Laureati sempre meno garantiti più disoccupati e stipendi bassi

18/03/2010

ROMA – Un tempo la laurea era sinonimo di lavoro sicuro. Da qualche anno è cambiato tutto. E con la crisi economica la situazione si è complicata. Aumenta la disoccupazione anche per chi si è laureato nei corsi ritenuti "forti": Economia e commercio, Ingegneria, Medicina. Un crollo che varia dal 7 al 10 per cento rispetto al 2008. Ed anche per quelli che un posto l´hanno trovato, la busta paga non supera in media i 1200 euro. Il poco incoraggiante panorama è illustrato nella ricerca del Consorzio Almalaurea, presentata ieri nella sede della Conferenza dei rettori, che ha coinvolto 210 mila laureati.
«Una delle principali arene su cui si gioca il futuro dell´Europa e dell´Italia – afferma il professor Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea e docente a Bologna – è quella in cui si forma e si utilizza il capitale umano. Evitiamo catastrofismi, ma anche la politica dello struzzo, altrimenti quando la crisi sarà passata ci troveremo con sempre più giovani laureati senza futuro».
Rispetto alla precedente rilevazione, tutti i tipi di laurea esaminati hanno manifestato bruschi segnali di frenata della capacità di essere assorbiti dal mercato del lavoro: tra i laureati di primo livello il tasso di occupazione è sceso di quasi 7 punti percentuali, il 62 rispetto al 69 per cento dell´anno scorso. Le difficoltà sono confermate anche dalle richieste di laureati inoltrate dal mondo produttivo alla banca dati AlmaLaurea: il primo bimestre 2010, rispetto al corrispondente bimestre dell´anno precedente, mostra un calo nelle richieste di laureati del 31 per cento. Una contrazione della domanda superiore a quella dello stesso periodo dell´anno precedente e che coinvolge la quasi totalità dei percorsi di studio, anche quelli solitamente al vertice dell´occupazione: meno 37 per cento nel gruppo Economico-statistico, meno 9 in Ingegneria.
Quali rimedi allora? Ampliare la platea dei laureati. È il suggerimento che arriva dai rettori per far uscire il Paese dalla crisi. «Purtroppo anche nell´Università – ha dichiarato il presidente della Conferenza dei rettori, Enrico Decleva, – si riflette la crisi più generale che il Paese sta attraversando. Una crisi che ha raggiunto il capitale umano meglio formato in misura preoccupante, anche se più tardi e in modo più modesto. Ampliare la consistenza dei giovani laureati costituisce l´antidoto migliore per portare il Paese fuori dalla crisi riposizionandolo a livello internazionale. I risultati che giungono dalle immatricolazioni all´università nell´anno accademico in corso, per quanto contrassegnate da un noto calo demografico, testimoniano – ha concluso – della fiducia che viene riposta in una più elevata preparazione, seppure con squilibri evidenti tra diverse aree geografiche».