L’arte sottile di ingannare il capo: lavoratori in fuga sul web

11/12/2003




      11 dicembre 2003
      Il loro soprannome significa "battere la fiacca".
      Un fenomeno, che si diffonde anche in Italia

      L’arte sottile di ingannare il capo
      lavoratori in fuga sul web

      Li chiamano "slackers". Fanno shopping online, giochi o chat
      Perditempo professionisti: 20 ore a settimana navigano a fini propri

      di MARINA CAVALLIERI




      ROMA - Navigano su Internet, si distraggono nella Rete, sono seduti alla scrivania ma battono la fiacca, dovrebbero lavorare ma perdono tempo. Sono gli "slackers", lavoratori annoiati e demotivati, ostili senza essere ribelli, praticano una forma di resistenza al lavoro, di fuga virtuale, il mouse è la loro arma.

      Un articolo sul "Wall Street Journal" parla di un fenomeno che si diffonde nelle aziende, degli impiegati che si assentano mentalmente e del web che offre loro rifugio. Proliferano infatti i siti per slackers (dal verbo "to slack": "battere la fiacca"), offrono loro consigli su come ingannare il boss, scuse per darsi malati, giochi da fare di nascosto, salvaschermi con apparenti calcoli amministrativi da far scendere quando passa un "nemico" e bisogna far finta di lavorare. I siti offrono soprattutto un’identità e un’organizzazione a questa forma di malizioso sabotaggio del lavoro che non è contrapposizione frontale, guerra sindacale ma l’ennesimo modo di prendere tempo per sé e farsi gioco dell’azienda, della produttività, dei capi.

      Secondo I dati riportati dal "Wall Street Journal" i lavoratori dipendenti passano circa venti ore la settimana navigando per scopi personali, facendo shopping online e visitando siti che non hanno nulla a che vedere con il proprio lavoro come www. Ishouldbeworking. com creato appositamente per sfuggire alla noia dell’ufficio nel 1999 da Mike Kelly che ci tiene a precisare "è un sito per la pausa pranzo".

      Questo assenteismo virtuale è diffuso anche in Europa, sembra che gli italiani siano in testa a Gran Bretagna e Germania con oltre il 50 per cento di slackers abituali. "Cresce la richiesta da parte di aziende grandi e piccole di programmi che limitino la navigazione in Internet", spiega Fabrizio Bressani, manager della Itway che distribuisce in Italia il programma di filtering della Websense, società americana. "C’è un crescente interesse da parte del settore pubblico per i programmi-filtro ma questi software sono utilizzati un po’ da tutti: dalle grandi corporation come dallo studio dell’avvocato che così impedisce alle segretarie di perdere tempo nelle chat. Del resto per le aziende non è solo una questione di produttività ma anche di costi".

      Sono diversi i programmi-spia e quelli di prevenzione installati dalle aziende e dai ministeri, oltre Websense, c’è Surf control della Progel e il software della Squidguard. Tecniche di difesa messe in atto dai datori di lavoro ma la guerriglia tra le scrivanie non cessa, gli slackers non si arrendono. "Non c’è più molto da fare negli uffici, l’informatica ha trasformato il lavoro", dice il sociologo Franco Ferrarotti, "la tecnologia ha abolito una serie di mansioni, non c’è più il lavoro di concetto, non rimane che prendere in giro il capo che è ormai un signore delle ombre, il capo di un cimitero, una figura obsoleta come i portieri gallonati. È liberatorio farsi gioco di lui che ha sempre capacità di rappresaglia".

      Tra i siti più visitati durante le ore di ufficio ci sono quelli di banking e trading online, le chat per fare nuove amicizie, i siti erotici e quelli di viaggi. Ma la novità sono proprio i siti per slackers che offrono una possibilità di contatto a impiegati annoiati e anche molta ironia sulla condizione lavorativa, la deprimente vita d’ufficio. "Di fatto questa fuga nella Rete non è una ribellione all’azienda ma piuttosto l’atteggiamento del bambino che trasgredisce", commenta Franco Natili, psicologo del lavoro. "È una sorta di camera di compensazione, permette alle persone di adattarsi meglio e non è dannoso per l’azienda".

      È stato un impiegato bancario della Cariplo il primo lavoratore ad essere punito causa Internet: dieci giorni di sospensione senza stipendio per aver esagerato con la navigazione nei siti pornografici. Sui posti di lavoro si combatte una sfida informatica che cambia le relazioni sindacali e i rapporti professionali. "Forme di fughe dal lavoro sono sempre esistite, quello di cui si parla poco però è il fatto che sempre più persone lavorano a casa, su Internet. Sono ore di lavoro non pagate, fatte per libera scelta, per piacere, curiosità, una specie di formazione professionale fai-da-te", dice Giampaolo Fabris, sociologo. "La tecnologia trasforma il lavoro e apre nuovi orizzonti anche in Italia, paese poco stacanovista".

      Si può dunque anche lavorare a casa per piacere e riposarsi in ufficio per stanchezza. La pensano così gli slackers che per il prossimo 5 aprile intendono celebrare la giornata del sonnellino sul posto di lavoro.