Lavoratore accessorio: poche tutele previdenziali

06/10/2005
    mercoledì 5 ottobre 2005

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    l ticket di retribuzione senza limiti temporali e la limitata copertura Inps riducono l’appeal della nuova tipologia contrattuale.

    Per il lavoratore accessorio
    poche tutele previdenziali

      di Daniele Cirioli

        Tutele deboli ai lavoratori accessori. Il ticket di retribuzione senza limiti temporali (può compensare un’ora o un’intera giornata di lavoro) e la contribuzione senza garanzia di copertura previdenziale Inps (chi raggiunge il limite di 5 mila euro di compenso annui ha accreditati 4,5 mesi) riducono l’appeal del nuovo lavoro occasionale. Va meglio nel caso delle imprese familiari dove il compenso ai lavoratori è di 8,61 euro per ticket e le tutele previdenziali sono quelle del lavoro subordinato.
        Pronta la sperimentazione. Sono pronte la regole per sperimentare le prestazioni accessorie, che non costituiscono rapporto di lavoro, introdotte dalla riforma del lavoro (dlgs n. 276/2003). Con il dm 30/9/2005 (su ItaliaOggi di ieri), è stato fissato il valore nominale del ticket retributivo a 10 euro nonché i territori in cui testare la funzionalità dei nuovi lavori.

        Gli aspetti retributivi. Fissare a 10 euro, come fa il dm 30/9/2005, il valore nominale del buono per prestazioni di lavoro accessorio significa ben poco in pratica. Per esempio, non risponde alla domanda: quanti buoni sono dovuti per un’ora d’insegnamento privato supplementare? Né le norme offrono indicazioni o fissano un riferimento temporale retributivo al ticket, con la conseguenza che il buono può essere ritenuto sufficiente per compensare sia una sola ora sia un’intera giornata di lavoro: la scelta è rimessa alle parti, cioè alla contrattazione tra il beneficiario della prestazione e il lavoratore. Può soccorrere, tuttavia, qualche considerazione di buon senso. Per esempio, la logica posta alla base di valutazione del risultato ministeriale dei 10 euro. Seguendo la quale verrebbe di attribuire al buono la forma di compenso orario, perché il dm 30/9/2005, recependo l’invito dell’articolo 72 del dlgs n. 276/2003 di fissare il valore nominale ´tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le attività lavorative affini’ ha considerato la media ´oraria’ delle retribuzioni del 2004. Orientativamente (ma non obbligatoriamente), dunque, il buono di 10 euro corrisponde per attività affini al compenso di un’ora di lavoro accessorio.

          Va osservato poi che, se il lavoratore vuole restare prestatore di lavoro accessorio, deve rispettare il limite per anno solare di 5 mila euro di compensi con riferimento a uno stesso committente. Ciò significa che potrà anche arrivare a un totale annuo di 50 mila euro di compensi, peraltro esenti da imposizione fiscale. Ma per restare un ´lavoratore accessorio’, qualifica che gli consente, tra l’altro, di rimanere qualificato come disoccupato o inoccupato, il suo reddito deve provenire da almeno dieci diversi committenti (o beneficiari), in modo da non superare mai i 5 mila euro annui. A tal fine, come compenso non va considerato il valore nominale del ticket, ma ciò che effettivamente intasca il lavoratore, cioè 7,5 euro una volta tolti il contributo Inps (1,3 euro), quello Inail (0,7 euro) e l’aggio del concessionario (0,5 euro). Pertanto, per non superare il limite di 5 mila euro annui, il lavoratore può intascare al massimo 666 ticket da uno stesso soggetto (beneficiario).

          La tassa Inps. Sul lavoro accessorio è prevista la copertura Inps ai fini pensionistici, per un contributo del 13% del ticket (1,3 euro per buono). Affinché tale copertura sia efficace è necessario però che il lavoratore raggiunga un minimo di contribuzione, secondo i principi generali dello stato sociale. Tale minimo, nel 2005, è di 144 euro per mese. In altre parole, per l’accredito di un mese di contribuzione (che serve ai fini del diritto della pensione), il lavoratore deve raggiungere un valore di buoni di almeno 1.109 euro, ossia ottenere almeno 110 ticket. Se questa soglia non verrà mai raggiunta, il contributo resterà una tassa pagata all’Inps.

            Le imprese familiari. Discorso a parte va fatto per le imprese familiari che, limitatamente ai settori commercio, turismo e servizi, possono ricevere prestazioni accessorie di qualunque specie. Però, a differenza degli altri beneficiari per i quali non c’è vincolo quantitativo, le imprese familiari possono fruire di prestazioni accessorie per un importo complessivo, per anno fiscale, fino a 10 mila euro. Ciò significa che possono utilizzare massimo due lavoratori (così da rispettare il limite di 5 mila euro per soggetto che serve a mantenere la qualifica di lavoratori accessori). Per quanto riguarda la copertura assicurativa, inoltre, nel caso delle imprese familiari va applicata la ´normale disciplina contributiva e assicurativa del lavoro subordinato’. La questione, in tal caso, peggiora per le imprese, ma migliora per i lavoratori.
            Infatti, il compenso del lavoratore sarà più pesante perché sconterà solamente il contributo personalmente dovuto ai fini Inps (in genere pari all’8,89%) oltre l’aggio dovuto al concessionario (0,5 euro). Le imprese familiari, invece, dovranno sopportare la restante aliquota di contribuzione Inps (intorno circa al 30%) nonché l’intero premio assicurativo Inail. (riproduzione riservata)

              Il lavoro accessorio

              Quali prestazioni
              Piccoli lavori domestici a carattere straordinario,
              compresa la assistenza domiciliare ai bambini
              e alle persone anziane, ammalate o con handicap;
              insegnamento privato supplementare; piccoli lavori
              di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici
              e monumenti; realizzazione di manifestazioni sociali,
              sportive, culturali o caritatevoli; collaborazione
              con enti pubblici e associazioni di volontariato
              per lo svolgimento di lavori di emergenza
              o di solidarietà; attività a favore di imprese
              familiare del commercio, turismo e servizi

              Quali soggetti
              Disoccupati da oltre un anno; casalinghe, studenti
              e pensionati; disabili e soggetti in comunità
              di recupero; lavoratori extracomunitari, regolarmente
              soggiornanti in Italia, nei sei mesi successivi
              alla perdita del lavoro

              La sperimentazione
              Avverrà nelle province di Milano, Verbania, Varese,
              Treviso, Bolzano, Venezia, Lucca, Latina, Bar i
              e Catania

              Il ticket
              Ha valore nominale di 10 euro