“LargoConsumo (2)” Alle prime cinque centrali l’ 84% del «confezionato»

01/06/2005
      del lunedì
    lunedì 30 maggio 2005

    ECONOMIA – pagina 9

      LA MAPPA DELLA CONCENTRAZIONE

      Alle prime cinque centrali l’ 84% del «confezionato»

        La corsa alla concentrazione fa un altro passo avantii: lo scorso 1° gennaio le prime cinque centrali concentravano l’ 84% degli acquisti di prodotti di largo consumo confezionati relativamente ai canali ipermercati, super e superette. Quattro anni fa era soltanto del 58,3 per cento.

        Secondo le stime di Iri Infoscan, le dieci centrali d’acquisto più importanti comprendevano 28 gruppi distributivi con una quota di acquisti del 98 per cento. Il resto della quota è appannaggio di vari micro gruppi che si definiscono comunemente indipendenti.
        Fra le " top 10", la centrale più grande rimane sempre Coop Italia, che comprende anche Sigma, e che dal 1997 ha leggermente arrotondato la propria quota di mercato ( dal 17,3 al 17,5%).

        Seguono Carrefour Italia (9,8%), Auchan (9,7%), Conad (9,2%), Esselunga (8,4%), Selex (7,2%), Interdis (5,5%), Finiper (3,9%) e Sisa (3,4%).

        Lo sviluppo delle grandi superfici commerciali, ipermercati e supermercati, ha accompagnato la crescita della concentrazione: dai 2.200 punti vendita di vent’anni fa sono passati ai 6mila di dieci anni fa. Infine sono balzati oltre la soglia degli 8mila nel 2004.

        « Il collante delle centrali — osserva Romolo de Camillis, della direzione retailers di ACNielsen Italia — sta proprio nello strappare le migliori condizioni negoziali. Poi però, a volte, qualche centrale non promuove nessuna attività di marketing. Questo ha contribuito allo scioglimento delle centrali più eterogenee, quelle che non hanno retto alla prova del tempo » .

        Secondo De Camillis la stagnazione dei consumi degli ultimi anni ha spinto ulteriormente la concentrazione: « Quando le cose non vanno bene — sottolinea — si sente di più la necessità di stare insieme ».

          Alla fine però, secondo De Camillis, « è giusto che industria e distribuzione stiano definendo un modello contrattuale che funga da faro all’intero settore. Come avviene nella cultura anglosassone, dove il tavolo di " concertazione" tra operatori è una prassi consolidata .