“LaStoria” Salotto all’italiana: top manager tutti «parenti»

29/03/2007
    giovedì 29 marzo 2007

    Pagina 34 – Economia

    il caso
    Uno studio sui nomi ricorrenti nei cda chiave

      Salotto all’italiana
      I top manager sono tutti “parenti”

      Francesco Manacorda

      MILANO
      l capitalismo italiano? Ha quattro gradi di separazione e raramente di più. Chi ha già visto il film «Sei gradi di separazione» o ha sfogliato le ricerche del sociologo statunitense Stanley Milgram sa già di che cosa si tratta: secondo la teoria si può sempre trovare un collegamento tra due persone qualsiasi al mondo con sei «passaggi» – al massimo – da un individuo all’altro.

      Una teoria che applicata al mondo dei consigli di amministrazione delle società quotate italiane, come ha fatto la società di consulenza Casaleggio e Associati in uno studio, mostra che «ogni consigliere può relazionarsi con un altro attraverso una media di circa quattro passaggi»: per la precisione 4,2. Un dato che non stupisce, visti gli stretti rapporti di relazione che intercorrono nel capitalismo italiano. Semmai a fare notizia è il fatto che la «rete» italiana alla fine non è molto più fitta di quella di altri sistemi di mercato considerati generalmente più evoluti: tra le prime mille aziende quotate negli Usa ad esempio – riporta ancora la ricerca – il numero medio di passaggi perché due qualsiasi consiglieri siedano nello stesso «board» è infatti di 4,6.

      Certo, la breve distanza che separa un consigliere dall’altro nel sistema italiano si deve anche all’abitudine di sedere in più «board». Uno studio recente della società di ricerca di manager Spencer Stuart sulle maggiori aziende quotate italiane nel 2005 mostra che il 20% dei consiglieri presi in esame ha più di sei incarichi in contemporanea, fino ad arrivare a veri e propri recordman della poltrona come Pietro Boroli, presidente della De Agostini Editore, che ricopre – tra aziende quotate e non – altri venti incarichi, seguito a breve distanza dal presidente della reale Mutua Iti Mihalich che accumula invece 19 posti in consigli vari. Un tema, quello dei consiglieri con più incarichi – almeno per quel che riguarda le società quotate – all’ordine del giorno. La stessa Consob, nella bozza di regolamento attuativo della legge sul risparmio che sta allestendo in queste settimane, prevede che i membri dei collegi sindacali e dei consigli di sorveglianza laddove si sia scelta la governance «duale» non possano ricoprire complessivamente più di cinque incarichi in contemporanea. Fin qui la teoria. Ma l’applicazione pratica del concetto dei quattro gradi di separazione, disponibile da qualche tempo all’indirizzo www.casaleggioassociati.com/oracolo offre applicazioni interessanti. Tanto interessanti che c’è chi – come ha fatto Beppe Grillo – ha messo direttamente il link alla «mappa del potere» nella pagina iniziale del suo blog. Vi punge vaghezza di sapere quanti gradi sperano Marco Tronchetti Provera da un finanziere a lui notoriamente non vicino come Carlo De Benedetti? Pochi, anzi pochissimi. Basta passare attraverso il sindaco effettivo Enrico Laghi, che siede sia nel Gruppo Espresso sia in Pirelli. E Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi, i due signori del credito che paiono essere oggi alla regia di tutte le grandi operazioni bancarie, talvolta in sintonia, talvolta contrapposti? Comunque si muovano li divide solo la figura del presidente delle Generali Antoine Bernheim, che siede nel consiglio di Alleanza assieme al primo e in quello di Mediobanca accanto al secondo.

      Vi interessa il derby Milan-Inter? Assai meno combattuto di quello che si possa pensare: tra Piersilvio Berlusconi, figlio del presidente del Milan e Massimo Moratti, numero uno dell’Inter, corre solo un grado di separazione nella persona di Carlo Secchi, che siede sia nel consiglio Mediaset assieme al primo sia in quello di Pirelli con il secondo. Più stuzzicante un Toro-Juventus giocato sul campo dei consigli di amministrazione: qui si va fuori media e si sale a ben quattro passaggi intermedi per mettere in contatto il presidente della Vecchia Signora Giovanni Cobolli Gigli con quello della Cairo Communication Urbano Cairo, che è anche il numero uno dei granata,. E i derby societari? La struttura a maglie strette del capitalismo di relazione italiano offre pochi spunti di vera contrapposizione anche tra aziende che dovrebbero combattersi. Prendiamo due società concorrenti nelle assicurazioni come le Generali e la Fonsai: per la gioia dell’Antitrust nessun grado di separazione personale le divide, visto che nel consiglio di Mediobanca siedono sia il presidente di Trieste Antoine Bernheim sia Jonella Ligresti che è invece presidente della compagnia di famiglia. Gioie e dolori, verrebbe da dire, del capitalismo di relazione.