Lavoratori più attaccati al posto

13/02/2004

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
037, pag. 3 del 13/2/2004
di Alessia Grassi

Lavoratori più attaccati al posto

Lavoratori sempre più anziani in Italia. E sempre meno desiderosi di andare in pensione. Nell’arco dei prossimi 30 anni ci si attende un incremento del peso di questa fascia di lavoratori di età compresa tra i 55 e i 64 anni, sul totale della popolazione in età lavorativa (20-64 anni), dall’attuale 19 al 30,7%. L’inaspettata voglia di lavorare dei non più giovani lavoratori italiani emerge da un’indagine, voluta dal dipartimento di scienze demografiche dell’università La Sapienza di Roma e condotta dall’istituto Experian Research. L’indagine, curata da Antonio Golini, ordinario di demografia all’università La Sapienza, ha analizzato le aspettative, gli atteggiamenti e i comportamenti nei confronti del lavoro e della pensione delle persone tra i 50 e i 70 anni di età, cioè tra i lavoratori anziani e i giovani pensionati. L’indagine ha verificato anche l’approccio delle aziende di media e grande dimensione riguardo alle loro strategie nei confronti dei lavoratori anziani e del loro pensionamento. ´Gli anziani non vogliono andare in pensione e allora bisogna trovare forme di incentivazione sia per questi ultimi che per le imprese, attraverso una riduzione degli oneri sociali e una riqualificazione professionale. In più, non tolgono lavoro ai giovani’, propone il docente universitario. ´La necessità di elevare l’età di pensionamento e di aumentare i tassi di attività tra i giovani-anziani’, spiega Golini, ´è largamente condivisa sia a livello internazionale, per esempio dal consiglio dell’Unione di Lisbona, dal Fondo monetario internazionale, dall’Ocse, sia a livello nazionale da studiosi, politici e anche in ambienti sindacali e confederali. Ma questa esigenza è parzialmente rovesciata da un lato dalle persone, fra cui il mito del tempo libero si diffonde rapidamente, e, dall’altro lato, dalle aziende, dove il ricorso al pensionamento anticipato non è infrequente, specie per motivi economici dovuti alla differenza di salario tra un lavoratore anziano e un lavoratore giovane’. E allora, spiega Golini, ´una politica di pensionamento flessibile dovrebbe prendere in considerazione un limite obbligatorio inferiore, per esempio 65 anni, mentre una soglia superiore potrebbe rimanere libera. In più l’apprezzamento che le aziende hanno per i lavoratori anziani avrebbe bisogno di un incoraggiamento economico’. Dal rapporto emerge un quadro dinamico del mercato del lavoro nei prossimi anni, in seguito all’ingresso di nuova occupazione immigrata. ´In generale gli anziani lasciano dei posti di lavoro che non sono desiderati dai giovani e che normalmente, invece, poi vengono occupati dagli immigrati’. Il tasso di attività delle persone di età compresa tra i 55 e 64 anni, attualmente molto basso, si legge nella ricerca, e pari al 31,5% (44,4 per i maschi e solo 19,3 per le femmine), ´sarà cruciale nei prossimi anni e decenni, anche per il fatto che fra il 2000 e il 2030 ci si attende un incremento di questa età dai 6,8 agli 8,9 milioni e il suo peso sul totale della popolazione in età lavorativa (20-64 anni) dal 19 al 30,7%. Al contrario ci si attende un forte decremento delle persone di età da 20 a 40 anni da 17,3 a 10,4 milioni (questi dati includono l’immigrazione straniera) e della sua quota sul totale della popolazione in età lavorativa dal 18,5 al 36,1%’. (riproduzione riservata)