L’autunno «nero» pesa sui consumi

19/09/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Le catene della grande distribuzione e i dettaglianti si preparano ad affrontare un repentino calo degli acquisti da parte delle famiglie

    L’autunno «nero» pesa sui consumi
    Al momento nessun fenomeno di accaparramento – Il caso precedente: la guerra del Golfo
    Vincenzo Chierchia
    MILANO – Nervi saldi e iniezioni di fiducia, ma le imprese della distribuzione sanno bene che stanno camminando sull’orlo del baratro. Tutto dipenderà dagli avvenimenti dei prossimi giorni, ma, come molti avvertono, ci si potrebbe trovare in una situazione in cui si incastrino il decollo dell’euro e i pesanti contraccolpi sui consumi e sulla fiducia delle famiglie (si teme anche il riaccendersi dell’inflazione) derivanti dall’aggravarsi dell’emergenza terrorismo e dal via ad azioni militari in Asia. E così tutti i gruppi distributivi e le principali imprese del largo consumo, soprattutto quelle che realizzano prodotti di prima necessità (alimentari soprattutto) stanno studiando e valutando piani per far fronte a situazioni di grave crisi. Il ricordo di quello che accadde durante la guerra del Golfo e lo spauracchio della corsa all’accaparramento da parte dei consumatori americani (seguita da violenti crolli nei trend di spesa delle famiglie) tengono le imprese con il fiato sospeso. Grandi catene distributive e industrie hanno iniziato un confronto sulle soluzioni operative per evitare il peggio, che in questi casi potrebbe dire svuotamento rapidissimo dei negozi, come avvenuto in Usa nei giorni scorsi, ossia accaparramenti selvaggi, come paventato dal presidente di Confcommercio, Sergio Billè. Una situazione che metterebbe in crisi l’intero sistema distributivo italiano, abituato ad avere stock limitati, e che obbligherebbe le imprese a cambiare i cicli produttivi. Ebbene ci si sta già preparando al peggio, anche se in Italia l’orizzonte al momento non è cupo. Di sicuro c’è però il fatto che le attese sui consumi oggi sono al ribasso (la crescita attesa è intorno all’1,8% quest’anno, ma potrebbe essere inferiore), mentre si incrociano le dita per l’autunno e il decollo dell’euro. Insomma, l’attenzione è alta e anche le società di ricerche di mercato, Information resouces in prima linea, come sottolinea Sabino Gravina (client service director), sono mobilitate per monitorare la situazione. «Sicuramente siamo in una fase di stanca – sottolinea Riccardo Francioni, direttore generale del gruppo Selex – e i prossimi mesi non saranno facili. Non siamo ancora in una situazione di allarme, ma stiamo in guardia». «Oggi non c’è panico in Italia – aggiunge Paolo Ricotti, amministratore delegato del gruppo Coin – ma con uno scenario di guerra gli atteggiamenti di consumo cambierebbero. È prevedibile un taglio alle spese e difficoltà per i prodotti di fascia alta». Monitoraggio attento da parte di Esselunga, con la consapevolezza che le scorte di magazzino sono programmate per un periodo di due settimane in media. «Al momento non siamo in una situazione di crisi, ma siamo in grado di intervenire – sottolinea Camillo De Berardinis, amministratore delegato del gruppo Conad – certo se la crisi si prolunga potrebbero esserci però tensioni sulle materie prime e contraccopli sui consumi». Alla Coop sono già pronti a fronteggiare un’eventuale emergenza. «Disponiamo di 21 centri di distribuzione per i punti vendita – spiega Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia – e in 48 ore può essere dispiegato il piano operativo di emergenza per una gestione anomala degli stock. Da parte dell’industria di largo consumo abbiamo già verificato l’impegno a mettere in campo piani straordinari per i rifornimenti. Comunque la situazione oggi è tranquilla, preoccupa più l’autunno. Faremo tesoro dell’esperienza della guerra nel Golfo. Semmai il problema principale oggi è dato dalla concomitanza dell’avvio dell’euro e dalla necesità di affrontare questo impegno in una situazione di stabilità, mentre ci sono nubi sui consumi». Pertanto, le associazioni Ancc-Coop e Ancd-Conad hanno richiesto ieri ufficialmente al Governo un rinvio dell’applicazione della disciplina sulle vendite sottocosto per non complicare la già impegnativa adozione dell’euro, in una situazione di apprensione per i consumi delle famiglie (una soluzione in sintonia con Confcommercio e Confindustria, mentre Confesercenti dissente). Le due maggiori catene della distribuzione italiana hanno chiesto all’Esecutivo di posticipare ad aprile l’efficacia del regolamento, prevista per il 25 ottobre, per consentire al mondo distributivo di dedicarsi esclusivamente al cambio della moneta senza dover predisporre i complessi adeguamenti contrattuali e commerciali insiti nella nuova normativa. E soprattutto si eviterebbe il cumulo di due fattori con potenziali effetti inflattivi.
    Mercoledí 19 Settembre 2001
 
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