Lavoratori Stagionali, tagliati i sussidi

24/03/2015   (Il Tirreno)

Lavoratori stagionali del turismo in allarme dalla Maremma alla Versilia. Chi nel 2015 lavorerà 6 mesi, potrà riscuotere nel 2016 tre mesi di indennità, invece dei soliti sei mesi.

Giovanni Cafagna ha il problema, ma non la soluzione. Sa come campare la famiglia fino a dicembre, gennaio al massimo. Deve, però, inventarsi qualche cosa per andare avanti da gennaio ad aprile. Sul suo budget familiare, mancano tre mesi pieni di entrate. Colpa dell’ultima legge sugli ammortizzatori sociali che taglierebbe le gambe agli stagionali. Nelle sue condizioni, infatti, in Toscana ci sarebbero migliaia di lavoratori, soprattutto del turismo e del terziario, dalla Versilia all’Argentario, all’Elba, dove il quarantenne Cafagna vive con la compagna e due figlie. In Italia, i numeri si amplificano: 300mila stagionali dal 6 marzo con indennità di disoccupazione a rischio.

Indennità dimezzate. La colpa – denuncia Davide Damiani, trentenne che si divide fra Elba in estate e Cortina in inverno – è di un articolo della “disciplina della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego, Naspi sigla che non si limita a sostituire la (vecchia) Aspi, ma cambia le regole di accesso agli ammortizzatori sociali e il sistema di calcolo dell’indennità. Senza entrare troppo nel tecnico, il risultato è che viene dimezzato il periodo di disoccupazione riconosciuto agli stagionali: chi nel 2015 lavorerà 6 mesi, potrà riscuotere nel 2016 tre mesi di indennità, invece dei soliti sei mesi. «La nuova normativa – conferma Davide Damiani – va a danneggiare fortemente le già precarie condizioni di persone e famiglie che basano la propria sopravvivenza su contratti subordinati a termine, in particolare coloro che lavorano in località turistiche dove il periodo lavorativo dura massimo 5-6 mesi. Considerando gli scarsi guadagni di un lavoro precario di 6 mesi, con i 6 mesi di indennità, in media si raggiungeva un reddito annuo di 16mila euro. Coi tagli, ci sarà una riduzione di 3000 euro».

In un colpo persi 3-4mila euro. La vicenda di Giovanni Cafagna è indicativa. Lasciata Milano per vivere al mare, all’Elba fa l’autista stagionale per negozi di frutta e verdura, consegnando merce a hotel e ristoranti. La compagna, Antonietta Audino, è cameriera stagionale. «Il mio reddito – racconta – finora è stato di 18-19mila euro grazie agli assegni familiari, allo stipendio per sei mesi e all’indennità di disoccupazione per altri sei. Quello della mia compagna è di 5-6mila euro. Noi non facciamo mai vacanze, tanto viviamo in un bel posto, e le nostre entrate servono a pagare il mutuo della casa e il prestito dell’auto». Ora, però – ammette Cafagna – la nuova normativa «comporterà una riduzione di almeno 4mila euro sul nostro bilancio annuale. Infatti, io riscuoterò lo stipendio stagionale fino a ottobre, poi l’indennità di disoccupazione fino a dicembre o gennaio. Ma poi per tre mesi ci sarà il buio completo. Non ci concediamo lussi, non saprei neppure dove tagliare. Posso solo ipotizzare di separarmi dalla famiglia per vedere se trovo qualche cosa da fare fuori».

I vecchi contributi non contano. Che cosa determina questa situazione? Il nocciolo del problema è contenuto nell’articolo 5 del decreto legislativo approvato dal governo all’inizio di marzo, prova a spiegare Monica Stelloni, coordinatrice del dipartimento Mercato del lavoro della Cgil. L’articolo in questione, infatti recita: «La Naspi è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione». In parole povere – semplifica Monica Stelloni – questa disposizione – significa che «per stabilire l’ammontare dell’indennità di disoccupazione non si possono conteggiare le settimane lavorate negli anni precedenti. Non si possono computare i periodi contribuiti che hanno già consentito l’accesso agli ammortizzatori sociali».

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Questa è la differenza principale fra l’attuale regime e quello dell’Aspi. Con la Naspi, infatti – precisa Monica Stelloni – si accede all’indennità di disoccupazione con solo 13 settimane lavorate negli ultimi 4 anni, in modo da garantire un’indennità di disoccupazione anche ai co.co.co; al contrario con l’Aspi «potevi accedere con un anno di contribuzione in un biennio»; la mini Aspi era riconosciuta a chi aveva 13 settimane lavorate negli ultimi 12 mesi». Di sicuro – conferma Monica Stelloni «si è allargata la platea di chi accede agli ammortizzatori sociali». Ma se questo abbia migliorato le condizioni dei lavoratori è da vedere.

La guerra social. Gli stagionali gridano all’allarme sociale. E sostengono che la loro situazione peggiorerà. Sia perché potrebbero lavorare sempre meno, con la crisi «e la contrazione della stagione che, per noi, è sinonimo di contrazione dell’indennità». Sia perché, il decreto prevede che dal 2017, le settimane di indennità pagabili in un quadriennio scenderanno dalle attuali 104 a 78. «E allora che cosa succederà – si chiede Cafagna – visto che noi stagionali abbiamo assunto impegni facendo conto su altre entrate?». È la domanda che si pongono i 4mila iscritti al gruppo Facebook “Lavoratori stagionali” e i quasi 2mila sottoscrittori della petizione on line lanciata da Cafagna. È indirizzata all’Inps per cercare di modificare la situazione. L’Inps, però, non ascolta.