Lavoratori «informati» sulle ristrutturazioni Primo sì da Bruxelles

12/06/2001

Corriere della Sera




Accordo sulla direttiva Ue

Lavoratori «informati» sulle ristrutturazioni Primo sì da Bruxelles

      MILANO – L’Europa ha fatto un nuovo passo verso l’aggiornamento delle norme sulle relazioni sociali dando ieri un via libera preliminare all’introduzione di procedure di informazione e consultazione dei lavoratori nel caso di ristrutturazioni aziendali. L’accordo, cui era favorevole anche la Commissione guidata da Romano Prodi, è stato raggiunto ieri a Lussemburgo dai ministri del Lavoro, del Welfare o degli Affari Sociali dell’Unione europea e apre la strada a un’approvazione formale della direttiva da parte del Consiglio dei ministri. Un’intesa raggiunta a larghissima maggioranza. Neanche la Gran Bretagna si è opposta, limitandosi ad astenersi. E l’Irlanda ha rinunciato a porre, come si temeva, il suo veto. Riserve sono venute anche dall’Italia, dettate però soltanto dal fatto di permettere che sulla direttiva possa esprimersi il nuovo ministro del Welfare, Roberto Maroni. La delegazione italiana, composta da alti funzionari del ministero, ha infatti sottolineato il pieno appoggio al provvedimento, tantopiù che norme sull’informazione ai lavoratori sono già presenti nell’ordinamento nazionale. Lo stesso ministro svedese, e presidente di turno, Mona Sahlin, ha voluto far presente che «il rappresentante italiano ha confermato la piena adesione del suo Paese».
      Il compromesso è stato comunque reso possibile dalla rinuncia al veto da parte dell’Irlanda, che in cambio ha ottenuto garanzie su un lungo periodo di trasposizione della direttiva. Il testo entrerà infatti in vigore tre anni dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri in seconda lettura e, poi, cominceranno due periodi transitori. Le imprese con più di 150 addetti avranno ancora due anni di tempo prima di essere obbligate ad applicare le nuove regole e quelle con 100 dipendenti altri due anni aggiuntivi, portando dunque il totale a sette anni.
      Inoltre, la proposta di direttiva non indica ancora le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto delle regole. Il problema è stato rimandato a un nuovo negoziato con il Parlamento europeo.
G.R.


Economia