“Lavoratori” Il successo nasce da flessibilità e partecipazione (P.P.Baretta)

06/09/2006
    mercoled� 6 settembre 2006

    Pagina 6

    LAVORATORI. RISPOSTA A GALGANO SULLE SFIDE GLOBALI

      Il successo nasce da flessibilit� e partecipazione

        di Pier Paolo Baretta
        Segretario generale aggiunto della Cisl

          Partendo da considerazioni abbastanza simili arrivo a conclusioni opposte a quelle di Francesco Galgano sul Riformista del 2 settembre in ordine alla possibilit� di realizzare la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa. Sono evidenti e serie le difficolt� che si frappongono alla sua realizzazione ma proprio le novit� indotte dalla globalizzazione della economia e dei mercati rendono necessaria ed urgente e, qui la diversit�, pi� praticabile del passato, la realizzazione di un contesto di democrazia economica e partecipativa. Mi soffermo, a sostegno di questa mia affermazione, solo su due tra le principali ragioni.

          La prima: dopo la caduta del muro di Berlino si afferm�, con la vittoria dell’occidente capitalistico, il “pensiero unico” a sostegno delle tesi liberiste alla Milton Friedman. La finanziarizzazione dell’economia ha cambiato la natura stessa della propriet� rendendo effettivamente distante il capitale dal lavoro. Ma, nel giro di qualche anno, una serie di crisi monetarie (Thaylandia, Argentina) e di scandali (Enron, Worldcom, Parmalat…) hanno riproposto il tema dell’etica in economia. La ricerca di nuove regole di condotta si � imposta nel dibattito internazionale e la lunga serie di insuccessi (per tutti il Wto) non ha offuscato, anzi reso pi� stringente, il tema della governance. La crescita dei fondi pensione, che a livello internazionale gi� sono protagonisti dei processi di fusione e localizzazione, segner� un ulteriore cambiamento oggettivo. Quando, nel giro di qualche anno, i 13 miliardi di euro, oggi immobilizzati nel Tfr, saranno investiti, assisteremo ad una nuova forma di finanziamento del capitale che deriva direttamente dai soldi dei lavoratori. Possiamo affidare il destino di questo patrimonio esclusivamente alle banche e alle assicurazioni o non crediamo che i lavoratori dovranno essere chiamati a decidere degli esiti del loro investimento, non solo della loro pensione.? Nell’azionariato diffuso il controllo delle imprese non avviene col 51%, ma con pacchetti molto pi� bassi di azioni. Nel caso Telecom si �, ad un certo momento, arrivati al punto che i lavoratori – riuniti nell’associazione dei dipendenti azionisti – possedevano una concentrazione maggiore dell’azionista di riferimento. In questi giorni si parla molto di Intesa-San Paolo: i dipendenti azionisti sono decine di migliaia. � immaginabile che restino sempre estranei agli organi di gestione? Nella stessa fusione bancaria si � scelto un interessante modello di governance: il sistema duale, peraltro recentemente introdotto dal nuovo diritto societario (Vietti) che, assieme al codice di autodisciplina delle societ� quotate (codice Preda) apre, pur con evidenti limiti e necessarie correzioni, uno scenario inedito e ricco di opportunit�. La direttiva sulla societ� di Statuto europeo (trasposta, nel 2005, nel nostro ordinamento a seguito di un accordo tra le parti sociali) introduce la partecipazione di rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza. Appena nata e, pur in assenza della definizione del regime fiscale, la societ� europea � gi� stata adottata da 14 grandi imprese multinazionali prevalentemente del centro e nord Europa. In Italia manca ancora il regolamento di attuazione, ma c’� da chiedersi se, soprattutto in caso di fusioni sovranazionali (come Unicredito o Autostrade), o nel caso di privatizzazioni (molte ed importanti sono quelle attese nel nostro paese, dalla Rai alle grandi utilitis, a quelle gi� in atto delle ex municipalizzate) non si debba favorire la forma societaria duale prevista dalla societ� europea e comprensiva di forme di partecipazione, nonch� l’azionariato collettivo dei dipendenti. � in atto, in queste settimane, la trasposizione di una nuova direttiva che estende i diritti partecipativi dei dipendenti alla informazione e consultazione. Inoltre, il libro verde della Ue sulla responsabilit� sociale delle imprese, pur con delle contraddizioni, apre uno scenario che sta diventando importantissimo anche in Italia. Il ruolo dei lavoratori (e dei sindacati!) nella r.s.i. non � inferiore a quello degli altri stakeholders. L’Europa, insomma, nonostante la complessit� indotta dalla globalizzazione, mantiene vivo un modello competitivo aperto al dialogo sociale ed al paternariato. La stessa crisi della Mitbestimmung ed il dibattito aperto in Germania sulla sua riforma, non sembra orientato al suo superamento, ma ad un suo rinnovamento. E non si pu� certo dire che la Germania non sia competitiva. Infine, l’Ocse, proprio alla luce degli scenari contemporanei, raccomanda la partecipazione dei lavoratori agli organi societari. Ma anche da noi qualcosa si muove: nella penultima legislatura erano depositati in parlamento ben 7 progetti di legge sulla partecipazione. e nella scorsa si � addirittura arrivati ad un testo bipartisan. Sicch�, per rendere civile la societ� globale, la democrazia economica (la governance!) ci appare sempre pi� come il pi� naturale esito della democrazia politica. Senza la prima anche la seconda diventa asfittica. E come nella democrazia politica, cos� anche nella democrazia economica, il ruolo del cittadino-lavoratore � costitutivo.

          Il secondo motivo riguarda i cambiamenti profondi della organizzazione della produzione e del lavoro dal fordismo al post-fordismo. La introduzione di sofisticate tecnologie informatiche, di comunicazione e trasporti rendono pi� facile per le imprese competere a livello globale, spostarsi, scomporsi; in sostanza, aprirsi e chiudersi come fisarmoniche a seconda della musica che suonano i mercati. Tutto ci� determina un minor peso della funzione tradizionale del lavoro ma, al tempo stesso, sta provocando una situazione inedita nei rapporti. Sempre pi�, infatti, ai lavoratori si chiede di viversi non tanto come “forza-lavoro”, ma di mettere a disposizione cervello, personalit�; sentirsi parte del destino (della mission!) aziendale. Si chiede, cio�, ai lavoratori di lavorare come soci, ma si continua a trattarli come salariati. � una interessante contraddizione che apre spazi alla partecipazione. Il successo della organizzazione competitiva globale non viene solo dalla riduzione dei costi, ma, molto dalla flessibilit� e dal coinvolgimento. � stato detto che nella societ� della conoscenza la stessa propriet� dell’impresa va oltre il regime giuridico della propriet� legale e coinvolge i soggetti che apportano la conoscenza. In questo contesto anche la gestione del salario � sempre pi� legata ai risultati di impresa (non solo all’incremento della produttivit�), tant’� che lo si chiama “salario di partecipazione”. Il crescere di importanza di materie come l’ambiente e la sicurezza o la formazione dei lavoratori implicano sempre pi� un approccio relazionale non solo negoziale, o conflittuale, ma partecipativo.

            Il contesto, dunque, pur irto di difficolt�, non � alternativo all’affermarsi della democrazia economica e della partecipazione. La strada da percorrere �, indubbiamente, lunga e piena di spine, ma come la globalizzazione � irreversibile, cos� lo � anche una nuova coscienza delle relazioni industriali e sociali e gli spazi per affermare una strategia partecipativa sono maggiori del passato. La emancipazione e la tutela del lavoro nella societ� globale non si esaurisce in buoni salari e decenti condizioni professionali, ma nella capacit� di incidere sulle decisioni. Solo la miopia o la mala fede impediscono che questo orizzonte si affermi, non le condizioni oggettive. Semmai, il rischio � che si affermi una societ� post-sindacale, ma non post-partecipativa. Ma qui sta la sfida per il sindacalismo internazionale e la sua capacit� di rinnovarsi, abbandonando, almeno nelle societ� evolute, l’antagonismo per assumere, decisamente e nettamente, la strategia della cogestione, della codeterminazione o della partecipazione che dir si voglia.