L’Ascom ci ripensa: negozi aperti due domeniche su 4

27/04/2001

Venerdì 27 Aprile 2001

L’Ascom ci ripensa: negozi aperti due domeniche su 4

Dopo le polemiche sulla chiusura dei negozi nei giorni festivi, l’Ascom si impegna a fare del suo meglio per garantire il servizio domenica 6 e domenica 20 maggio. Poi, però, passa all’attacco: «La colpa non è solo degli esercenti. È mancata ogni forma di programmazione e concertazione, e anche i dati sul turismo sono discutibili».
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Città d’arte, solo a Napoli le serrate festive

PAOLA PEREZ
«Negozi aperti nei giorni festivi? E perché mai, visto che si riesce a vendere poco o nulla? I turisti frequentano solo i Decumani e non spendono una lira per articoli di qualità». Così rispondono i commercianti a chi li accusa di remare contro lo sviluppo della città d’arte, di non partecipare alla buona accoglienza dei visitatori italiani e stranieri. Ma intanto fanno una promessa: domenica 6 e domenica 20, lungo i percorsi del Maggio dei Monumenti, si cercherà di garantire la massima offerta possibile. Per il giorno 1 (festa dei lavoratori), il 13 (perché ci sono le elezioni) e il 27 (data fissata per l’eventuale ballottaggio) si annuncia, invece, un panorama di saracinesche abbassate.
Restare in attività quando è festa costa molto di più di quanto non si riesca ad incassare. Il discorso non fa una piega: ma perché lo stesso teorema non è valido a Firenze o a Venezia, dove si può fare shopping sempre e comunque, e non vale nemmeno a Roma, dove il 25 aprile – giorno ”vietato” con ordinanza comunale – molti commercianti hanno lavorato pur sapendo di rischiare una multa da due milioni? Cosa c’è a Napoli che non funziona? «Manca ogni forma di concertazione e di programmazione – spiega Maurizio Maddaloni, presidente Ascom – prendiamo il ”Maggio” o la mostra di Luca Giordano. Eventi come questi vanno pianificati con anticipo e bisogna darne tempestiva comunicazione a tutte le categorie interessate. Invece sappiamo bene come è andata, siamo stati informati all’ultimo momento. Il boom del turismo? Un elemento da valutare con maggiore attenzione: si parla di centinaia di migliaia di presenze quando sappiamo che i posti letto, in città, non arrivano nemmeno a 9mila. C’è bisogno di costruire nuovi alberghi, soprattutto della categoria tre stelle, sfruttare zone nuove come Bagnoli, imprenditori che vogliono investire ce ne sono. Il commercio, specialmente nel settore abbigliamento e pelletteria, sta attraversando un momento difficile. Gli affari con i turisti vanno bene solo ai Decumani, che poi è la zona meglio tutelata dal punto di vista della sicurezza. Sul Lungomare, a Santa Lucia, a via Chiaia, a via Roma, è sempre la stessa storia: scippi, rapine, borseggi. Un mese fa mi hanno strappato il Rolex, sono andato a fare denuncia in Questura, c’era una fila interminabile di stranieri che aspettavano il loro turno».
Sul binomio programmazione-concertazione insiste anche Mario De Miranda, presidente Confesercenti: «L’errore è quello di affidare a soggetti diversi l’organizzazione delle diverse iniziative disseminate nei diversi periodi dell’anno. Occorre, invece, un ”progetto globale”, un calendario completo e ragionato degli eventi, come accade nelle altre città d’arte italiane, gestito da una struttura ”ad hoc” che, secondo me, dovrebbe far capo alla Camera di Commercio. Se cominciamo a lavorarci subito, questo nuovo sistema potrebbe partire a Natale».
Il nodo più difficile da sciogliere resta quello delle piccole aziende a conduzione familiare, poco disponibili – per ovvi motivi di bilancio e di forza lavoro – a garantire l’apertura nei giorni festivi. Ma all’appello mancano pure le ”grandi firme” del quartiere Chiaia, negozi con una tradizione e un’immagine tali da poter sopportare senza danno l’aumento di costi per lo straordinario ai dipendenti. «Mi piacerebbe lavorare la domenica – spiega Maurizio Marinella, titolare del locale-cult per patiti della cravatta – ma, visto che sono in pochi a farlo, sono costretto ad adeguarmi. Non ha senso offrire un servizio a macchia di leopardo. O tutti o nessuno». «I turisti? E chi li vede mai? – spiega il direttore della sartoria ”Blasi” – sono comete. Se pure passano da queste parti entrano un attimo, danno un’occhiata alla merce esposta e se ne vanno senza comprare niente». «Nei giorni festivi il quartiere è deserto – commentano i dipendenti di ”Eddy Monetti” – si dovrebbe fare molto di più per promuovere l’attività commerciale di Chiaia».


Venezia, vacanzieri coccolati

A Venezia i negozi sono aperti 365 giorni l’anno. Una città a misura di turista, visto che i pochissimi esercizi chiusi nei giorni festivi sono le piccole rivendite di generi alimentari. «Ma stiamo cercando di risolvere anche questo problema – promette Dario Corradi, responsabile turni domenicali dell’Ascom Venezia – perché sarebbe ingiusto penalizzare i residenti».


Firenze, l’orario è non-stop

Nel centro storico di Firenze, luogo dell’arte per eccellenza, l’apertura domenicale dei negozi (che osservano l’orario ”turistico”, cioè continuato, senza interruzione per pranzo) è un dato di fatto acquisito. Nel calendario annuale fissato dal Comune ci sono alcuni giorni festivi in cui è tassativamente proibita l’attività commerciale. Ma, a parte questi divieti, la presenza degli esercenti sul mercato è costante.


Roma, guerra sui divieti

Il Comune di Roma ha disposto la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali nei seguenti giorni festivi: 15 e 16 aprile (Pasqua e Pasquetta), 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 29 giugno, 15 agosto, 1° novembre. Chi non si attiene alla regola rischia una multa di due milioni. Ma il gioco vale la candela: molti negozianti, specialmente in zona Pantheon e Fontana di Trevi, restano aperti lo stesso.


Palermo, rotta sul business

Palermo, da un punto di vista commerciale, non è ancora una «città d’arte». Ma la categoria sta facendo pressione sull’osservatorio regionale per ottenere l’investitura e, di conseguenza, la possibilità di derogare all’obbligo di chiusura nei giorni festivi: «L’apertura domenicale dei musei è una conquista recente – ricorda Gaetano Mandalà, vicedirettore Ascom – adesso tocca ai negozi».