Lavoro, 600 mila in piazza contro le deleghe

30/01/2002


La Stampa web





(Del 30/1/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
Lavoro, 600 mila in piazza contro le deleghe
Sciopero in otto regioni. I sindacati: se non si cambia andiamo avanti

ROMA

La �prova di forza� dei sindacati contro le deleghe del governo ha registrato un discreto successo. Lo sciopero di quattro ore programmato ieri in otto Regioni �chiave� del paese (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Basilicata, Val d’Aosta e Trentino) ha segnato una partecipazione notevole, e grandi manifestazioni nelle piazze. �Mezza Italia si � fermata�, recita un comunicato di Cgil-Cisl-Uil, che parla di adesioni �tra l�85 e il 100%� e riferisce di 600.000 persone presenti nei cortei. Ma a parte le note ufficiali, a taccuini chiusi i sindacalisti tirano un sospiro di sollievo: qualche preoccupazione per la partecipazione dei lavoratori c�era, e alla fine le cose sarebbero andate decisamente al di l� delle previsioni. In sostanza, spiegano in casa Cgil-Cisl-Uil, l�esito dello sciopero di ieri avrebbe dimostrato fuori da ogni dubbio che il sindacato pu� contare su carte robuste per cercare di spingere il governo a modificare le sue decisioni su fisco, licenziamenti e pensioni. E oggi sar� una giornata importante: incrociano le braccia i dipendenti dei trasporti, e a Palazzo Chigi il governo incontrer� una delegazione sindacale del pubblico impiego per cercare di scongiurare lo sciopero generale del 15 febbraio. �Sono scioperi che noi rispettiamo – � il commento, cauto, del ministro del Welfare Roberto Maroni – ma se il motivo del contendere � l’articolo 18, non mi sembra che meriti certo tutto questo clamore Noi siamo pronti a dialogare su tutto, spero lo siano anche gli altri�. Per Confindustria, il vicepresidente Nicola Tognana si dice �perplesso� sul fatto �che si arrivi a fare barricate, che sono pi� ideologiche che di sostanza, adesso che la proposta viene dal Parlamento e dal Governo, con il nostro convinto sostegno�. Quanto agli scioperi, le associazioni regionali di Confindustria riportano dati di partecipazione molto pi� bassi: dal 23% della Lombardia al 30% del Piemonte, dal 35% dell�Emilia-Romagna al 50% della Campania. I sindacati, per�, sembrano intenzionati a continuare la battaglia. �Non ci fermiamo qui – ha avvertito il leader della Cgil, Sergio Cofferati, a Bologna di fronte a 50.000 persone – andremo avanti con le iniziative di lotta che serviranno finch� il governo non avr� cambiato idea�. La richiesta � sempre quella: lo stralcio delle modifiche all’articolo 18 sui licenziamenti, premessa di fondo per riaprire qualsiasi discussione. �Per riprendere il dialogo – ha affermato Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, parlando a Milano – Maroni deve togliere di mezzo quel provvedimento. Non serve a nulla ed � dannoso�. Sulla stessa linea il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, che ha sfilato a Napoli: �� stato l�Esecutivo a scegliere il terreno di confronto – ha detto il leader Cisl – la scelta non � stata del sindacato ma del governo: l’articolo 18 deve essere rimosso, al tavolo del pubblico impiego devono esserci risorse necessarie per i contratti, si deve aprire un tavolo quadrilaterale sul Mezzogiorno�. E non sembrano alle viste nemmeno spaccature tra le centrali sindacali, almeno sui licenziamenti: �Non esiste la possibilit� – ha detto Angeletti – di dividere il sindacato n� di arrivare ad accordi separati�. Le piazze pi� gremite erano quelle dove hanno parlato i leader sindacali. A Milano hanno sfilato in 50.000, cos� come a Napoli e Bologna. Erano in 50.000 – secondo i sindacati – anche a Torino mentre a Firenze la partecipazione alla manifestazione ha sfiorato le 40.000 unit�. Manifestazioni e presidi si sono tenuti non solo nelle grandi aree metropolitane ma in tutte le principali citt� italiane con migliaia di partecipanti (tra i diversi cortei sono stati 20.000 i partecipanti a Modena, 15.000 a Brescia, 20.000 a Reggio Emilia, 10.000 a Caserta, 13.000 a Salerno). La prossima mossa, ora, spetta al governo. Da questo punto di vista potrebbe essere decisivo l�incontro di oggi a Palazzo Chigi sul pubblico impiego, tra una delegazione sindacale (non ci saranno i tre leader) e i ministri Fini e Frattini. Il governo sta cercando affannosamente nelle pieghe del bilancio pubblico nuove risorse per i rinnovi dei contratti di 3,8 milioni di lavoratori, che chiedono il pieno recupero dell�inflazione pregressa e fondi per la contrattazione integrativa. Secondo i sindacati, mancano all�appello rispetto agli stanziamenti 1 miliardo di e; l�Esecutivo ne avrebbe reperiti una parte. Si vedr� se l�offerta sar� considerata sufficiente per evitare lo sciopero del 15 febbraio, con una manifestazione nazionale a Roma. Intanto, in Parlamento prosegue l�iter delle deleghe su lavoro e pensioni: per ora, tra maggioranza e opposizione non emergono possibili mediazioni.

Roberto Giovannini


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