Lavoro 1 – Arriva il lavoro superflessibile

09/06/2003


 
 sabato 7 giugno 2003
Arriva il lavoro superflessibile
Berlusconi: 750 mila nuovi occupati, ora saliranno
          Sì al decreto con la riforma Biagi: via a una miriade di contratti individuali Il premier: all´avanguardia in Europa
          L´opposizione: saremo in testa alla classifica dei precari. La Cgil: addio tutele. D´Amato: riforma storica
          Part time liberalizzato, collocamento ai privati, voucher per impieghi occasionali, manodopera in affitto a tempo indeterminato

          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – È la "rivoluzione" del governo Berlusconi: il mercato del lavoro verrà preso e rovesciato, investito da una valanga di nuove tipologie contrattuali, che aumenteranno sensibilmente la flessibilità, ma – giura il governo, suscitando la contestazione dell´opposizione – non la precarietà. Ci saranno il lavoro a chiamata o «intermittente», posti di lavoro ripartiti tra due o tre persone, il rafforzamento del part time, il lavoro in affitto a tempo indeterminato per tutte le categorie, il lavoro occasionale. Il mercato verrà disarticolato, «americanizzato», il collocamento sarà liberalizzato. «Il mercato del lavoro in Italia è ora tra i più flessibili in Europa, la riforma apre nuove sconosciute possibilità a tanti giovani, soprattutto nel Sud, ma anche per gli anziani e le donne in tutta Italia», dice il premier Silvio Berlusconi. Il quale sottolinea, nello stesso tempo, che dall´insendiamento del suo governo a oggi sono nati 750mila nuovi posti di lavoro, e che ora saliranno ancora per via della riforma.
          La delega sul mercato del lavoro del governo Berlusconi, che ha preso le mosse dal Libro Bianco di Marco Biagi diventando legge a inizio febbraio, ha ora i suoi decreti attuativi. Entrerà in vigore in settembre, dopo un giro di consultazioni con parti sociali, Regioni, enti locali per eventuali ritocchi. «Siamo orgogliosi di aver raggiunto in breve termine un traguardo importante, questa è una delle riforme più significative del governo Berlusconi», dice il ministro del Welfare, Roberto Maroni, il quale parla di una riforma in vigore a settembre, dopo un confronto con le parti sociali entro luglio che potrà anche migliorare alcuni punti
          Entusiasta della riforma la Confindustria, favorevoli con riserva Cisl e Uil, assolutamente contraria la Cgil, secondo la quale la riforma «manomette ampiamente il sistema di norme e tutele che compongono il diritto del lavoro» e segna, dice Beppe Casadio, «un pesante arretramento dei diritti individuali e collettivi delle persone che lavorano o che cercano lavoro». Per il presidente degli industriali, Antonio D´Amato, si tratta viceversa di «una riforma straordinaria, un significativo passo avanti: dopo 30 anni abbiamo una riforma che l´Italia meritava e che l´Europa oggi ci invidia». Il riferimento temporale è chiaro: 33 anni fa si fece lo Statuto dei lavoratori con l´art.18 contro i licenziamenti senza giusta causa, oggi c´è la «riforma Biagi» che aumenta la flessibilità.
          Mentre il segretario generale, Savino Pezzotta, si astiene per il momento da un giudizio, uno dei suoi segretari confederali, Raffaele Bonanni, esprime soddisfazione: «La filosofia annunciata va nella giusta direzione. Ora sul decreto attuativo della riforma Biagi serve un confronto con le parti sociali, per migliorare il testo soprattutto sul fronte del ruolo della contrattazione». Cauta la Uil: «Analizzeremo con tutta l´attenzione, e con il massimo scrupolo, i testi, per prepararci al confronto che il governo deve avviare con le parti sociali», dice Fabio Canapa.
          Dura, invece, l´opposizione. «Voler essere in cima alle classifiche europee per la precarizzazione del lavoro non è cosa di cui vantarsi. Sarebbe meglio eccellere su ricerca, innovazione e formazione», dice Cesare Damiano, responsabile ds per il lavoro. «I nomi inglesi non bastano a nascondere la riedizione di vecchie forme di rapporto di lavoro, come il lavoro a chiamata o l´affitto di mano d´opera, che erano state superate da tempo», aggiunge Alfiero Grandi, minoranza ds, secondo il quale «solo da una vittoria del sì al referendum del 15 giugno sull´estensione dell´articolo 18 può venire uno stop alle cattive intenzioni del governo».