad evitare qualsiasi volontà discriminatoria o fraudolenta del datore di lavoro». Quando è "legittimo" il contratto a tempo determinato. L’apposizione del termine sarà, secondo la circolare 42/02, considerata lecita in tutte quelle circostanze che il datore di lavoro può individuare sulla base di criteri di normalità tecnico-organizzativa ovvero per ipotesi sostitutive, nelle quali non si può esigere necessariamente una assunzione a tempo indeterminato. L’assunzione a termine, si ribadisce, non deve essere uma finalità chiaramente fraudolenta sulla base di criteri di ragionevolezza desumibili dalla combinazione tra durata del rapporto e attività lavorativa dedotta in contratto. Dalla flessibilità contrattata al patto individuale. Il passaggio dalla normativa previgente, basato sulla tassatività delle previsioni di legge a quello attuale della clausole generale, è certamente forte. Il primo è fondato sulla certezza dell’apposizione del termine consentita solo nelle ipotesi formalmente previste. L’altro, quello oggi in vigore, certamente più elastico, consente di individuare nuove esigenze dei processi produttivi… «ma sempre nel dubbio che le medesime possano superare positivamente il vaglio della magistratura». L’elasticità, o se si vuole, la libertà di apposizione del termine ricavabile dal silenzio del testo normativo, supportato oggi dalla circolare 42/02 potrebbero produrre, al di la delle migliori intenzioni, l’effetto di rendere incerta la validità di molti contratti. Non sembra che esistano, oggi. gli strumenti per porre in essere, con la dovuta correttezza, la norma in esame. Anche se il ministero la considera «aperta, individuativa per grandi linee dei casi in cui la ricorrenza di esigenze oggettive dell’organizzazione d’impresa determina l’ammissibilità del ricorso a rapporti a tempo, con ciò operando una minore compressione dell’autonomia privata, le cui pattuizioni restano sottratte al controllo amministrativo (autorizzazione dei Servizi ispezione lavoro in occasione di assunzioni a termine per i cosiddetti "picchi stagionali") e a quello sindacale (delega di potere normativo ex articolo 23, legge n. 56/87 per l’individuazione di ulteriori fattispecie di rapporto a termine) poiché viene abbandonato il criterio della flessibilità contrattata per rafforzare un regime di pattuizioni individuali».
Alfredo Casotti