«Lavorare di più», l’eresia che piace agli industriali

12/06/2006
    luned� 12 giugno 2006

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    FLESSIBILIT�. LE AVANCES DI DAMIANO E BERSANI

      Di Tonia Mastrobuoni

        �Lavorare di pi�, l’eresia che piace agli industriali

          Santa Margherita Ligure. Una kermesse di bestemmie. L’ultima, nell’ordine, l’ha pronunciata Massimo D’Alema, quasi in conclusione della due giorni dei giovani di Confindustria, sul cuneo fiscale. In controtendenza rispetto alle politiche industriali degli ultimi decenni, il vicepremier ha parlato di premi fiscali indirizzati alle imprese pi� virtuose. Quelle che non lo sono, pazienza, che muoiano. �Io penso che si debba aiutare chi � pi� forte, non chi � pi� debole�, ha detto D’Alema, eppoi: �non mi convince l’argomento che bisogna soccorrere chi � in difficolt�. Un passaggio che gli � valso il primo – non scontato – applauso della platea degli under 40 di viale dell’Astronomia. Ma gi� in apertura del convegno di Santa Margherita, era stato il ministro dello Sviluppo Bersani a esprimere la prima eresia, perfettamente in sintonia con la filosofia dalemiana, facendo intendere che l’Unione chiuder� la lunga stagione degli incentivi a pioggia, adottando logiche pi� meritocratiche anche per i trasferimenti alle imprese. Ha parlato di un riordino delle risorse all’industria da mettere a punto nelle prossime settimane, che punter� a non disperdere miliardi di euro senza criterio, ma a indirizzarli, ad esempio nel Mezzogiorno, su alcuni obiettivi strategici come scolarit�, internazionalizzazione e sicurezza. Terza bestemmia, le riforme del mondo del lavoro, dove � toccato al ministro del Lavoro, Cesare Damiano, far capire durante la tavola rotonda di sabato mattina con Alberto Bombassei e Roberto Maroni che si cambia decisamente aria.

          L’occasione � stata, neanche a dirlo, la stanca discussione sulla legge Biagi. Dopo aver ripetuto per la milionesima volta che la legge 30 non sar� �n� abolita, n� cancellata� (applauso anche qui) ma solo “pulita” di alcune figure contrattuali quasi mai utilizzate, Damiano ha dirottato la discussione su un altro versante della flessibilit�, pi� teutonico. Nelle scorse settimane, � il caso di ricordarlo, sia il presidente degli industriali, Montezemolo, sia il governatore della Banca D’Italia, Draghi, hanno sdoganato il termine “precariato” ammettendone anzitutto l’esistenza. Per Damiano, dunque, �il precariato � il nemico comune dei lavoratori�. Tuttavia, esiste anche la flessibilit�. Anzi, �la buona flessibilit�, che �va distinta dalla precariet�. I due termini non sono pi� sinonimi, come nella retorica di una fetta della sinistra, ma convivono, � il senso del suo discorso, ed � anche il fulcro del suo impegno: �combatter� come ministro la precariet� ma voglio aiutare la buona flessibilit�. E quindi, per il ministro del Lavoro, �le imprese devono poter ricorrere alla buona flessibilit�. Se un’impresa ha intenzione di lavorare di pi�, ad esempio nel fine settimana, questo deve essere concesso dal negoziato e dalla legge. Ma non se l’impresa sceglie il precariato per pagare meno i lavoratori�.

            Inutile dire che Bombassei annuiva, due sedie pi� in l�. E che quando � stato il suo turno ha tradotto in parole chiare la bestemmia di Damiano: �francamente vorrei riuscire a parlare di alcuni argomenti con maggiore libert�. Noi ci confrontiamo con continenti dove l’orario di lavoro � di gran lunga superiore al nostro. Lavoriamo un numero di ore troppo basso�. Confindustria lo chiede da tempo, questo � noto. Ma la novit�, anticipata la scorsa settimana dal Riformista, � che questa piccola rivoluzione � anche nella testa di Damiano. Si inserisce, naturalmente, nel quadro di un ridisegno ampio delle tutele per i lavoratori che il ministro ha gi� annunciato pi� volte, dove andranno finalmente riformati gli ammortizzatori sociali, dove una parte consistente del taglio del cuneo fiscale dovr� andare in tasca ai lavoratori, dove andr� ristabilita la centralit� del contratto a tempo indeterminato (attraverso l’aumento dei contributi per i contratti a tempo, tanto per cominciare). Dove soprattutto andr� riavviata a monte la concertazione interrotta di fatto cinque anni fa, quando l’ex ministro Maroni aveva formalizzato la necessit� di seppellirla dando inizio a un non meglio specificato “dialogo sociale” che all’atto pratico ha significato il pi� delle volte mettere i sindacati di fronte all’atto compiuto. Anche se l’attivit� di Damiano � ancora in fase esplorativa, anche se tutto � naturalmente demandato principalmente ai tavoli con le parti sociali, anche se bisogner� fare i conti con la Fiom o con la Cisl (al momento molto battagliera, ma per dirla in maniera un po’ maliziosa, con un autorevole esponente dell’Unione, �diamo tempo a Bonanni di accreditarsi sulla scena politica�), sembra che si stia creando lo spazio anche per rivedere la normativa molto rigida sugli straordinari. O forse qualcosina di pi�, magari anche l’orario di lavoro. In ogni caso, � un tema che si candida a distogliere finalmente l’attenzione dall’oziosa e maniacale discussione sulla Biagi. E gi� solo per questo merita di essere approfondita.