Lavoro, a qualcuno piace atipico

22/04/2003

              sabato 19 aprile 2003

              I risultati di una ricerca condotta dalla Cgil in collaborazione con l’Università Statale di Milano
              Lavoro, a qualcuno piace atipico

              Luigina Venturelli
              MILANO C’è chi lo sceglie e chi lo subisce. Il
              lavoro atipico, alla prima ricerca condotta su
              base nazionale dalla Cgil in collaborazione con
              l’Università statale di Milano, si è mostrato meno
              omogeneo del previsto. Se il 31,6% degli intervistati
              sta cercando un nuovo impiego di tipo
              subordinato, il 46,9% ha invece scelto volontariamente
              queste nuove tipologie lavorative.
              Sfatata, dunque, almeno parzialmente,
              l’equazione fra atipicità e precarietà. Da un lato,
              i co.co.co. finiscono per fare tutt’altro rispetto
              agli studi conseguiti, con contratti di scarsissime
              garanzie e prospettive: operai ed impiegati interinali,
              addetti ai call center, prestatori d’opera occasionali.
              Ben il 57% non dorme sonni tranquilli
              per quanto riguarda le proprie prospettive economiche
              ed il 56,4% ritiene un grave motivo d’incertezza
              le proprie opportunità d’impiego futuro.
              Ma, dall’altro lato, esiste un insieme di persone
              soddisfatte del grado di libertà e flessibilità
              che i nuovi contratti assicurano: consulenti infor-
              matici, ricercatori, collaboratori nel mondo dell’editoria,
              architetti e grafici. Persone con un elevato
              livello di scolarità (la metà di loro è laureata)
              e con un certo attaccamento alla propria
              condizione lavorativa.
              L’intera indagine, condotta dal prof. Luigi
              Ferrari, docente di psicologia alla Bicocca, riflette
              questa sorta di bipartizione fra gli interinali.
              Al di là della posizione ufficiale ricoperta nel
              luogo di lavoro, il 46,5% del campione si sente
              intimamente un dipendente, mentre il restante
              53,5% si articola in varie forme di collaborazione
              autonoma o libero professionale. Se il 43,4%
              degli intervistati dichiara un grado di soddisfazione
              medio per l’attività svolta, la quota rimanente
              si divide fra chi è poco o per nulla soddisfatto di
              ciò che fa (31%) e chi invece lo è abbastanza o
              molto (24%).
              Su un punto, però, si trovano tutti d’accordo:
              la fiducia nel sindacato come soggetto di
              tutela. Se il 48,2% è iscritto alla Nidil, l’associazione
              degli atipici della Cgil, addirittura l’80%
              ritiene che il sindacato possa tutelare i propri
              interessi, tanto da essere il secondo soggetto con-
              siderato – subito dopo la famiglia – per avere un
              sostegno futuro durante la terza età: il 30,3% si
              aspetta un supporto sufficiente ed il 26,8% si
              attende un supporto elevato dall’organizzazione
              sindacale.
              «Quello degli atipici – sottolinea Onorio Rosati,
              della segreteria Cgil di Milano – è un mondo
              variegato e ancora da conoscere profondamente.
              Basti considerare che nel 2001 il 65% degli avvii
              al lavoro sono stati rappresentati da atipici. Ma è
              un settore ancora scarsamente indagato e questa
              indagine dimostra come siano molti i luoghi
              comuni in proposito da riconsiderare».
              «Il problema delle nuove forme di tutela da
              applicare al settore – continua Rosati – deve esse-re
              affrontato tenendo conto delle differenziazio-ni
              presenti. Da questo punto di vista, la proposta
              di legge di iniziativa popolare che la Cgil presen-terà
              si adatta perfettamente alla situazione:
              l’estensione agli atipici dei diritti sindacali, assi-stenziali
              e previdenziali dei lavoratori in senso
              classico. Diritti che saranno riconosciuti pur sen-za
              l’inquadramento in un contratto di lavoro
              subordinato».