Lavorare all’europea, sindacati permettendo

27/11/2001



ATTUALITÀ
STATUTO DEI LAVORATORI – LA BATTAGLIA SULL’ARTICOLO 18



Lavorare all’europea, sindacati permettendo

Per quattro anni, soldi invece dell’obbligo di riassunzione. È l’idea del governo per le piccole imprese e per eliminare sommerso e contratti precari. Funzionerà? Ecco le cifre.


di 
 
RENZO ROSATI
23/11/2001
A. Tosatto
Roberto Maroni, 46 anni, della Lega, ministro del Welfare: vuole recuperare il lavoro sommerso e precario nelle piccole imprese e nei servizi.
«Andiamo a incontrarli, sentiamo che cosa ci vogliono dire». Con questo scarno commento alle 18 di martedì 20 novembre Roberto Maroni, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, ha lasciato Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, diretto a Palazzo Chigi. Ad attenderlo, sul piede di guerra, i leader di Cgil, Cisl e Uil. Incontro breve e risposta del governo rinviata a lunedì 26.

Al confronto-scontro con i sindacati, Maroni si era preparato in un summit con Berlusconi e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Sicuro di riceverne l’appoggio. Il vertice era stato chiesto dalle confederazioni per convincerlo a rinunciare a una riforma che tutti, premier in testa, considerano qualificante: la sospensione «sperimentale», per quattro anni e per casi limitati, dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che impone alle aziende la riassunzione dei dipendenti licenziati senza giusta causa. Un reintegro che il governo vuole sostituire, attraverso una legge delega già approvata dal Consiglio dei ministri, con indennità in denaro, come in tutta Europa. Un tabù invece da difendere a ogni costo, secondo la Cgil.

Per l’esecutivo si tratta di una riforma strategica. «Il primo passo per introdurre un po’ di flessibilità» spiega Maurizio Sacconi, il sottosegretario al Lavoro che ha materialmente scritto il testo della legge. «In Italia il tasso di occupazione è del 53,5 per cento. Noi vogliamo avvicinarlo almeno al 63 del resto d’Europa; ma non dimentichiamo che negli Usa e in Gran Bretagna è al 74».

Ecco, in un breve decalogo, che cosa prevede la legge.



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STATUTO DEI LAVORATORI – LA BATTAGLIA SULL’ARTICOLO 18



ATTUALITÀ
STATUTO DEI LAVORATORI – LA BATTAGLIA SULL’ARTICOLO 18



Lavorare all’europea, sindacati permettendo

Per quattro anni, soldi invece dell’obbligo di riassunzione. È l’idea del governo per le piccole imprese e per eliminare sommerso e contratti precari. Funzionerà? Ecco le cifre.


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RENZO ROSATI
23/11/2001
Che cos’è il risarcimento
È la corresponsione di un’indennità che, in caso di licenziamento senza giusta causa, sostituisce l’obbligo di reintegro disposto dal giudice del lavoro. L’entità è ancora da stabilire.

A chi si applica

Sempre nel settore privato, a tre categorie di dipendenti: a quelli di aziende sommerse che decidano di riemergere; a quelli che si vedano trasformati contratti a scadenza in rapporti a tempo indeterminato; a quelli di aziende che vogliano superare la soglia di 15 dipendenti (al di sotto non vale lo Statuto dei lavoratori): per evitare assunzioni fittizie si escludono gli occupati per il primo biennio.

Chi può sceglierlo volontariamente

Oltre a questi tre casi, per qualunque licenziamento senza giusta causa sarà possibile ricorrere a un arbitrato che decida tra reintegro e risarcimento; entrambe le parti, lavoratore e azienda, dovranno essere d’accordo nel ricorso all’arbitro anziché al magistrato.

Che cos’è l’arbitrato

Una procedura scelta di comune accordo tra azienda e dipendenti; sul modello francese e tedesco, uno o più arbitri super partes stabiliscono se si abbia diritto al reintegro nel posto o all’indennità in denaro.

Quanto dura e quando entra in vigore

La sperimentazione è prevista per
«non oltre quattro anni» dalla emanazione dei decreti. Poi si verificheranno i risultati e «l’opportunità o meno di ulteriori e più durature modifiche». Quanto all’entrata in vigore, il Consiglio dei ministri ha approvato giovedì 15 una legge delega. Il provvedimento dovrà essere approvato dal Parlamento, a partire da gennaio. Una volta ottenuto il sì delle Camere, il governo avrà un anno per varare i decreti di attuazione. Sacconi prevede: «Dovremmo farcela entro fine 2002. In pratica le norme cominceranno a essere sperimentate dall’inizio del 2003».


Il Parlamento può modificare la legge
È l’ipotesi sulla quale si punta per evitare scontri più aspri. Ma Palazzo Chigi e ministero del Lavoro vogliono evitare uno snaturamento che intacchi il principio della sperimentazione.

Il rebus del sommerso

Su un punto governo, centri studi e buona parte dei sindacati sono d’accordo: non riguarderà molti lavoratori. Per il resto è un rebus. Il ministero del
Welfare stima in 890 mila i dipendenti del sommerso. «Si tratta» dicono nello staff di Maroni «di calcoli fatti in base ai dati dell’ultimo censimento Istat dell’industria, che risale al 1996». Quello nuovo è tuttora in corso.

Ma il Censis ha appena fornito una propria elaborazione: in totale i lavoratori irregolari sarebbero 3.846.000. Buona parte non sono dipendenti: il Censis calcola 598 mila persone in «servizi domestici presso famiglie», 376 mila in «attività immobiliari, noleggi e attività professionali», altri 417 mila in «agricoltura e pesca», 397 mila in «alberghi e pubblici esercizi», 333 mila nel «commercio all’ingrosso, dettaglio e riparazioni», e 233 mila in «altri settori». Due milioni 354 mila persone occupate in prevalenza in imprese individuali o familiari. Ne rimarrebbero, sempre per il Censis, un milione e 100 mila in trasporti, comunicazioni, industria manifatturiera, costruzioni, servizi sociali e pubblici.

Esigua minoranza

Le cifre non divergono poi di molto.
«Comunque» dicono al ministero «la stragrande maggioranza lavora in aziende sotto i 15 dipendenti dove in caso di licenziamento la legge prevede già ora solo il risarcimento. I lavoratori di aziende sopra i 15 dipendenti coinvolti dalla nuova legge sono stimabili quindi in un’esigua minoranza». In concreto? Basta un dato: tra le aziende emerse, che cioè pagano tasse e contributi, il 94 per cento ha meno di 15 dipendenti. In altri termini, solo per il 6 per cento di tutte le imprese italiane vale lo Statuto dei lavoratori e il conseguente obbligo di reintegro in caso di licenziamento. Se questa percentuale si applicasse ai dipendenti del sommerso, e se tutti volessero emergere, da 53 mila a 66 mila sarebbero i lavoratori interessati dalle nuove norme.


D.Brogiomi
Sergio Cofferati, 53 anni, leader della Cgil: ha benedetto lo sciopero dei metalmeccanici in dissenso da Cisl e Uil.
Addio contratto a termine
Cifre certe esistono invece per la seconda categoria coinvolta: i lavoratori a tempo determinato che, nelle intenzioni del governo, si dovrebbero
«stabilizzare» grazie alla sospensione dell’obbligo di riassunzione in caso di licenziamento. Sono (luglio 2001) 1.639.000. La percentuale di passaggi al contratto a tempo indeterminato è stata nell’ultimo anno del 12,5 per cento. Se questo trend restasse costante nei prossimi 12 mesi passerebbero al contratto fisso 200 mila lavoratori. Cifra che, con l’incentivo offerto alle imprese dalle nuove norme, potrebbe al massimo raddoppiarsi.

Le aziende faranno la loro parte?

Sul terzo fronte, quello della crescita delle aziende, tutto è affidato alle intenzioni. Degli industriali. Finora la Confindustria e il suo presidente, Antonio D’Amato, hanno denunciato il vincolo dell’articolo 18 come un impedimento alla crescita. «Con lo Statuto dei lavoratori, che prevede l’obbligo di riassunzione quando si superano i 15 dipendenti, 3 milioni 400 mila aziende italiane sono condannate al nanismo» dice D’Amato. Ora gli industriali hanno la possibilità di dimostrare che vogliono realmente il contrario.



I «ragazzi» di via Veneto
Chi c’è e chi decide negli «staff meeting» di Maroni
Lo «staff meeting», così lo chiama Roberto Maroni, si tiene ogni martedì mattina in un palazzo di via Veneto di fronte all’ambasciata Usa. Era l’ufficio del ministro della Solidarietà sociale, Livia Turco; ora è il quartier generale di Maroni. Lì si elaborano le decisioni su occupazione e pensioni. Partecipano sempre due dei quattro sottosegretari: Maurizio Sacconi (Forza Italia) e Alberto Brambilla (Lega). Sacconi, già numero due di Giuliano Amato e Guido Carli al Tesoro, poi a capo dell’agenzia Onu per il lavoro, ha la delega per l’occupazione. Brambilla, ex consigliere dell’Inps e responsabile dei fondi pensione di Banca Intesa, quella sulla previdenza.
Il manager del ministero è
Angelo Bolaffi, provenienza Cgil, poi con Gianni De Michelis alla Farnesina e con la stessa Turco. Maroni lo ha messo a capo dei dipartimenti lavoro e politiche sociali. Più un’équipe di esperti: Paolo Sestito, ex Banca d’Italia, monitora i dossier di Istat, Bankitalia e di centri studi internazionali. Marco Biagi, docente di diritto del lavoro, tra gli artefici del patto per l’occupazione di Milano; Paolo Reboani, dell’Isae, l’istituto diretto da Fiorella Kostoris, il più indipendente pensatoio economico.



 
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