Lavori flessibili: Le agenzie cambiano volto

23/09/2003





RAPPORTO-Lavori flessibili
lunedi 22 Settembre 2003
pag. 46

Non si chiameranno più "interinali" ma per "il lavoro". Dovranno occuparsi anche di selezione del personale, della fornitura di lavoratori a tempo indeterminato, dell’eventuale ricollocazione. L’ottimismo per il successo della riforma

Crescono i compiti, le agenzie cambiano volto


MASSIMILIANO DI PACE


La riforma del mercato del lavoro non trova impreparate le agenzie interinali. Anzi, sembra che sia attesa con una certa impazienza. Come spiega Alessandro Brignone, direttore di Ailt, una delle due associazioni di agenzie interinali, le conseguenze della riforma sono già state individuate: «Innanzitutto cambia la denominazione: quindi non più impresa di fornitura di lavoro temporaneo, ma agenzia per il lavoro». Anche l’oggetto sociale dovrà essere modificato per includere i nuovi servizi, quali la ricerca e selezione del personale, la fornitura di lavoratori a tempo indeterminato, la ricollocazione. Un altro adempimento potrebbe essere la ricapitalizzazione, in quanto il capitale sociale minimo è aumentato da 516.000 a 600.000 euro. Infine bisognerà comunicare al Ministero del Lavoro i nuovi servizi che si intendono fornire».
Ma non vi sono solo adempimenti. Anche la stessa organizzazione delle agenzie per il lavoro dovrà essere modificata. «Bisognerà creare divisioni separate per gestire ciascuna tipologia di servizio — spiega Enzo Mattina, presidente uscente di Confiterim, l’altra associazione di categoria. Infatti, una specifica disposizione di legge prevede per le agenzie che forniscono diversi servizi, l’obbligo di tenere contabilità separate, circostanza questa che potrebbe causare qualche appesantimento burocratico».
Al di là degli adempimenti, la riforma potrebbe però risultare vantaggiosa per le agenzie interinali, secondo Enzo Mattina: «Se oggi sono solo 200.000 le aziende che ricorrono al lavoro temporaneo su un universo di circa 2 milioni, domani, con l’ampliamento delle tipologie contrattuali, potrebbe succedere che un maggior numero di imprese si rivolga alle agenzie per il lavoro, magari stimolate dalla grande pubblicità che la riforma ha avuto. Certo la crescita del fatturato del settore e lo stesso successo della riforma dipenderanno anche dall’impegno sul fronte della lotta al lavoro nero, che potrebbe rappresentare lo stimolo per le imprese irregolari a ricorrere ad una delle nuove forme contrattuali».
Insomma, la riforma sembra suscitare ottimismo, tanto che alcune società di lavoro interinale si sono già organizzate: «Abbiamo già messo a fuoco le 5 aree di servizi in cui interverremo — racconta Antonio Lombardi, amministratore delegato di Ali Spa — ma la nostra intenzione è quella di proporci come partner a 360 gradi delle aziende, in grado di supportarle nella scelta tra le numerose opzioni di gestione del personale che la riforma offre».
Anche Franco Bonacini, direttore commerciale di Obiettivo Lavoro, è ottimista: «L’ampliamento della gamma di servizi che ora possiamo offrire è una sicura opportunità, tanto che ci stiamo già organizzando per creare una società ad hoc in partnership con un head hunter (ossia cacciatore di cervelli) per coprire una fascia di mercato, quella delle alte professionalità, che fino ad oggi non abbiamo sostanzialmente trattato».
Per Piermario Donadoni, amministratore delegato di Metis, l’aspetto più importante della riforma è la soppressione della collaborazione coordinata e continuativa, sostituita dai lavori a progetto: «Dei 2,5 milioni di lavoratori co.co.co, molti non potranno rientrare nella tipologia del lavoro a progetto, e se il datore di lavoro non li vuole assumere, ecco che la soluzione potrebbe essere fornita dalle agenzie per il lavoro, attraverso la formula dello staff leasing. Si tratta di una formula, che, a differenza del lavoro interinale, è a tempo indeterminato, per cui non valgono i limiti derivanti dalla necessità di rientrare nelle causali ammesse, e dai tetti quantitativi».
C’è però che ritiene che il lavoro interinale non perderà il suo appeal: «Le nuove forme contrattuali, come lo staff leasing, presentano ancora qualche aspetto da chiarire — spiega Gennaro Delli Santi Cimaglia, presidente dell’Ailt — per cui sono convinto che il lavoro interinale potrebbe anche rafforzarsi». Insomma tutto bene? Secondo Antonio Lombardi di Ali Spa un elemento di preoccupazione c’è: «La mancanza di una selezione delle agenzie autorizzate e la presenza di troppi soggetti potrebbero comportare una frammentazione del mercato del lavoro, e creare difficoltà nel controllo, che è un elemento indispensabile in un contesto delicato quale è il mercato del lavoro».