LAVORI “USURANTI”: DEFINITI I CRITERI PER IL PENSIONAMENTO

IlSole24ore Giovedì 5 Ottobre 2000 norme e tributi
Lavori «usuranti»: definiti i criteri per il pensionamento

ROMASaranno le condizioni concrete di lavoro a definire usurante un’attività, portando in dote benefici per le pensioni retributive e contributive e, soprattutto, l’anticipo del diritto al trattamento sia di vecchiaia che di anzianità. La commissione tecnico-scientifica istituita presso il ministero del Lavoro ha definito criteri e parametri per dare attuazione all’articolo 1, commi 34-38 della legge 335/95. «I parametri proposti dalla commissione — spiega il sottosegretario al Lavoro, Paolo Guerrini — porteranno al riconoscimento dell’anticipo della pensione in base all’esposizione al lavoro usurante, "misurato" per quantità e intensità».

I parametri comprendono il tasso di infortuni sul lavoro con riferimento alle fasce d’età superiori ai 50 anni, l’attesa di vita al compimento dell’età pensionabile, la prevalenza della mansione usurante, la mancanza di possibilità di prevenzione, la compatibilità fisio-psichica in funzione dell’età, il profilo ergonomico, l’età media della pensione di invalidità Inps, l’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici.

Il regolamento che recepisce le proposte, secondo le previsioni di Guerrini, dovrebbe arrivare entro un paio di mesi. Ma andrà individuata la platea su cui far ricadere gli oneri delle agevolazioni. «Noi proporremo — afferma Guerrini — che devono pagare tutte le imprese e tutti i lavoratori, non solo i diretti interessati alle mansioni usuranti. Appare equa la vecchia parola d’ordine, rivisitata, "pagare meno, pagare tutti"».

La commissione ha approvato il "dossier" all’unanimità e ha proposto «un monitoraggio sui parametri individuati per identificare il lavoro usurante». «Il ministero del Lavoro — spiega Guerrini — potrebbe avvalersi di un organo di consultazione, come un osservatorio permanente, formato da rappresentanti delle parti sociali e da esperti degli istituti previdenziali e di ricarca, per analizzare i dati che saranno raccolti in materia».

Intanto, l’aumento del tasso ufficiale di riferimento al 4,5% si riflette sull’interesse dovuto dai datori per rateazioni e dilazioni di pagamento per premi e accessori Inail: il tasso sale dal 10,25 al 10,50% (analogo adeguamento è stato deciso anche dall’Inps), con decorrenza dal 6 settembre 2000. La nuova misura — spiega la circolare Inail 64/2000l — si applicherà «nei confronti dei datori di lavoro che hanno presentato regolare istanza di rateazione a partire dalla data del 6 settembre 2000; quando la sede ha comunicato al datore di lavoro il piano di rateazione in data 6 settembre 2000 o successiva», anche se la domanda è arrivata anteriormente; «nelle operazioni di calcolo delle sanzioni civili, pari all’interesse di differimento e dilazione maggiorato di tre punti».