Lavori flessibili: Falsi miti sulla flessibilità americana

23/09/2003





RAPPORTO-Lavori flessibili
lunedi 22 Settembre 2003
pag. 46

LA SITUAZIONE REALE
Malgrado tutte le spinte di liberalizzazione, il mercato del lavoro Usa rimane fortemente regolamentato

Tutti i falsi miti sulla flessibilità americana


EUGENIO OCCORSIO


«Lack of Bunny Image», scarsità di immagine da coniglietta. E’ esplicitamente prevista nel contratto di collettivo di lavoro per la categoria entertainmentnightclubs e si applica alle impiegate dei "Playboy Club" quando queste «non riescono più a trasmettere al pubblico un’immagine sufficientemente sexy e provocante, e questo non è limitato alla sola immagine fisica». Insomma, anche nel dialogo, diciamo così, spregiudicato con gli avventori bisogna tenere un certo standard. Se decade, è causa legittima di licenziamento.
Altro esempio, preso stavolta dal contratto della categoria professional baseball. Un giocatore può chiedere, prima dell’inizio della stagione, di avere camere singole durante le trasferte. Ma deve impegnarsi a pagare «una porzione di costo uguale al 50 per cento della tariffa che abitualmente la sua società ottiene dall’albergo in questione». Ancora una variante, categoria "dipendenti dei cimiteri". Quando per sotterrare una bara bisogna scavare una buca particolarmente profonda «lo scavatore ha diritto ad ottenere l’aiuto di un secondo lavoratore a partire però dalla profondità di cinque piedi (due metri, ndr)». E così via. Regole sul fumo (quasi sempre è causa di licenziamento l’aver protestato contro il divieto), sul comportamento "democraticamente corretto" che devono tenere gli impiegati amministrativi di un college, sulla durata effettiva del lavoro quando bisogna decidere se c’è da pagare una giornata intera. Altro che laissezfaire selvaggio e incontrollato, libertà di compiere qualsiasi arbitrio indisturbati sia da parte del lavoratore che del datore, libera iniziativa senza briglie: il mercato del lavoro in America è uno dei più puntigliosamente regolamentati del mondo. E ogni volta che bisogna cambiare una regola si apre una discussione infinita che coinvolge le aziende del settore, i sindacati, le autorità statali e federali, gli organismi della sicurezza, e via dicendo. Ci sono voluti vent’anni (20), tanto per fare un esempio, per modificare il regolamento della gente dell’aria, che risaliva agli anni 30 e prevedeva tre regole che non si riusciva a cambiare, evidentemente basate sulla diversa realtà dei tempi di promulgazione: andare a caccia delle mosche che restano a bordo e schiacciarle tutte subito dopo il decollo; impedire ai passeggeri di buttare cicche di sigaro fuori dai finestrini (!); portare sempre con sé un elenco dei treni da consultare nel caso di ritardi o problemi dell’aereo.
Non è neanche vera la madre di tutti i miti, e cioè che in America sia così facile licenziare qualsiasi dipendente. La situazione presenta molte più analogie con la realtà italiana di quanto comunemente si creda. Dove c’è il sindacato, quindi sostanzialmente nelle grandi industrie, è molto difficile licenziare, anche nel caso di tagli collettivi alla forza lavoro dovuti a ristrutturazioni aziendali. Quando l’azienda riesce a imporre la sua volontà, lo fa sempre a caro prezzo: il licenziamento dev’essere veramente collettivo (collective dismissal), e fino a quando è possibile essere presentato come una sospensione (laying off), con la garanzia del reingresso in fabbrica entro un certo tempo. In ogni caso, vanno concordati benefici economici per il lavoratore che possono arrivare a molte mensilità. E’ vero però che la sindacalizzazione non è molto alta: oggi interessa più o meno 20 milioni di lavoratori su una forza lavoro di 160. Per di più, ovviamente tutte queste garanzie scemano considerevolmente (come in Italia del resto) con il diminuire delle dimensioni dell’azienda, ed è prevalente oggi che il Congresso è a maggioranza repubblicana la spinta alla liberalizzazione sempre più spinta del mercato.
C’è poi da ricordare un fattore di base, che fa parte diciamo così del Dna della contrattualistica americana: il licenziamento non è visto come un’ipotesi estrema, ma come una delle componenti stesse del rapporto di lavoro, da prevedere in sede di contratto sia collettivo che individuale (come dicevamo all’inizio) e sul quale lavorare semmai per diminuirne le possibilità. Ma non fa parte della dottrina l’ipotesi che sia "impossibile" licenziare un dipendente. Viceversa il principio che vale è l’employment at will, insomma la libertà di assumere o licenziare le persone. Una volta fissato questo principio, però, subentra una serie di paletti normativi grazie ai quali il lavoratore non è "lasciato solo" neanche in balìa del datore di lavoro più imprevedibile.