“Lavoro 2″ Stress, flessibilità e salario

31/01/2005

    lunedì 31 gennaio 2005

      Inchiesta

        Come cambia il lavoro

        Prima malattia lo stress

        I fattori di disagio nel mondo del lavoro contemporaneo sono diversi a seconda se fai l’operaio o il manager o il collaboratore a progetto. Lo stress, comunque, è il primo fattore di disagio per tutte le posizioni professionali: la sua incidenza varia dal 60% dei dirigenti e dal 59% di imprenditori e liberi professionisti fino a percentuali inferiori al 40% tra operai e apprendisti.
        E’ interessante notare che anche i "ritmi di lavoro" sono indicati in misura superiore alla media dalle figure professionali elevate. Un altro fattore di disagio, denunciato in particolare dai quadri, è rappresentato dalla burocrazia interna e dalla gerarchia. Operai e apprendisti indicano in misura particolarmente elevata la fatica fisica, la ripetitività, i rischi alla salute, i turni e gli orari di lavoro, cioè aspetti più direttamente legati alle condizioni materiali della prestazione.
        Ecco comunque la classifica generale, senza distinzioni, del malessere lavorativo: lo stress 45.7%; la burocrazia interna 25.3%; la gerarchia 21.4%; la ripetitività 21.0%; i ritmi di lavoro 20.2%; la difficoltà nei rapporti umani 15.8%; i tempi di percorrenza casa-lavoro 15.8%; turni-orari di lavoro13.3%; l’insicurezza del posto 13.1%; la fatica fisica 11.4%; i rischi alla salute 10.5%; i cambi di mansione o di reparto 4.8%; non risponde 3.4%.


        Flessibilità? No grazie

        Flessibilità, un termine che fa discutere, portata, per responsabilità del governo di centrodestra, a forme insopportabili, trasformata spesso in mera precarietà. Non utile nemmeno alle imprese. E prevalgono così gli atteggiamenti di preoccupazione. Oltre il 57% degli interpellati esprime giudizi pessimistici.
        Chi vede nella flessibilità un’opportunità è meno del 5%. Sintomatico il fatto che una quota consistente (26.3%) vedrebbe positivamente la flessibilità "se ci fossero adeguate protezioni". Ecco alcune risposte ottenute: Mi fa sentire più libero nei miei progetti (4.7%); Mi fa sentire più insicuro, rende più difficile fare progetti (36.2%); Potrebbe andar bene se ci fossero adeguate protezioni (26.3%; Comporta più rischi che possibilità (21.1%); Mi preoccupa per le ricadute sulla pensione (14.0%) Non risponde (4.4%). I più preoccupati risultano i lavoratori a tempi determinati, interinali, contratti formazione e lavoro, apprendisti. "Potrebbe andar bene se ci fossero adeguate protezioni " registra il massimo di consensi (40.9%) tra i Co.Co.Co., seguiti dagli "altri tipi di lavoro autonomo"; questi ultimi sono gli unici dove chi "si sente più libero" raggiunge una quota consistente, il 13.7% (non dimentichiamo che in questa categoria rientrano imprenditori e liberi professionisti).

        Il salario c’è ma non si vede

        L’inchiesta registra un dato di fatto: la presenza di una questione salariale ineludibile. Nel grafico (qui sopra) ecco le percentuali delle risposte alla domanda «Qual è il tuo salario-stipendio o mensile netto medio, compresi gli straordinari?».
        Quasi la metà degli intervistati si concentra nella fascia tra 1000 e 1500 euro.
        Al di sotto, vi è una minoranza, molto consistente, di quasi il 35%.
        Al di sopra, una minoranza più esigua, che sfiora il 17%.
        È presente, inoltre, un aumento delle disuguaglianze non solo tra gruppi di lavoratori ma anche all’interno degli stessi. E c’è la tendenza ll’indebolimento di un’autorità salariale.
        Fenomeni che fanno riflettere su ruolo e capacità regolativa svolta dal contratto di lavoro nonchè sul fenomeno legato all’incremento di quella parte del salario non sottoposta a contrattazione collettiva, ed erogata in maniera pressoché discrezionale dalle imprese.

        La più vasta inchiesta sul mondo dei lavoratori

        «Il lavoro che cambia»è un volume delle Edizioni Ediesse. Nelle 373 pagine sono raccolti i risultati di una vasta ricerca (23mila questionari) promossa dai Democratici di sinistra, da l’Unità, dalla Sinistra giovanile, in collaborazione con l’istituto di ricerca Swg. Il volume, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Bruno Ugolini, presenta una prefazione di Piero Fassino e una premessa di Aris Accornero. I testi dell’inchiesta vera e propria sono di Vittorio Rieser, Enrico Fiorani, Igor Piotto, Mario Giaccone, Mimmo Carrieri, Serena Saltarelli, Daniela Marella, Corrado Pollastri e Aris Accornero.

      Domani nella seconda parte
      dell’inchiesta verrà analizzato
      il rapporto tra lavoro e politica