Lavorare in Italia: ogni giorno 4 morti e 2500 infortuni

10/10/2005
    lunedì 10 ottobre 2005

    Lavorare in Italia: ogni giorno 4 morti e 2500 infortuni

      Il rapporto Amnil conferma: dalle acciaierie ai cantieri alle fabbriche, una infinita mattanza

      di Massimo Solani/ Roma

        I NUMERI DI UNA GUERRA. In Italia, ogni giorno, 2.500 lavoratori sono vittime di infortuni. Di questi 100 riportano invalidità permanenti e 4, ogni 24 ore, perdono la vita. Una guerra che nei primi otto mesi del 2005 ha già fatto registrare 760 «morti bianche», mentre nel periodo gennaio-giugno sono state 309.945 le invalidità temporanee in conseguenza di 675.705 incidenti. Sono i dati diffusi ieri dall’Associazione degli invalidi e mutilati sul lavoro (Anmil) che a Brescia si è riunita per la 55ª Giornata nazionale delle vittime degli incidenti sul lavoro. Dati, ha spiegato il presidente dell’Anmil Pietro Mercandelli, che dimostrano l’esistenza «di un pedaggio inaccettabile, di un’emergenza sociale da affrontare con decisione e provvedimenti forti e urgenti».

          E anche se in questi primi 8 mesi del 2005 gli incidenti sul lavoro sembrerebbero in leggero calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-3,2%, ma il dato è provvisorio e di conseguenza “preso con le molle”) come minore è il numero dei morti (68 in meno), resta ancora molto da fare per arginare una «strage» sociale che in Italia continua a mietere vittime senza sosta. Anche perché, ha denunciato Pietro Mercandelli, «la sicurezza e la prevenzione» non sono ancora considerate «una ricchezza, una risorsa di benessere per la società in cui viviamo, per il progresso, la civiltà e l’umanità del lavoro. L’Anmil – ha proseguito il presidente – non può accettare che la sicurezza dei lavoratori, la loro vita e la loro salute si possano considerare come una grandezza economica». Ragioni per le quali, ha proseguito Mercandelli, è ogni giorno più necessario che a tutti i livelli (dalle forze dell’ordine alle istituzioni) ci si attivi «per far rispettare le norme di prevenzione e sicurezza del lavoro, e quelle di tutela di salute dei lavoratori sempre e comunque, in ogni luogo e senza guardare in faccia nessuno».

            Nel frattempo, però, falcidiata dai tagli del governo la spesa per gli indennizzi continua a diminuire e nel 2004 è stata di circa 220 milioni inferiore rispetto al 1999. «E questo – ha spiegato il presidente dell’Anmil – non certo per un calo degli infortuni visto che nello stesso periodo le indennità per inabilità temporanea a seguito di incidenti sul lavoro è cresciuta di oltre 80 milioni di euro. Abbiamo studiato proposte migliorative – ha proseguito – rendendole compatibili con le difficoltà che la finanza pubblica vive in questo periodo e le abbiamo sottoposte al governo in vari incontri. Ma ad oggi non ne abbiamo trovato traccia all’interno della legge Finanziaria 2006 che prevede invece una riduzione dei premi versati all’Inail dalle aziende».