L´avanzata nella nebbia del nuovo Dpef (M.Riva)

24/07/2003

giovedì 24 luglio 2003
 
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L´avanzata nella nebbia del nuovo Dpef
          MASSIMO RIVA

          Il terzo Dpef del ministro Tremonti sembra già avviarsi verso un destino ancor più inglorioso dei due precedenti. Questi ultimi sono serviti a dimostrare la totale inaffidabilità delle stime governative, soprattutto su un dato essenziale: la crescita economica. Basti dire che ancora lo scorso anno si prevedeva un aumento del Pil per il 2003 nella misura del 2,9 per cento e, quindi, un deficit dello 0,8. Adesso si riconosce che, nel primo caso, si arriverà allo 0,8 (oltre due punti in meno) e nel secondo caso al 2,3 (quasi tre volte tanto). Anche se gli esperti del Fondo monetario hanno appena corretto perfino queste previsioni ridimensionate, ipotizzando un modestissimo 0,6 per cento per la crescita del Pil e un minaccioso 2,75 per il rapporto deficit/Pil.
          Ma, se i primi due Dpef tremontiani erano scritti sull´acqua, quello di quest´anno appare regredito allo stato gassoso. Sebbene le stime di crescita e di disavanzo si siano fatte (finalmente) un po´ più caute, una fitta nebbia nasconde il cammino che si vorrebbe seguire per raggiungere i traguardi dichiarati. Al punto che lo stesso relatore di maggioranza si è detto impotente ad esprimere un parere «su un documento che omette – sono parole testuali dell´on. Falsitta di Forza Italia – «una puntuale definizione degli interventi e delle misure per conseguire gli obiettivi programmatici che esso stesso delinea». Una bocciatura senza precedenti da parte di un relatore che lavora in nome e per conto della maggioranza di governo.
          Peccato che con questa premessa liquidatoria l´on. Falsitta eviti la parte forse più ingrata del suo compito: quello di esprimere un giudizio sui pochi punti intellegibili del fumoso testo tremontiano. Primo: l´annuncio che, ancora una volta, si ricorrerà a mani basse (due terzi della manovra complessiva) a quella pratica delle misure una tantum che drogano i saldi del bilancio pubblico senza tapparne i buchi. Come Unione europea e Fondo monetario non si stancano di far presente, invano. Secondo: la spudorata ammissione di un ulteriore peggioramento dell´avanzo primario, cioè di quel surplus delle entrate rispetto alle uscite senza interessi che costituisce l´indicatore più eloquente dello stato di salute della finanza pubblica.


          La previsione è che sarà dimezzato il tesoretto accumulato in proposito dalla rimpianta gestione Ciampi. Terzo: la malcelata confessione che anche il processo di rientro dal debito pubblico subirà un rallentamento per cui difficilmente si scenderà sotto quota 105 per cento rispetto al Pil.
          Al riguardo fa presto il ministro dell´Economia a gloriarsi della medaglia consegnatagli dal Fondo monetario con il riconoscimento che l´Italia è l´unico fra i grandi paesi di Eurolandia a non infrangere (per ora) il tetto del tre per cento al deficit pubblico. Purtroppo, c´è un rovescio della medaglia, che è assai meno rilucente. Basti calcolare che, pur infrangendo questo limite, Francia e Germania forse arriveranno a un debito nell´ordine del 60/61 per cento dei rispettivi Pil: in ogni caso 45/44 punti percentuali in meno dell´Italia, che fanno una differenza semplicemente abissale in termini di spesa per interessi sul debito medesimo.
          Certo, sarà l´articolato della Legge Finanziaria di fine settembre a mettere in chiaro mezzi e fini della terza manovra economica tremontiana. E c´è da scommettere che non mancherà qualche altra sgradevole sorpresa: magari una bella sanatoria edilizia fatta pudicamente proporre per via parlamentare, così come si fece lo scorso anno per il condono fiscale. Gli sconciatori del Bel Paese saranno incoraggiati a proseguire la loro opera devastatrice, ma la politica del tirare a campare, che sta caratterizzando questo triennio di gestione Tremonti, ne ricaverà una nuova boccata d´ossigeno per rinviare la resa dei conti con una realtà economica generale e finanziaria domestica con la quale il ministro insiste a non prendere le misure.

          E qui siamo al problema dei problemi, che anche le polemiche su quest´ultimo Dpef rischiano di oscurare. A ostacolare l´opera di risanamento dei conti pubblici in questi anni non è stata tanto la frenata generale della congiuntura mondiale, quanto il fatto che l´attuale governo dapprima ha fatto finta di non vedere che la realtà si muoveva contro le sue illusioni continuando a diffondere il miraggio di una ripresa inesistente e ora sta furbescamente tentando di rovesciare le colpe dei suoi fallimenti sul peggioramento dell´economia internazionale. Il caso del ministro Tremonti in proposito è esemplare.
          L´11 settembre 2001, con l´attentato alle Twin Towers, il mondo intero capì che si apriva una fase di gravi incertezze anche sul terreno dell´economia.
          Una ventina di giorni dopo, il ministro dell´Economia presentò al Parlamento una manovra finanziaria che non si discostava di una virgola dalle stime fatte prima della tragedia di New York. Ma solo da poco lo stesso Tremonti sembra aver registrato il contraccolpo di quel drammatico evento al puro fine di giustificare le sue difficoltà di gestione. Una caso analogo si sta ripetendo con le invettive tremontiane contro la pericolosità della concorrenza del «made in China». Pechino è entrata nel Wto (l´organizzazione mondiale del commercio) l´11 novembre 2001 e tutti hanno compreso al volo che questo fatto avrebbe modificato profondamente gli equilibri degli scambi internazionali.
          Tremonti ci è arrivato appena qualche settimana fa, per giunta avanzando proposte di chiusura delle frontiere che potrebbero danneggiare seriamente gli investimenti italiani sul quel grande mercato.
          Isteresi (che non c´entra per nulla con isteria come si potrebbe arguire con malizia pensando a certe impennate del ministro dell´Economia) è il preciso termine tecnico che definisce questa sistematica propensione a registrare la realtà in ritardo. Oggi la cosa più utile da fare per i conti pubblici è porre urgente rimedio all´isteresi del ministro Tremonti.