Lavoratori, in nero il 15%

28/11/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
282, pag. 5 del 28/11/2003


Rapporto Svimez sull’occupazione. Ma Cgil Sicilia avvisa: dati sottostimati.

Lavoratori, in nero il 15%

Picchi nel Mezzogiorno per edilizia e sub forniture

Hanno toccato quota 3 milioni e mezzo i lavoratori irregolari in Italia. Almeno nel 2001. Il dato, rivelato dalla Svimez, rappresenta il 15,0% del totale dell’occupazione, un livello più elevato di quello del 1995 che aveva fatto registrare un più contenuto 14,5%. Il fenomeno risulterebbe particolarmente diffuso nel Mezzogiorno dove è irregolare il 23,0% degli occupati (1,5 milioni), a fronte dell’11,9% del Centronord. E punte record si segnalerebbero in Calabria dove un lavoratore su tre non ha un contratto regolare (29,5% del totale), seguita da Sicilia (24,2%), Basilicata (20,7%) e Sardegna (20,2%). Le regioni più virtuose sono invece Friuli-Venezia Giulia (9,5%), Piemonte (10,3%) e Veneto (10,7%). Dati da usare al condizionale, almeno nella regione Sicilia, dove i sindacati della Cgil hanno invitato la Svimez a ritoccare verso l’alto la percentuale di lavoro sommerso sull’isola. ´I dati del rapporto sono sottostimati rispetto alla situazione attuale’, ha dichiarato Santi Inguaggiato, della segreteria regionale della Cgil, ´in realtà nell’Isola oggi almeno 2 lavoratori su cinque sono in nero, vale a dire una percentuale tra il 35 e il 40%, soprattutto nel commercio e nell’edilizia’. A livello settoriale, il lavoro non regolare in Italia è concentrato nel settore dei servizi (2,6 milioni di lavoratori), in particolare nel settore del commercio, pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni. In termini di tasso di irregolarità (quota delle unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro del settore), il valore più elevato si registra tuttavia in agricoltura (32%), seguita dai servizi (16,5%) e dalle costruzioni (16,4%). Meno rilevante la quota di irregolarità nell’industria in senso stretto (5,7%).

Ma, al di là della quantificazione del fenomeno del sommerso, l’analisi della Svimez mette in luce che occorre distinguere fra un sommerso ´di convenienza’ e uno ´di necessità’. Secondo la Svimez, ´esiste uno zoccolo duro di economia sommersa destinato a rimanere tale per l’intreccio di situazioni caratterizzate da imprese di piccole dimensioni, a bassa redditività, che operano nei settori tradizionali all’interno di filiere di sub-fornitura, per lo più localizzate in aree del Mezzogiorno caratterizzate da un tasso elevato di disoccupazione’.

Contro questo tipo di sommerso, non ci sarebbe nulla da fare. Le politiche specifiche di intervento, secondo lo studio sugli irregolari, ´dovrebbero concentrarsi verso le situazioni intermedie all’interno del continuum che separa le attività emerse da quelle sommerse’. È il caso delle imprese regolari a rischio che hanno l’esigenza di riequilibrare i conti, o di quelle che ricorrono solo occasionalmente al sommerso. Se opportunamente incentivate, secondo la Svimez, queste aziende potrebbero essere indotte a uscire dall’irregolarità. E, per ottenere questo risultato, ´le politiche generali devono operare nella direzione di alleggerire il peso dei vincoli che determinano le convenienze all’immersione’.