L´art. 18 trasferito in un nuovo disegno di legge?

13/05/2002







L´art. 18 trasferito in un nuovo disegno di legge?
Cgil contraria. Cisl e Uil premono sul governo: convocazione prima del voto

      ROMA
      Sono soprattutto Cisl e Uil a spingere in queste ore sul governo perché si decida a rompere gli indugi, e a convocare un tavolo di trattativa sui temi che avvelenano i rapporti tra Esecutivo e sindacati. La Cgil di Sergio Cofferati, al contrario, avverte per l´ennesima volta che senza uno stralcio «vero» della riforma dei licenziamenti non parteciperà al confronto. Le «antenne» Cgil hanno percepito nell´aria il sotterraneo lavorìo dei «mediatori» di governo e maggioranza. Un´azione che punta ad aprire un confronto con i sindacati su tanti temi economici e sociali legati al nuovo Dpef, per porre in secondo piano il tema più spinoso, ovvero l´articolo 18. Una possibilità potrebbe essere un «simil-stralcio» della norma dalla delega sul lavoro che modifica l´articolo 18: il testo uscirebbe dalla delega attualmente all´esame del Senato per diventare disegno di legge autonomo. Oppure, sarebbe riscritto per affidare alle parti sociali (col metodo dell´«avviso comune») la stesura vera e propria della norma. Nell´uno e nell´altro caso per la Cgil si tratterebbe di una «trappola». «Che le intenzioni negative del governo – afferma Sergio Cofferati – stiano in una delega o in un disegno di legge non cambia nulla. L’una e l’altra cosa sono inaccettabili. Il governo sta cercando di guadagnare tempo, probabilmente sperando che si attenui l’effetto, davvero molto rilevante, dello sciopero generale. Se è così si illude». Vero è che per il momento regna la confusione sotto il cielo: ministri, sottosegretari, esponenti della maggioranza lanciano segnali di disponibilità e proposte, ma intanto le confederazioni non ricevono l´agognata convocazione a un tavolo ufficiale di trattativa. Il negoziato dovrebbe svolgersi sotto l´egida di Palazzo Chigi (presumibilmente guidato dal vicepremier Gianfranco Fini), ma Pezzotta e Angeletti ancora non hanno capito chi, nel governo, ha in mano «il boccino» della partita dell´articolo 18. Roberto Maroni? Gianfranco Fini? Berlusconi? Oppure, proprio il superministro dell´Economia Giulio Tremonti, che nel corso dell´incontro sulla riforma fiscale ha fatto intendere ai sindacalisti di potere (a certe condizioni) far pesare in modo determinante le sue opinioni? Come detto, di fronte a tanta incertezza sono proprio Cisl e Uil a chiedere che le nebbie si dissolvano, e che arrivi una convocazione ufficiale. E prima delle elezioni amministrative del 26 maggio, che per molti osservatori il voto sarà una cartina di tornasole per capire che piega prenderà il braccio di ferro sulla riforma dei licenziamenti. «Il governo deve aprire il confronto in tempi brevi – dice il numero uno cislino Savino Pezzotta, ancora stupito che Berlusconi non abbia ritenuto di farlo immediatamente dopo lo sciopero generale – né tale confronto deve essere condizionato dal periodo elettorale, che non ha nulla a che fare con il sindacato. Io sto chiedendo un tavolo per valutare la proposta del governo. Sulla base di quello che ci verrà presentato decideremo il comportamento da tenere». «Il governo ci deve convocare prima delle amministrative del 26 maggio – aggiunge per la Uil Adriano Musi – altrimenti i sindacati non resteranno a guardare, ed entro la prossima settimana decideranno nuove iniziative». Per Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, «il problema non è avviare il tavolo sul lavoro prima o dopo le elezioni amministrative, ma avviarlo con la disponibilità al dialogo, disponibilità che Confindustria ha sempre dato e ci auguriamo che anche il sindacato abbia. Speriamo che sotto l’invito di Pezzotta ci sia anche la disponibilità al dialogo della Cisl». Sergio Billè, presidente Confcommercio, invece ribadisce l´urgenza di chiudere una vicenda che diventa sempre più pericolosa per il paese, vista «la persistente fase di stallo dei consumi» e il rischio di tensioni sui salari e sui prezzi.

Roberto Giovannini