Lavori, la grande giostra (B.Ugolini)

29/09/2003

    lunedì 29 settembre 2003

    Atipiciachi di Bruno Ugolini

    LAVORI, LA GRANDE GIOSTRA
    Una grande giostra. Così ha definito l’intricato mondo dei lavori (sia pure ponendo un punto interrogativo al titolo) un’indagine dell’agenzia per l’impiego del Veneto, curata
    da Aris Accornero e Bruno Anastasia. Sotto osservazione era la diffusione dei lavori a tempo determinato, in questo pezzo importante del Nord Est. La definizione è stata ripresa recentemente su “Rassegna sindacale” dal segretario del Nidil di Verona Paolo Seghi che ha sviluppato la metafora, riferendosi ai vecchi luna park, dove i sistemi di sicurezza si limitano alla mitica catenella del “calcinculo”. Come dire che una grande parte di questo mondo dei lavori è composta da giovani e meno giovani che girano l’uno appresso all’altro, senza tutele,
    inesorabilmente precari. Ma quanti sono in queste condizioni in tutta Italia? Lo stesso Aris Accornero in uno scritto apparso nel sito di Tito Boeri (www.lavoce. info) riduce il numero dei Co.Co. Co. (togliendo dalla cifra totale amministratori, doppiolavoristi, eccetera) a
    seicentomila unità. Che è pur sempre una bella cifra: ha le dimensioni di sei cento medie fabbriche. Nel Veneto poi, come annota il dirigente veronese del Nidil, sono più della metà le
    forme di collaborazione che mascherano forme più tradizionali del lavoro dipendente. Almeno la metà dei casi di cui ogni giorno si occupa il Nidil riguardano impiegati, baristi,
    pizzaioli, commesse. Nonché formatori e operatori Web. Tutta gente pressoché privata da sistemi di protezione sociale.
    È interessante notare come si stia muovendo il sindacato veneto, nell’ambito di quella che chiamano “copromozione” e che significa rapporto tra Nidil (il sindacato degli atipici)
    e le categorie. Hanno adottato tre orientamenti: promuovere azioni di tutela, rappresentanza
    e contrattazione per i lavoratori atipici; contrastare nuove forme di precarietà, sfruttamento e discriminazione lesive della dignità della persona; valorizzare le competenze professionali.
    Tutto questo è tradotto nel favorire forme di contrattazione individuale e collettiva sui luoghi di lavoro; avviare vertenze pilota sul rapporto di lavoro; attivare forme territoriali di contrattazione orientate alla fruizione d’offerte di formazione e aggiornamento professionale, attraverso specifiche linee di finanziamento; attivare specifici servizi d’orientamento, informazione e consulenza per i lavoratori atipici, anche in raccordo con i servizi per l’impiego. Una serie d’interventi mirati, dunque. E accompagnati da esperienze concrete
    di confronto. Come quella raccontata sempre da Paolo Seghi su “Rassegna sindacale”. Ha luogo, a Verona, un incontro con un gruppo di lavoratori parasubordinati con interventi consapevoli, critici, ma “mai lamentosi”. È il “coordinamento territoriale copromosso”
    (in altre parole un’iniziativa del Nidil e delle categorie insieme). Le conclusioni spettano al rappresentante della Fiom, consapevole della difficoltà di mettere in piedi strategie di
    tutela e rappresentanza. Ed eccolo fare una proposta: «Venite a parlare direttamente nelle nostre assemblee. Forse i lavoratori dipendenti apprezzeranno di più i diritti conquistati in decenni di lotte sindacali«. Una bella idea per tentare, anche così, un’unificazione del
    mercato del lavoro, cercando di capire tutti insieme che cosa è meglio fare e da dove cominciare.