Lavatrice nuova e patatine ai gigli la domenica formato famiglia

08/02/2010

Giacomo, sei anni, sta seduto sopra una lavatrice ancora impacchettata nel cellophane e issata sul carrello a due ruote che suo padre sta spingendo verso il parcheggio. Dall´alto di quel bianco trono strilla di felicità, oggi ci si diverte, si mangia al McDonald´s, col megadispenser del ketchup sul tavolo da usare a volontà, niente scuola ma anche niente pranzo dai nonni, oggi siamo liberi. Oggi, si compra! I Gigli, ore 12 di domenica 7 febbraio, la prima del mese, l´unica in cui il centro commerciale di Capalle funzioni come gli altri giorni. L´azienda ne vorrebbe quattro su quattro di aperture domenicali, per ora il Comune di Campi tiene duro ma chissà come andrà a finire quando termineranno gli incontri in corso tra istituzioni, sindacati e categorie economiche. Il presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini ha già messo le mani avanti: bastano le deroghe già consentite, esagerare con lo shopping selvaggio non è un segnale di maggior benessere della società. E poi, diciamolo, le famiglie nel settimo giorno potrebbero fare anche cose più interessanti.
«Più interessanti in che senso?», chiede stupito Christian Gatti, 35 anni, commercialista di Perugia. «Non venivo qui da un secolo e non passo nei centri commerciali ogni domenica ma neppure mi sembra un giorno da vietare allo shopping. Io lavoro dalle 9 alle otto di sera, se voglio comprarmi un paio di scarpe e una camicia devo per forza cercare posti aperti di domenica. Oggi sono ai Gigli, una settimana fa ero a Gubbio, insomma non mi considero un disperato che non sa dove sbattere la testa». Christian è una voce in mezzo alla folla, anzi per farsi sentire è costretto pure ad alzarla la voce. Fuori c´è il sole ma tutti corrono dentro, la gente entra a frotte, alla cassa del bar la coda è estenuante, i carrelloni del supermercato Panorama sono parcheggiati fuori dai negozi, spesso con bambino a bordo in attesa dei genitori a caccia di saldi, a occhio e croce le famiglie cinesi coprono il 40 per cento del totale, una giovane mamma pencolante su tacco 12 strattona il figlioletto mascherato da Avatar sibilandogli "cammina che sono abbastanza stressata", un anziano si schianta sfinito su una panchetta spartitraffico umano e subito viene sepolto dai pacchetti che figli e nipotino gli piazzano addosso per continuare a girare più leggeri. Nella libreria Mondadori va un po´ meglio: «Di domenica vediamo la stessa gente che viene anche durante la settimana», raccontano due commesse, «però anche tante altre persone che arrivano da fuori, Montecatini, Pisa, Lucca. E poi ci sono i ragazzini, tantissimi, soprattutto il pomeriggio, molti restano a cena, fanno mezzanotte, si vede che nei loro paesi non c´è niente da fare». Ma la domenica si vende di più? «Come gli altri giorni», dicono a Media World, «con la differenza che per gli acquisti importanti, tipo la tv o il cellulare, le famiglie vengono al completo». Unite in nome dello shopping? «Noi veniamo da soli», giurano Marco e Elvira, fidanzatini di Campi avvinghiati uno al piumino dell´altro. Cercano il regalo per San Valentino, qui impazzano cuscini a cuore e ciondoli d´argento «ma quelli», dice Elvira, «costano troppo». Crisi o non crisi restiamo un popolo di consumatori. Magari solo "guardoni", consumatori della domenica