L’autunno nel motore dei sindacati

25/09/2003





 
   
25 Settembre 2003




 

L’autunno nel motore dei sindacati
Oggi l’incontro a palazzo Chigi sulle pensioni e la finanziaria. Berlusconi sfida Cgil, Cisl, Uil: «Lo sciopero generale? Un atto dovuto, senza conseguenze». La replica di Epifani, Pezzotta, Angeletti: «Non un sol giorno ma tre mesi di mobilitazione»
CARLA CASALINI


Non svanirà nello spazio di un mattino la risposta dei sindacati a Berlusconi. «Se le cose non ci piaceranno, siamo pronti a tre mesi di mobilitazione, compreso lo sciopero generale», avverte il leader della Cisl Savino Pezzotta, «sì uno sciopero generale e una mobilitazione unitaria la più estesa possibile», gli fa eco il segretario della Cgil Epifani; e Luigi Angeletti segnala: «c’è una bella manifestazione già organizzata il 4 ottobre», il corteo dei sindacati europei a Roma. Oggi pomeriggio si apre il «tavolo» del governo con i sindacati e poi con la Confindustria, su finanziaria e pensioni, ma già lunedì il consiglio dei ministra le approverà entrambe. Dov’è il tempo per apparecchiare quel tavolo, criticano sarcastiche Cgil, Cisl, Uil, e anche gli industriali, per parte loro, denunciano «il merito e il metodo». Il governo è incartato, sulle pensioni si riproducono a catena le divisioni nella maggioranza: deve venire il premier, ha implorato a un certo punto il ministro del welfare. E Berlusconi da New York ha risposto: nessun problema, arrivo io e sistemo tutto.

Sia chiaro, «la riforma delle pensioni si farà, la strada è già tracciata e non si torna indietro». Il Cavaliere ci metterà mano già da oggi, al suo ritorno in Italia, e garantisce che che produrrà pace tra i suoi, «siamo sempre riusciti a trovare un accordo», pur se non è facilissimo, «presi in mezzo tra Confindustria e sindacati».

Nessuna illusione, sarà una «riforma strutturale», quella delle pensioni: «la scelta è obbligata, l’Europa lo vuole». Il richiamo all’Unione è falso sul merito, perché l’Italia la previdenza l’ha già ristrutturata, e i conti sono a posto – come confermato anche dall’indagine governativa. Ma ha un fondamento pesante per quanto riguarda il dissesto italiano: in Europa, all’ecofin, il ministro Tremonti non potrà nascondere l’indebitamento, e la sfilza di una tantum a tampone che anche stavolta la finanziaria delle destre presenterà all’esame europeo. Per questo, c’è da offrire in cambio una «riforma strutturale», insiste Berlusconi: così «l’Italia non sarà declassata» dalle aziende di rating.

Ai sindacati il premier reagisce spavaldo: desidera la «pace sociale», ma non si spaventerà per «uno sciopero generale» dei sindacati: fa parte del «loro mestiere» e «non andrà al di là di una presa di posizione quasi dovuta».

Minore sicurezza mostrano i suoi ministri, da An al responsabile del welfare, che insiste: una via si troverà; e ieri ha rassicurato – «i diritti non saranno toccati» – anche su eventuali provvedimenti per le pensioni di invalidità civile, di cui l’Inps denuncia l’aumento: 156.122 in più nel 2002 rispetto all’anno prima.

Maroni fa capire quale «via» si può trovare per «modificare» la legge delega del governo sulla previdenza: un accordo è facile sull’«obbligo» per i lavoratori – avversato da tutti i sindacati – di dare soldi dalle loro liquidazioni per i Fondi pensione; e lo si può trovare anche sull’altro punto bocciato: la decontribuzione per «i nuovi assunti», che implicherebbe la fine garantita della previdenza pubblica.

Ma che fare sull’innovazione «strutturale» di Tremonti? Nel 2008 saranno cancellate le pensioni di anzianità, costringendo tutte e tutti a stare al lavoro fino a a 60 e 65 anni di età, a meno che non riescano a mettere insieme ben 40 anni di contributi versati – senza distinzione tra lavori usuranti e non. Maroni ci riprova: propone «distinzioni», «calendari» graduali dal 2008 in poi. Non si sa se presenterà un documento all’incontro di oggi, o illustrerà a voce le sue proposte ai sindacati: certo tenterà di proseguire il «dialogo» il più a lungo possibile, anche oltre la scadenza di lunedì, data nella quale – lui stesso deve confermarlo – il consiglio dei ministri approverà insieme e la finanziaria e la delega sulle pensioni.

Berlusconi ostenta «ottimismo», ma il pifferaio di Arcore ha perduto l’incanto. «Risponderemo al governo in tempo reale», ribadiscono i dirigenti di Cgil, Cisl, Uil ( diverse le loro valutazioni sulla manovra complessiva, all’unisono sulle pensioni): forse riuniranno le segreterie unitarie lunedì stesso per decidere, c’è già chi avanza, all’occorrenza, una data di sciopero attorno al 20 ottobre; il 4 c’è l’appuntamento dei sindacati europei (così come del movimento), in difesa dello stato sociale nell’Unione.