Lavoratori socialmente inutili

28/11/2002





 
   



28 Novembre 2002




 

Lavoratori socialmente inutili
A Roma, presidio degli Lsu davanti al ministero dell’istruzione
IAIA VANTAGGIATO

Sono 17.000 in tutta Italia, 4.680 solo in Campania. Rischiano il licenziamento entro il 31 dicembre. O la mobilità, «bene» che vada. Per i lavoratori Lsu impiegati nel comparto scuola – come per quelli degli appalti delle imprese di pulizia – la finanziaria non prevede, infatti, nessuna copertura economica. Ovvero nessuna garanzia di continuità lavorativa né di stabilizzazione del ruolo. E la paura cresce soprattutto dopo che lettere di licenziamento sono state recapitate ai lavoratori socialmente utili di Lazio e Puglia. Questo il motivo della protesta che ha portato, ieri, a Roma una rappresentanza napoletana di Lsu. Il presidio davanti al ministero dell’istruzione inizia pacificamente. Sono le 13.00, quando 15 delegati riescono a varcare i cancelli per farsi ricevere. Due le richieste, come spiega il segretario regionale per la Campania, Carmine Nesi: il rispetto, in primo luogo, della convenzione che «affida» gli Lsu – sino a poco tempo fa alle dipendenze di comuni, province e ministero dell’istruzione – a consorzi privati garantendone la copertura finanziaria. Un «affidamento» siglato il 1° luglio del 2002, che avrebbe dovuto avere almeno durata quinquennale e scadere nel 2006. Una convenzione che rischia di saltare per mancanza di fondi, come denunciano gli stessi consorzi.

In secondo luogo, la conferma della figura professionale del «global service» prevista dal contratto di categoria ma, di fatto, ignorata. Una figura che garantisce al lavoratore la possibilità di impegnarsi in più mansioni, di essere «polivalente» e, dunque, meno esposto al rischio di espulsione dal mercato del lavoro.

E’ sempre Carmine Nesi a ricordare che gli Lsu – prima dell’«affidamento» – lavoravano, sì, nel settore delle pulizie ma venivano anche impiegati come custodi, bidelli o segretari. «Possibilità in più di lavoro che oggi ci vengono negate».

Richieste sensate, risposte dovute. Lo dice Titti De Simone, capogruppo di rifondazione in commissione cultura alla camera; lo ribadiscono i senatori Gigi Malabarba (Prc) e Giovanni Battaglia (Ds). Ma a viale Trastevere le ore passano senza che si registri un nulla di fatto. Comporre il tavolo delle trattative sembra impossibile: ad attendere la delegazione dei lavoratori napoletani c’è solo Valentina Aprea, sottosegretaria dell’istruzione. L’assenza di Letizia Moratti non fa certo più notizia ma latitanti sono anche i rappresentanti del ministero delle finanze e del tesoro.

Così che fuori sale la tensione. Qualche cassonetto viene dato alle fiamme mentre solerti arrivano i poliziotti a cavallo. Ma nessuno interviene. Non ci sono i Moratti-boys né alle forze dell’ordine viene in mente di sfilare in assetto antisommossa. Entrambe le parti, insomma, cercano di tenere sotto controllo la situazione. Poi, l’episodio che riaccende gli animi. A riferirlo è Ida Cicco, 42 anni, napoletana: «Un agente in borghese, che ha mostrato il tesserino da carabiniere, mi ha puntato la pistola contro, dicendomi `levati di qui, voi napoletani siete tutti bastardi’. Ho denunciato subito quello che è accaduto a un ispettore di polizia che ha verbalizzato». E la smentita non arriva: semplicemente, alcuni ufficiali dei carabinieri si limitano a riferire di «non essere a conoscenza del fatto».

Come il Tg3 che delle numerose manifestazioni svoltesi ieri a Roma – fatta eccezione per un servizio assai buonista sui pensionati – non da notizia neanche per dire di un traffico in tilt. Forse non era «a conoscenza del fatto».