“Lavoro 1″ Il superbonus convince i redditi medi

07/12/2004
    del lunedì

    lunedì 6 dicembre 2004
    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 2

    Il superbonus convince i redditi medi
    Oltre la metà dei 23.867 richiedenti guadagna tra 10mila e 40mila €

      EUGENIO BRUNO

        Dipendente dell’industria, residente al Centro-nord, con un reddito compreso tra 10mila e 40mila euro. È questo il profilo tipico del lavoratore che ha scelto di ritardare la pensione e avvalersi del 32,7% in più in busta paga, garantito ogni mese dal superbonus.

        A rivelarlo sono gli ultimi dati Inps. In totale, dal 6 ottobre a oggi, sono giunte all’istituto 23.867 richieste (un mese fa erano circa 19.600). Con una netta predominanza della componente maschile, a cui appartengono ben 21.630 richieste.

        I numeri testimoniano come sia sempre più vicina alla realizzazione l’ipotesi prospettata dal presidente dell’Inps, Gian Paolo Sassi, al momento dell’introduzione della misura: raccogliere 25mila domande entro la fine del 2004. Il che, tradotto in saldi di bilancio, significherebbe circa un miliardo e mezzo di euro all’anno di risparmi per le casse dello Stato. Soldi che non andrebbero a beneficio né della riforma fiscale, né della Finanziaria 2005, ma che verrebbero invece reinvestiti nel Welfare, come ha garantito il ministro Roberto Maroni.

        Settore per settore. I più sensibili al richiamo del maxi-incentivo si confermano i lavoratori del settore industriale. A loro fanno capo quasi 14mila domande. In pratica, il 57,8% del totale. A seguire, anche se a debita distanza,il tandem formato dall’area commerciale (19,55%) e da quella creditizia (18,22%). A spartirsi il restante 5% sono tutte le altre categorie: enti pubblici (2,27%), artigianato (1,78%), agricoltura (0,28%). Fanalino di coda le amministrazioni statali con un infinitesimale 0,07 per cento. Un risultato giustificato dal fatto che il superbonus non riguarda il pubblico impiego. Fanno eccezione gli enti classificati come pubblici, ma che hanno già adottato un rapporto di lavoro di tipo privatistico (ad esempio, l’università Cattolica o l’ente Eur).

          La mappa delle domande. Oltre metà delle domande provengono dalle regioni settentrionali. In testa la Lombardia con 5.597 richieste, pari al 23,45% dell’intero. L’unica in grado di insediarle il primato sembra essere il Lazio, dove sono oltre 3.600 i lavoratori che hanno finora chiesto di usufruire del superbonus. Le differenze si appianano se si passa a considerare le performance dei due capoluoghi: 2.747 Milano; 2.780 Roma. Alle loro spalle si posiziona un gruppo eterogeneo formato da EmiliaRomagna, Campania, Veneto, Piemonte e Toscana, con un numero di domande compreso tra 1.600 e 1.800. Ultima la Valle d’Aosta, con appena 33 dipendenti che aspirano al maxiincentivo (0,14%), preceduti di un soffio dagli 82 del Molise (0,34%) e dai 233 del Trentino-Alto Adige (0,98%). Quattro, infine, le domande provenienti dall’estero.

            Le classi di reddito. Dalla segmentazione delle richieste in base alla fascia di reddito di provenienza emerge un altro dato che fa felice il ministro Maroni: più della metà dei richiedenti appartengono a un range compreso tra 10mila e 40mila euro lordi all’anno. «Si pensava che il superbonus convenisse soltanto ai top manager — ha commentato l’esponente della Lega —, ma non è vero».
            In realtà, anche la categoria dei top manager appare degnamente rappresentata. Più del 15% delle domande, infatti, appartiene ai lavoratori con una retribuzione superiore ai 100mila euro. Ben posizionata è anche la fascia tra 40mila e 50mila euro, dove si colloca un altro 12 per cento. La percentuale più bassa in assoluto (0,57%) si trova, invece, nei soggetti con un reddito inferiore ai 10 mila euro, cioè al limite dell’incapienza.