“LaStoria” Quando non basta avere uno stipendio

27/03/2007
    martedì 27 marzo 2007

    Pagina 15 – Politica

    La storia

      Quando non basta avere uno stipendio

        «In pochi anni gli affitti sono passati da 500 mila lire a 500 euro»

          TULLIA FABIANI
          ROMA

          Nella Capitale duecento famiglie a settimana cercano casa. Chiedono casa. Ma agli sportelli per l’«emergenza abitativa» gestiti dall’associazione «Action», guidata da Nunzio D’Erme, già consigliere comunale indipendente di Rifondazione e protagonista di azioni di protesta e controverse. Perché in molti casi non c’è tempo, lo sfratto è imminente o già dato per morosità nel 70 per cento delle locazioni; in altri, il contratto scade, il proprietario aumenta il canone e si finisce per giocare a lascia o raddoppia. E poi c’è l’effetto delle cartolarizzazioni, che per qualcuno sono state un grande affare, e per qualcun altro una catastrofe. E quando non c’è tempo, servono soluzioni: quelle che «Action» riesce ad assicurare a moltissimi romani. Basti pensare che l’organizzazione sorta nel 2002 dall’esperienza dei centri sociali e dai movimenti di estrema sinistra di lotta per la casa, in questi cinque anni ha «sistemato» oltre duemila famiglie. Una casa popolare «regolare» il Comune, nello stesso periodo, l’ha data a solo 1700 nuclei familiari.

          Le occupazioni non sono certo una novità, a Roma. Ma se negli anni ‘80 e ‘90 quasi sempre i senza casa erano «proletari», e gli stabili occupati erano soprattutto in periferia, da un po’ di tempo a questa parte le azioni di lotta si sono spostate anche nelle zone centrali e semicentrali. È il caso dello stabile di Via Catania, vuoto da tre anni e occupato il 2 febbraio. Ma lo stesso discorso vale per il centralissimo immobile di Via Maria Adelaide, nei pressi di Piazza del Popolo. Altre occupazioni sono in corso lontano dal centro, a Campo Farnia e alla Romanina.

          «Si tratta di circa 2000 persone in tutto – spiega Nunzio d’Erme, che si definisce portavoce di Action – un numero destinato ad aumentare se si considera che ad essere colpito dall’emergenza è anche il ceto medio». Negli ultimi anni infatti, secondo i dati raccolti dall’associazione, vedere l’affitto passare da 500 mila lire a cinquecento euro è stata la regola. E questo ha messo in crisi centinaia di famiglie. Per non parlare degli studenti lavoratori «soggetti al ricatto di chi affitta un posto letto a 200/300 euro e un posto cuscino – come capita agli immigrati – a 150/200 euro». Ma per normalissimi impiegati si arriva a situazioni paradossali: come nota un altro militante di Action, Paolo Di Vetta, «ci sono situazioni in cui il fatto di avere uno stipendio discreto non consente di accedere al sostegno d’affitto previsto dal Comune, senza avere comunque i mezzi sufficienti a pagare il canone e mantenere moglie e figli». Inoltre, se gli immigrati fino a qualche tempo fa erano l’80 per cento dei richiedenti, adesso la percentuale è scesa notevolmente (circa il 50) e «ci sono richieste di case da dare prima agli italiani. Se ci sono per tutti ok – ci dicono – altrimenti vanno privilegiati gli italiani».

          Alla mobilitazione «illegale» e alle occupazioni il Comune risponde con un piano di emergenza abitativa, pronto per essere votato in consiglio. «Cerchiamo sempre di stare dalla parte dei cittadini – afferma Nicola Galloro, delegato del Sindaco Veltroni per l’Emergenza Abitativa – ma cerchiamo anche di mettere un freno alle occupazioni. Il piano è pronto, prevede cinquemila alloggi in tre anni e diecimila in 5 anni, con le riserve previste per legge e provvedimenti circa le trasformazioni d’uso di manufatti abbandonati». Ma al momento è tutto bloccato. «L’impegno preso in autunno con Action e altri movimenti era che non ci fossero nuove occupazioni. Invece ce n’è stata una a Corso d’Italia e quella ultima di via Catania. Ora abbiamo chiesto che gli stabili vengano liberati, al massimo dopo Pasqua, e solo dopo si voterà il piano».