Lavapiatti e cucitori di borse ecco l´esercito dei bimbi operai

30/04/2003
       
       
      Pagina 35 – Economia
       
       
      Sono 144 mila sotto i 15 anni. In testa il Nord-Est.Nasce l´osservatorio della Fondazione Banco Napoli
      Lavapiatti e cucitori di borse ecco l´esercito dei bimbi operai
              Lavorano anche nei campi, a cottimo nelle fabbriche di camicie o come commessi. Il caso dei "muschilli"


              RICCARDO DE GENNARO

              ROMA – Fanno i lavapiatti nei ristoranti, i commessi nei supermercati, gli operai negli scantinati dove cuciono borse false o camicie, lavorano nei campi, guidano e guardano le greggi o, ancora, vengono arruolati dalla camorra come «muschilli», i «moscerini» che consegnano le bustine di droga. I bambini tra i 7 e i 15 anni che lavorano in Italia sono – stando all´Istat – 144mila, il 3,1 per cento della popolazione infantile di questa fascia d´età (nel 2002 sono stati 1.500 i minori sorpresi al lavoro durante i controlli dei carabinieri). Il dato Istat, tuttavia, è largamemente sottostimato: non comprende, in particolare, i bambini rom, che vendono rose nei ristoranti e chiedono l´elemosina nei centri delle città e, più in generale, i minori stranieri (i bambini cinesi vanno tutti a scuola, ma poi aiutano la famiglia nel ristorante o nei negozi). Non sono «intercettati», inoltre, perché «invisibili», tutti quei bambini che gli stessi genitori occupano nei laboratori domestici.
              Durante la presentazione del nuovo Osservatorio sul lavoro minorile della Fondazione del Banco di Napoli, ieri a Roma, è stato stimato che tra quei 144mila bambini al lavoro, il 21,8 per cento è sottoposto a un vero e proprio sfruttamento, vale a dire ore e ore di lavoro al giorno sotto la minaccia delle percosse, senza pause, come nell´Ottocento di Dickens: di questi 31.500 bambini sfruttati, 12.300 fanno un lavoro continuativo, 19.200 sono utilizzati in lavori non continuativi. La maggior parte dei minori sotto i 15 anni è occupata nel commercio: uno su tre (il 33 per cento) lavora in un bar, in un ristorante, in un albergo o in un negozio. Il 21 per cento lavora in casa sua o di qualche parente, il 14 per cento (ma il 28,8 per cento dei più piccoli, tra i 7 e i 10 anni) nei campi, l´11,8 per cento nelle fabbriche e nei cantieri edili.
              Nella drammatica vicenda del lavoro minorile s´incontrano da un lato la ricerca di manodopera a basso costo, priva di diritti e forza rivendicativa, dall´altra la necessità di un lavoro anche per i figli-bambini da parte delle famiglie povere al Sud o di due braccia in più nella bottega di famiglia nel Nord-Est. A questo proposito, le conclusioni dell´Osservatorio della Fondazione Banco di Napoli coincidono in larga parte con quelle dell´Ires-Cgil, che due anni fa – in un corposo studio – parlò di 400-500 mila minori al lavoro in Italia, sottolineando che nel Nord-Est i minori scelgono di abbandonare la scuola e lavorare perché vogliono fare soldi presto, mentre nel Mezzogiorno è la famiglia che spinge il bambino a lavorare per un problema di sussistenza. Il nuovo «osservatorio» ha l´obiettivo di tenere continuamente sotto controllo il fenomeno: entro luglio dovrebbe essere pronto il primo rapporto sul lavoro minorile in Italia, entro ottobre quello con i dati internazionali. Nel frattempo, la Fondazione ha attivato un numero verde (800.900.904) per raccogliere eventuali denunce.