Lavoriamo 225 ore in più dei tedeschi

11/01/2006
    mercoledì 11 gennaio 2006

    Pagina 16 Economia & Lavoro

    Lavoriamo 225 ore in più dei tedeschi

      L’orario degli italiani è di gran lunga superiore a quello medio europeo
      Ma quanto lavorano gli italiani? È la domanda che si è posta il professor Leonello Tronti in uno studio pubblicato la Lavoce.info. E la prima risposta ci dice che gli italiani lavoranmo più di francesi e tedeschi. Il problena dell’Italia, semmai, è che troppo pochi lavorano: solo 5,8 su 10 contro una media Ue di 6,5.

        I dati della rilevazione europea quadriennale sulla struttura del costo del lavoro riferiti all’anno 2000, ci dicono che – spiega la studio – «l’orario di fatto dei dipendenti del settore privato (ad esclusione dell’agricoltura) è, in Italia, pari in media a 1.694 ore l’anno: 153 ore più di quello dei francesi, 225 ore più di quello dei tedeschi, 73 più di quello degli inglesi, 60 ore più di quello degli spagnoli».

          Inoltre, l’orario italiano è maggiore di 143 ore l’anno rispetto alla media dei 15 paesi di più antica appartenenza all’Unione e, se confrontato con i maggiori tra i paesi di nuova accessione, risulta significativamente inferiore soltanto a quello di Polonia e Romania. La tesi che gli orari dei dipendenti italiani siano inferiori a quelli dei loro concorrenti europei non ha dunque sostegno empirico.

            I dati medi vanno però interpretati con cautela, perchè rappresentano mercati del lavoro caratterizzati da strutture profondamente diverse. Il principale motivo di divergenza del mercato del lavoro italiano sta nelle sue modeste dimensioni relative. Se si guarda alla popolazione in età di lavoro – continua la ricerca – in Italia lavorano 5,8 persone su 10: mentre sono 6,5 nella media dell’Ue. Il divario è spiegato quasi completamente dalle differenze nell’occupazione delle donne, mentre tra gli uomini le differenze sono più contenute.

              La limitata dimensione del mercato del lavoro apporta, spiega Tronti, quindi, una sostanziale correzione all’immagine dei «lunghi orari» degli italiani: se è vero che i lavoratori italiani sono impegnati dal lavoro retribuito, in media, per una quota maggiore dell’anno, è però altrettanto vero che a sostenere questo impegno sono relativamente in pochi, particolarmente tra le donne.

                Le ridotte dimensioni del mercato del lavoro femminile, peraltro, contribuiscono a definire i contorni dell’impegno lavorativo degli italiani anche per un secondo aspetto: quello della ancora scarsa diffusione degli impieghi a tempo parziale. Se prendiamo i «giovani» (maschi e femmine tra i 15 e i 39 anni), il lavoro part-time impegna in Italia il 14,5% dell’occupazione totale, contro il 16,8 in Francia, il 24,2 nel Regno Unito, il 46,8 in Olanda. Tra le donne, la quota raddoppia al 28,2%, ma cresce anche la distanza dal Regno Unito (39,3) e soprattutto dall’Olanda, dove più del 70% delle donne «giovani» si occupa in impieghi a tempo parziale.