Lavorare oltre i 60 anni non stanca

09/03/2004

        del lunedì

        sezione: IN PRIMO PIANO
        data: 200403-08 – pag: 3
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        Lavorare oltre i 60 anni non stanca
        Uomini e donne in gran parte chiedono di posticipare l’età pensionabile

        DI ANTONIO NOTO*

        * direttore Ipr Marketing

        G li italiani preferiscono il lavoro alla pensione. Il numero maggiore degli italiani indica infatti 60 anni per gli uomini. Quanto alle donne, se è vero che la "maggioranza relativa" (44%) sceglie i 55 anni, il dato più significativo è che una donna su tre (36%) vuole andare in pensione a 60 anni. E circa tre italiani su quattro ritengono che per gli uomini l’età giusta è tra i 60 e i 65 anni, mentre per le donne l’88% degli intervistati la fissa tra i 55 e i 60 anni. Va comunque notato che la quasi totalità delle donne (89%) indica la propria soglia ideale sotto il 60 anno d’età, mentre per sette maschi su 10 si preferisce procrastinare il momento della pensione dopo il 60 anno.
        L’estensione a tutti i lavoratori del metodo contributivo, superando la logica retributiva, viene ercepita positivamente dal 71% dei soggetti in età lavorativa.
        Esprimono maggiore consenso a questa ipotesi i lavoratori dipendenti più che gli autonomi, mentre risultano leggermente "più critici" coloro i quali sono oggi vicini all’età pensionabile, avendo tra i45ei54 anni. Ovviamente, con l’estensione del sistema contributivo per quest’ultimo target potrebbero cambiare i calcoli per stabilire il "quantum pensionistico".

        Nel dibattito sulla riforma delle pensioni si sta prestando grande attenzione anche alla determinazione dell’età di fine rapporto lavorativo e di eventuali incentivi. Potendo scegliere, i lavoratori italiani preferirebbero andare in pensione dopo i 60 anni con il 70% dell’ultimo stipendio più che a 57 anni con il 50 per cento. È da notare che su
        questa ipotesi non si registrano particolari divergenze tra i vari target socio-demografici, segno di un forte elemento attrattivo del beneficio economico che ne deriva per il
        lavoratore.
        La variabile relativa al peso della busta paga più pesante è anche alla base della convergenza di opinioni nell’ipotesi che il lavoratore possa vedere il proprio stipendio aumentato se sceglie di andare in pensione dopo i 57 anni. La maggior parte degli italiani (57%) è favorevole a questa ipotesi con percentuali che superano la media generale tra i più giovani e tra i maschi più che tra le donne. Ricordiamo che in quest’ultimo target è forte l’idea che, comunque sia, una donna debba andare in pensione a 55 anni.
        Per far fronte alla preoccupazione che l’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalle riforme possa incidere sulla protezione sociale dei lavoratori più anziani, gli
        italiani suggeriscono nel 40% dei casi iniziative di formazione e riprofessionalizzazione e nel 30% lo sviluppo del part time/pensione.

        Una cosa è certa, però: al di là del rischio che si corre, sono pochi gli italiani che vedono come semplice scappatoia una maggiore indennità di disoccupazione, segno questo della volontà di "difendere" la condizione lavorativa anche dei lavoratori più anziani.
        La controprova arriva anche dall’affermazione che ben il
        72% dei lavoratori teme che la permanenza dei lavoratori più anziani possa ostacolare l’ingresso di nuove forze nel mercato del lavoro. È da notare che l’affer mazione viene
        condivisa in larga parte dai lavoratori dipendenti più che dagli autonomi, mentre la condivisione risulta omogenea
        tra i lavoratori di tutte le fasce d’età, giovani e anziani.
        La possibilità di conferire il Tfr a una forma di previdenza complementare non risulta condivisa solo dal 16% dei lavoratori. Un ulteriore 80% si dichiara favorevole, ma con alcuni presupposti: circa un lavoratore su tre pone come condi zione la propria libertà di scelta della destinazione.
        Alta è la condivisione all’ipotesi che lo stesso lavoratore possa gode re di una pensione base finanziata dal Fisco alla quale può aggiungere un fondo privato detraibile. Il
        66% dei lavoratori condivide questa ipotesi, anche se risulta una consistente spaccatura di giudizi tra più target: è maggiormente gra dita ai lavoratori autonomi più che
        ai dipendenti e ai più giovani rispetto agli anziani.