L’autunno dei contratti: Cgil alla prova

10/09/2002

      10 settembre 2002



      L’autunno dei contratti: Cgil alla prova
      Per il salario, «inflazione reale, e produttività di settore». Voto dei lavoratori. Conquista dei diritti sul campo


      CARLA CASALINI


      Per un decennio «politica dei redditi» ha significato freno ai redditi più bassi, da parte dello stesso sindacato, in nome degli «interessi generali del paese» ossia, come facilmente sospettabile, a vantaggio dei redditi dei più forti e dei profitti. Ieri, la segreteria della Cgil ha aperto il direttivo nazionale – prima puntata sul rinnovo dei contratti, dal pubblico impiego al commercio, ai metalmeccanici – assumendo la «politica dei redditi» più bassi come proprio problema e ammettendo lo sconquasso del passato decennio. Lo ha detto Guglielmo Epifani – che il 21 subentrerà a Sergio Cofferati, salutato quel giorno a Roma da 2500 delegati al palazzetto dello sport. E Carla Cantone, illustrando la nuova posizione del sindacato, sul punto non glissa: «Nel settore industriale negli ultimi 7/8 anni la produttività è stata del 17/18%, andata unicamente ai profitti, mentre quasi nulla (circa lo 0,3%) è stato destinato alla contrattazione», dunque a salari e stipendi.

      L’obiettivo, oggi, è perciò «tutelare le retribuzioni», rifiutando il tasso di inflazione programmata e considerando, invece, «l’inflazione reale»; e in più, diviene parola d’ordine per tutta la Cgil rivendicare per il salario anche «la redistribuzione di una quota significativa della produttività di settore attraverso i contratti nazionali».

      Fu, questo, uno dei punti cruciali della piattaforma del passato contratto dei metalmeccanici riguardo al salario, della lotta della Fiom in difesa del contratto nazionale, e a sostegno del diritto dei lavoratori a votare una volta che la piattaforma unitaria fu disattesa da Fim e Uilm, che andarono all’accordo separato con gli imprenditori della Federmeccanica. Ieri, la Cgil ha ribadito la difesa degli attuali due livelli contrattuali. E ha sostenuto la priorità della «democrazia», la decisione ultimativa sugli accordi fatti dal sindacato rimessa ai lavoratori, a seguire il loro voto sulle piattaforme iniziali.

      E’una questione sulla quale i fatti dovranno confermare le parole, giacché in gioco c’è la possibilità, o meno, di confezionare piattaforme contrattuali unitarie con Cisl e Uil – esito dubbio, come dimostrò, appunto, la vicenda metalmeccanica. Per ora «la Cgil chiederà a Cisl e Uil di elaborare regole condivise per far partecipare i lavoratori alle scelte che li riguardano». Altrimenti? Non si dice.

      Sul costo della vita, la Cgil rifiuta l’inflazione programmata» – da sempre, per la verità, è una cifra convenzionale, da sempre è lontana non solo dall’inflazione reale, ma anche da quella «attesa» stimata dagli istituti italiani e internazionali. Oggi la Cgil dice: «il tasso programmato dell’1,4% fissata nel Documento di programmazione non sta in piedi». Ma, anche se il governo per caso l’alzasse «a 1,7, 1,9% il problema salariale rimane, c’è una questione di politica generale dei redditi che è stata calpestata».

      Dalla segreteria nazionale, Gian Paolo Patta ribadisce: «i rinnovi dei contratti nazionali dovranno basarsi sull’inflazione reale e sulla produttività media del settore», e attacca il governo per il «blocco» sui contratti opubblici. L’inflazione «programmata» comporterebbe infatti «una diminuzione delle retribuzioni reali in un momento in cui redditi da lavoro e pensioni subiscono un’inflazione effettiva maggiore di quella rilevata dall’Istat».

      Patta evoca l’ammanco nei dati sui prezzi forniti all’Istat dai comuni, che falsa al ribasso quel 2,4%, dato ufficiale di inflazione attuale. Lo denunciano le Associazioni dei consumatori riunite nell’Intesa, che hanno invitato a uno «sciopero del consumo per il 12 settembre», che tra gli altri ha ricevuto anche il sostegno della Cgil.

      Da ultimo, il tema fondamentale, e delicato, dei «diritti indisponibili», dalla difesa dell’art. 18 alla lotta alla precarizzazione: «si tratta di intrecciare la campagna sui diritti, la legge di iniziativa popolare, con la tutela dei diritti oggi nel contratto», sottolinea Cantone. La delicatezza sta proprio nel riuscire a difendere «i diritti» nel «contratto»: prova dei fatti ineludibile per un sindacato. La Fiom chiama al voto il 16 il comitato centrale sulla bozza di «piattaforma metalmeccanica».