L’art. 18 resta così com’è

14/10/2004


           
           
           
           
          Numero 245, pag. 5
          del 13/10/2004
          Autore: di Teresa Pittelli
           
          L’art. 18 resta così com’è
           
          È l’orientamento della commissione lavoro del senato dopo le audizioni.
          Le parti sociali: subito la riforma ammortizzatori
           
          L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori non sarà toccato. Le modifiche alla norma che stabilisce il reintegro nel posto per il lavoratore licenziato ingiustamente, contenute nel disegno di legge 848-bis all’esame della commissione lavoro del senato, saranno infatti probabilmente eliminate dal testo del ddl. Secondo il presidente della commissione di palazzo Madama, Tomaso Zanoletti (Udc), infatti, ´le audizioni delle parti sociali svolte finora hanno mostrato che manca l’interesse a portare avanti le correzioni allo statuto dei lavoratori’. Un orientamento che potrebbe essere abbracciato in maniera bipartisan anche dai senatori, spiega Zanoletti. Manca ancora Confindustria, è vero, all’appello delle associazioni già consultate, tra le quali i sindacati, le organizzazioni dell’artigianato e le coop. Ma gli industriali, che saranno sentiti domani in commissione, difficilmente porranno la questione come prioritaria. Anche perché le modifiche rimaste in piedi dopo le battaglie sindacali del 2002 per salvare l’articolo 18 si riducono praticamente a un solo caso: la sospensione sperimentale del reintegro per i neo-assunti di piccole imprese che, con i nuovi addetti, superino la soglia dei 16 dipendenti.

          ´La verità è che c’è la massima urgenza, rappresentata da tutte le parti sociali, di approvare la riforma degli ammortizzatori sociali’, spiega ancora Zanoletti. Il problema dell’estensione dell’indennità di disoccupazione è infatti all’ordine del giorno tanto delle imprese quanto dei sindacati, e le prime non sono certo disposte a impantanarsi di nuovo in una battaglia sull’articolo 18 che si sposterebbe sicuramente anche in parlamento, e comporterebbe un allungamento dei tempi di approvazione del provvedimento. Tanto rumore per nulla, quindi. Un tema, quello dell’abrogazione parziale dell’articolo 18, che per mesi aveva riempito le pagine di giornali e spaccato il paese, che cadrà infatti nel vuoto, dando probabilmente ragione a quanti avevano sottolineato che si trattasse più di una questione di principio che di una proposta realmente in grado di rilanciare l’occupazione, come prova ora il sostanziale disinteresse delle imprese per la norma in discussione al senato. Sembra quindi più che mai lontano quel 23 marzo del 2002, quando la Cgil allora guidata da Sergio Cofferati riuscì a mobilitare quasi tre milioni di persone e portarle in piazza a Roma per protestare contro le ipotesi di depotenziare l’articolo 18 dello statuto.

          -Cosa prevede il ddl 848- bis. Frutto del patto per l’Italia firmato a luglio del 2002 tra tutte le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati esclusa la Cgil, il provvedimento prevede da un lato la sospensione sperimentale dell’articolo 18 per le piccole aziende che assumono e superano così la soglia dei 16 dipendenti (quella oltre la quale scatterebbe, appunto, la tutela dell’articolo 18 in caso di licenziamento ingiustificato). Dall’altro il provvedimento estende da sei a 12 mesi la durata dell’indennità di disoccupazione, aumentandone anche l’importo dal 40 al 60% della retribuzione nei primi sei mesi (per poi scendere al 40 e al 30% nel secondo e nel terzo trimestre).

          -La questione risorse. Nonostante siano passati due anni dalla firma del patto per l’Italia che stanziava anche i fondi da destinare ai nuovi ammortizzatori, e cioè 750 milioni di euro a biennio, la riforma non è mai stata realizzata. La commissione lavoro del senato, in mancanza di sollecitazioni da parte del governo, ne ha posposto l’esame a quello della delega pensionistica, considerato prioritario. Una volta approvata la delega in parlamento, la commissione è ora tornata a occuparsi del provvedimento con una certa intensità. Ma il problema, oltre che di rinvii tecnici, è anche di copertura finanziaria, in quanto l’apposito accantonamento presso il ministero del welfare secondo la commissione bilancio non sarebbe in grado di garantire gli oneri della riforma. Dalla Finanziaria 2005, così come per le tre precedenti, quindi, i disoccupati dovranno probabilmente aspettarsi un ennesimo rinvio per l’ampliamento del loro sussidio. (riproduzione riservata)