L’asse Pezzotta-Rutelli contro la Cgil

20/01/2004

      20 Gennaio 2004
      PENSIONI. PRIMA O POI DOVEVA SUCCEDERE: NON SI VIVE DI SOLI SCIOPERI

      L’asse Pezzotta-Rutelli contro la Cgil

      L’asse Cisl-Margherita si è trasformata in una tenaglia che stringe la Cgil e il vertice dei ds. Sarà anche vero come dice «con tristezza» Nicola Rossi, economista e deputato diessino, che sulle pensioni la politica «è sempre eterodiretta» dalla forza o dalla debolezza dei sindacati; sarà anche vero che Rutelli l’ha fatto per motivi di visibilità e di competizione elettorale, ma non c’è dubbio che questa volta la Margherita ha ridato dignità ad un dibattito sulla riforma della previdenza che altrimenti rischiava di annegare nelle polemiche tra partiti della maggioranza in vista della verifica. Con i partiti del centrosinistra, dall’altra parte, obbligati ad aspettare le decisioni dei sindacati, in particolare della Cgil di Guglielmo Epifani. Ma quando è stato chiaro che la Cgil oltre l’ennesimo sciopero non sarebbe andata, l’asse Pezzotta-Rutelli ha mollato gli ormeggi con una proposta «perfettamente ragionevole» a detta di Elsa Fornero, dell’Università di Torino, relatore ieri insieme a Tito Boeri, della Bocconi, al seminario promosso dall’associazione LibertàEguale sulla riforma del welfare. Il punto focale dell’approccio di Cisl e Margherita è l’innalzamento dell’età pensionabile di due anni, lasciando il meccanismo flessibile previsto dalla legge Dini del ’95. Dall’attuale fascia di età pensionabile (57-65) si passerebbe alla fascia 59-67 in linea con l’andamento demografico. I risparmi conseguibili – secondo il senatore della Margherita Tiziano Treu, vero ispiratore della proposta – sarebbero in linea con quelli previsti dalla riforma Maroni-Tremonti. Pur apprezzandone l’impostazione, Boeri ha sollevato qualche dubbio sugli effetti economici della proposta Rutelli ipotizzando un risparmio al massimo di due miliardi l’anno. Ai quali tuttavia vanno aggiunte le maggiori entrate che deriveranno dall’aumento dei contributi a carico degli autonomi.

      Proposta ragionevole anche per l’area liberal dei Ds che con Enrico Morando considerano possibile affiancarle l’estensione del contributivo nella forma pro-rata. Ma anche il contributivo per tutti è un’ipotesi che la Cgil ha abbandonato da tempo. Ora la linea della segreteria è «non si tocca nulla» e, di conseguenza, la proposta della Margherita «è inaccettabile e incondivisibile». La sinistra ancora «eterodiretta» risponde con Fabio Mussi, secondo il quale sarebbe «una spallata ai sindacati». Plurale improprio visto che la Cisl è d’accordo e la Uil la giudica interessante.