Lavoratori alla MC-catena – il manifesto 24 Marzo 2001

INTRODUZIONE
Lavoratori alla Mc-catena

Il presidente, il manager, la sindacalista e l’operaio. Parafrasando un celebre film di Peter Greenaway, con questa inchiesta nel mondo McDonald’s vogliamo rappresentare un po’ tutte le persone che si muovono intorno al panino più famoso del pianeta. Il manifesto non è interessato a demonizzare la multinazionale. Quello che ci interessa è raccontare storie concrete di lavoratori, i cui diritti vengono violati con scarso rispetto dei part time o con l’imposizione di ritmi massacranti e punizioni, a volte anche corporali. Basti ricordare la dipendente di Firenze costretta a stare per tre ore consecutive in piedi accanto a una timbratrice. Negli articoli e nelle interviste che seguono, e nelle due schede informative, si mettono in evidenza le difficoltà che quotidianamente i sindacati incontrano nel penetrare in azienda. Non bisogna dimenticare, però, che proteste e scioperi hanno portato a una convocazione, per il prossimo 29 marzo, di vertici aziendali e dirigenti sindacali presso il ministero del lavoro. Le trattative continuano, auguri a tutti i Mc-lavoratori. (antonio sciotto)

il manifesto 24 Marzo 2001




Lavoratori alla MC-catena
Se lavori da McDonald’s devi stare molto attento. Sei inquadrato in un esercito di 1.500.000 di persone per una multinazionale che produce 80.000 miliardi di lire di fatturato. Rispetterai regole precise e non dovrai mai avvicinare nessun sindacalista STEFANO PITRELLI EMANUELE ROSSI

Le logiche di lavoro che la McDonald’s ha prepotentemente importato dall’America si lasciano dietro delle tracce negative che le agitazioni del 2000, culminate col maxisciopero milanese di Capodanno, non hanno spazzato via.
I McDonald’s nel mondo sono 28.000, con 1.500.000 dipendenti e 80.000 miliardi di lire di fatturato annuo. In Italia sono 295, con 12.000 dipendenti e 800 miliardi di fatturato. Secondo la Cgil, allo sciopero di Capodanno avrebbero aderito 40 locali e 1200 dipendenti. In un’intervista sul
Giornale del 31 dicembre scorso, Mario Resca, 54 anni, presidente e azionista di McDonald’s Italia, denunciava: "Si va all’assalto dei simboli, dei leader, e noi lo siamo". E aggiungeva: "Con i contratti part-time di 4 ore al giorno, i ragazzi possono continuare a studiare, guadagnando circa un milione al mese e godendo dei contributi previdenziali". Insomma, mentre la Cgil accusava la McDonald’s di essere padrona dei tempi di vita delle persone, Resca, negli stessi giorni, sosteneva che i suoi dipendenti non hanno motivo di lamentarsi. E benché il Mc-presidente si sia dichiarato "pronto al confronto con chiunque e su qualunque tesi", gli scioperi, secondo la Cgil, sono stati decisi soltanto dopo un’estenuante e fallimentare trattativa per stabilire delle griglie entro le quali il lavoratore possa variare i propri tempi, restando sempre a conoscenza del proprio orario di lavoro: McDonald’s, invece, è disponibile a trattare solo per i locali in gestione diretta, inibendo i licenziatari ad avviare il confronto con i sindacati.
Lavoratori intimoriti, dirigenti autoritari e sindacalisti intimiditi: è il sottobosco di una realtà apparentemente semplice e allegra. Il "consiglio" di non parlare è all’ordine del giorno, per i dipendenti e per i manager, e i sindacati spesso non hanno la possibilità né la forza di penetrare questo muro di silenzio. Un dipendente di Roma parla di "favoritismi, proprio come a scuola" e ha paura di farsi vedere mentre parla con noi: "’Stai attento, che sono dei giornalisti ‘, mi ha detto il manager che durante il periodo di formazione ci segue come un’ombra. I lavoratori da noi sono ignoranti. Ho assistito a un’assemblea dei dipendenti con i sindacati, dove erano presenti anche i dirigenti. Ma perché i sindacalisti non li hanno mandati via?"
E se i manager si dividono e si accusano tra loro (vedi interviste sotto), i sindacati spesso appaiono impotenti di fronte alla McDonald’s: ecco cosa non è cambiato dopo il primo anno di proteste. "La visibilità dei dipendenti all’interno del sindacato è ancora molto bassa. Non abbiamo forza contrattuale e c’è molta paura di affrontare la questione degli scioperi", osserva Silvana Morini, della Segreteria Filcams Cgil Lazio. Claudio Bazzichetto, sostituto segretario Filcams Cgil Lazio, prova a spiegare le ragioni del malcontento: "Alla McDonald’s, l’applicazione dei contratti e delle leggi, in particolare dello Statuto dei lavoratori, è sempre molto aleatoria. Quando sono venuti in Italia, neanche pensavano che il sindacato dovesse essere presente. La loro concezione di stampo americano prevede un ruolo autoritario: non esistono il contratto né la professionalità, esisto soltanto io che comando e dico ‘fai questo’". Spesso il recupero delle ore non è conforme al contratto nazionale: ci sono circa 20/25 turnazioni nella fascia giornaliera, durante le quali i lavoratori vengono spostati da un turno all’altro senza nessun criterio (il cosiddetto ‘orario a chiamata’) e devono essere sempre a disposizione, nell’arco dell’intera giornata, per 4 delle 16 ore in cui è aperto il ristorante. In questa situazione di flessibilità estrema, alcuni diritti, come la possibilità di studiare, di cui parla lo stesso Mario Resca, diventano una chimera. Sulla maggiore o minore combattività dei sindacati, a cui si riferisce uno dei manager intervistati, Bazzichetto afferma: "Dipende dal sindacato. Come a Bologna, anche negli scioperi di Roma abbiamo riscontrato una posizione filopadronale della Uil: esiste e ne prendiamo atto. Noi ragioniamo in prospettiva unitaria, poi è chiaro che ciascuna confederazione ha la sua impostazione".
Ai Mc-lavoratori però, delle beghe sindacali importerà poco. Ben altre infatti sono le loro preoccupazioni. "I dipendenti non se vanno via necessariamente di propria volontà – spiega la Morini – c’è un condizionamento psicologico che crea grandi problemi al lavoratore, spesso giovane e alla prima esperienza lavorativa, che non ha conoscenza dei suoi diritti e che nella maggior parte dei casi non è iscritto al sindacato. Una strategia del terrore che è molto utile all’azienda: se i ragazzi vengono posti in una situazione di disagio e sfruttamento è chiaro che non faranno altro che pensare a come uscirne. Anche qui a Roma, infatti, abbiamo fatto denunce di mobbing". Spesso, c’è anche differenza tra i locali appartenenti alla corporation e quelli in mano ai franchisee: "La company apre i ristoranti – continua Bazzichetto – poi li cede a licenziatari che spesso non hanno esperienza di gestione del personale, sgridano continuamente i dipendenti o fanno discriminazioni".
Secondo Luca Mendolesi, docente di economia all’università di Napoli e consulente della presidenza del consiglio, "il problema è che McDonald’s ritiene di non doversi collegare a sufficienza al tessuto sociale del nostro paese". "Per comprendere i comportamenti della McDonald’s – continua – bisogna conoscere il funzionamento del mercato del lavoro Usa, molto diverso dal nostro per logiche e tradizioni culturali. Le multinazionali che sono riuscite a integrarsi nel tessuto sociale, sono andate meglio nel nostro paese. Da questo punto di vista, non mi sembra che a McDonald’s convenga esagerare. Ecco, se dovessi suggerire all’azienda cosa fare, direi che dovrebbe studiare un po’ di più l’Italia". Non c’è il rischio che il modello McDonald’s possa influire sul comportamento di altre aziende, creando una specie di trend? "Il rischio è normale – conclude Mendolesi – nel processo di interazione tra diversi paesi".






Lo Statuto
dei lavoratori

Art.1. Libertà di opinione
I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.

Art.10. Lavoratori studenti.

I lavoratori studenti (…) hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali.

Art.14. Diritto di associazione e di attività sindacale

Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.

Art.15. Atti discriminatori.

E’ nullo qualsiasi patto od atto diretto a: a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte; b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.





Anno dopo anno, gioie e dolori del vecchio Big Mac

1971 Den Fujita, presidente di McDonald’s Giappone, dichiara che se i giapponesi mangeranno hamburgers e patatine fritte "diventeranno alti, biondi e con la pelle bianca". Il concetto verrà poi ripreso e "approfondito" dall’articolo apparso sul Medford Mail Tribune il 15 ottobre 1999, dal titolo "Gene Altered Potatoes Changes Rat Guts" (Le patate modificate geneticamente provocano mutazioni nell’intestino dei topi).
1972
Ray Kroc, l’ex venditore di frullatori fondatore negli anni Cinquanta dell’immenso impero McDonald’s, dona 250.000 dollari a Nixon per scongiurare l’incremento dei salari minimi ai lavoratori giovani.
1974
McDonald’s chiude in Portorico: il personale era sindacalizzato. Aprirà di nuovo, ma senza sindacati.
1979
Contrastate dall’azienda, crescono le dispute sindacali in parecchie città, da Chicago a Dublino.
1982
Geoffrey Juliano, il primo attore a impersonare Ronald McDonald (il clown in tuta giallo-rossa simbolo della multinazionale), si dimette e chiede pubblicamente scusa per aver fatto "il lavaggio del cervello" a migliaia di bambini.
1986
Debutto agrodolce in Italia: McDonald’s apre a piazza di Spagna a Roma. E’ un ciclone di proteste da parte degli abitanti e dei negozi più esclusivi del centro della capitale. Protesta anche lo stilista Valentino che nel 1989 ricorrerà inutilmente al tribunale per fermare "i disgustosi odori". A Londra, il gruppo di attivisti London Greenpeace – che è soltanto un omonimo dell’associazione ambientalista Greenpeace, nota in tutto il mondo – distribuisce il pamphlet "Cosa c’è di sbagliato in McDonald’s", redatto da Helen Steel e Dave Morris.
1994
Parte il processo per Mc-diffamazione, contro London Greenpeace. Sarà il processo più lungo della storia inglese.
1996
La multinazionale cerca di proibire l’uso del prefisso "Mc" in tutto il mondo.
1997
Gli attivisti di London Greenpeace devono pagare un risarcimento di 60.000 sterline alla McDonald’s per non essere riusciti a provare parte delle loro accuse. Sir Rodger Bell, giudice dell’Alta Corte di Londra, inoltre conferma le accuse dei procuratori degli Stati del Texas, California e New York del 1987: la pubblicità di McDonald’s approfitta dell’innocenza dei bambini, e il cibo non può essere definito nutriente. Le spese legali di McDonald’s raggiungono i dieci milioni di sterline.
1999
Scoppiano le proteste antiglobaliste in tutto il mondo. McDonald’s è l’obiettivo primario della rabbia dei manifestanti.







"Mac è più buona"
MANAGER 1 Alcune differenze coi concessionari
ST. PI. – EM. RO.

"Michele", store manager di un ristorante della corporation, a differenza del manager intervistato a fianco, svela alcuni "dietro le quinte" del mondo Mac. La discussione prende il via da alcuni ‘autolicenziamenti’ di giovani dipendenti di Firenze e Bologna, stremati da pesanti atti di mobbing.
Come giudichi i recenti autolicenziamenti di Firenze e Bologna?

"Beh, se ci sono alcune ‘mele marce’ tra i dirigenti, dovrebbero essere punite. Noi della McDonald’s Corporation usiamo ‘altri metodi’ rispetto a quelli dei licenziatari (i cosiddetti franchisee, ovvero i concessionari del marchio, che rappresentano il 90% circa degli attuali fast food in Italia, n.d.r.). Questo perché dobbiamo fare più o meno da specchio buono per tutti gli altri McDonald’s".

Potresti renderci più chiara questa differenza?

"Ragazzi, è come se ci fosse una linea: qua ci sono la McDonald’s Italia, e là ci sono i franchisee, che gestiscono i loro punti vendita. Sono loro quelli che hanno un ampio raggio… Nel senso che se ti vogliono fregare, parlando tra me e voi, se vogliono aspettare i ragazzi fuori, per dire loro, magari, ‘ti mando via’… (possono farlo in tutta tranquillità, sembra lasciar intendere Michele, ndr). Comunque, credo che il franchising funzioni anche meglio della McDonald’s".

E le contestazioni? McDonald’s è spesso nel mirino di movimenti politici, ecologisti, sindacati.

"Strumentalizzazioni, fatte da ‘preti e ambientalisti’: McDonald’s è una multinazionale, e come ogni multinazionale che si rispetti ha la sua vasta schiera di detrattori. Infatti la contestazione c’è da sempre, non è solo roba recente".

Cosa ne pensi dei rapporti tra la McDonald’s e i sindacati?

(A voce molto bassa, come per non farsi sentire) "Cioè, lo sapete, il sindacato… il sindacato ha dei compromessi".
Salutiamo Michele ringraziandolo per il suo tempo e soprattutto per la sua sincerità, mentre ci ricorda che in fin dei conti tutti, "anche i preti", vengono a mangiare da McDonald’s.





"Attacchi alla moda"
MANAGER 2 Odiare Mac o amarlo, una scelta di vita
ST. PI. – EM. RO.

"Marco", store manager di un importante ristorante in franchising. Pur lavorando per un concessionario, rispetto al collega intervistato a fianco, sembra rappresentare in modo più diretto l’ideologia aziendale.
Qual è il ritratto del vostro dipendente-tipo?

"Studente, dai 20 anni in su e senza lavoro".

Lei sa degli scioperi di Bologna e a Firenze?

"Si, ma non mi sono sembrati motivati dal punto di vista contrattuale".

Non può essersi trattato di esagerazioni nelle azioni di mobbing da parte della McDonald’s?

"Un supervisore non può licenziare per un lavoro inefficiente o improduttivo. Voglio dire: voi lavorate in Italia e siete italiani, no? In Italia è difficilissimo licenziare. Giusto il furto può essere un motivo di licenziamento".

E non crede che bere un bicchiere d’acqua possa essere stato interpretato come un furto?

"Assolutamente no, perché c’è diritto di bere: viene ben specificato durante l’orientation, quando ai ragazzi viene spiegato cosa possono fare, quando bere e non bere".

Che rapporti avete con il sindacato?

"Il sindacato esiste, non è bandito all’interno dei McDonald’s, anzi, tutt’altro, c’è un rapporto molto costruttivo. Io mi stupisco di questa accanita strumentalizzazione, perché comunque McDonald’s rimane una scelta: se uno vuole venirci a mangiare, ci viene; se non gli piace lavorare da noi, va a trovarsi un altro posto di lavoro".

Come si è creato questo clima di frizione?

"L’opinione pubblica si è accorta che esiste un’altra realtà lavorativa che prima esisteva soltanto all’estero, e poi noi siamo un certo tipo di catena… Leggevo su un quotidiano proprio l’altro giorno che addirittura il Monsignor "Taldeitali" afferma che mangiare da McDonald’s non sia da cattolici. Mi sembra un po’ ridicolo, tutto qui. Per il momento McDonald’s sta sulla bocca di tutti: su TeleMontecarlo l’altra sera ci hanno fatto due ore di trasmissione, il Ministro delle Politiche Agricole parla sempre di McDonald’s. E’ diventata una mania, come il Grande Fratello. Passerà. Anzi, a noi ci fa anche piacere".