Lavori flessibili: Collocamento, tramonta il monopolio pubblico

23/09/2003





RAPPORTO-Lavori flessibili
lunedi 22 Settembre 2003
pag. 46

il mercato del lavoro

Collocamento, tramonta il monopolio pubblico



La riforma del mercato del lavoro apre i servizi di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro ai privati, cancellando gli ultimi residui del monopolio pubblico, che era stato già intaccato con l’introduzione del lavoro interinale, previsto dal Pacchetto Treu. Non solo. L’art. 6 del decreto legislativo attuativo della legge 30/2003 (nota come legge Biagi) attribuisce anche ai Comuni, alle camere di commercio, alle scuole superiori, alle università, alle associazioni dei datori di lavoro e ai sindacati la possibilità di fornire, previa autorizzazione della Regione, servizi di intermediazione del lavoro.
Insomma con questa riforma sembra che tutti possano fare di tutto. E allora cosa succede ai centri per l’impiego, che solo di recente hanno cominciato a funzionare pienamente, mettendosi alle spalle l’esperienza non troppo felice degli uffici di collocamento, da loro sostituiti? «La riforma Biagi — assicura Giuseppe Raviglia, responsabile dell’area politiche del lavoro del Formez, che aveva lanciato il progetto "Caravelle" di formazione rivolto ai centri per l’impiego — fa salvi i compiti che il D.Lgs 469/97 aveva attribuito ai centri per l’impiego, affidati contestualmente alle Province, ma di certo ora sarà necessario una collaborazione fattiva fra attori pubblici e privati, che potrebbe sfociare anche nella costituzione di società miste. Insomma ci vorrà il contributo di tutti per migliorare l’efficienza del mercato del lavoro».
La necessità di una collaborazione tra pubblico e privato è sottolineata anche da Lea Battistoni, responsabile della direzione generale dell’impiego del Ministero del Lavoro: «E’ vero che la presenza di soggetti privati polifunzionali, quali le agenzie per il lavoro, che costituiscono l’evoluzione delle attuali agenzie interinali, può apparire come una forma di concorrenza alle strutture pubbliche, ma il buon livello di operatività raggiunto generalmente dai centri per l’impiego, e la necessità di cooperare insieme per il corretto funzionamento della Borsa del lavoro, che viene istituita con la riforma, dovrebbero assicurare un’integrazione tra pubblico e privato, piuttosto che una competizione».
D’altro canto, fa notare Battistoni, nei Paesi Bassi, nel Regno Unito e in Francia, si è sviluppato tra pubblico e privato un rapporto di complementarietà, piuttosto che di concorrenza, derivante anche dal fatto che le strutture pubbliche tendono a concentrare la loro azione sui gruppi sfavoriti (disoccupati, immigrati, portatori di handicap), mentre i soggetti privati si occupano maggiormente delle categorie più qualificate. «In Italia — conclude Battistoni — non vogliamo però questo modello, poiché crediamo che le forme di organizzazione e di interazione tra pubblico e privato possono essere diverse: dal decentramento dei servizi, alla esternalizzazione a strutture private e del privato sociale, a forme di integrazione tra servizi svolti».
C’è chi teme però che possa nascere una competizione con le strutture private, e che questa possa limitare l’operatività dei centri per l’impiego. «I centri per l’impiego — spiega Enzo Retrosi, responsabile del Centro per l’impiego di Colleferro — hanno una regolamentazione più rigida da seguire. Per esempio, in caso di richiesta di personale deve essere effettuata una preselezione di tutti gli iscritti nelle banche dati, che invece le agenzie per il lavoro non sono tenute a fare. Insomma i centri hanno qualche paletto in più, e per questo potrebbero risultare più lenti davanti alle richieste dei datori di lavoro».
(m.d.p.)