L’arbitrato e la guerra tra consulenti e avvocati

19/10/2010

Come cambia l’arbitrato
Il capitolo dedicato all’arbitrato all’interno del collegato lavoro non era nato sotto i migliori auspici ma adesso è a un soffio dall’approvazione. La prima stesura aveva provocato le ire della Cgil: l’idea che le imprese potessero proporre un contratto di assunzione che, in caso di licenziamento, evitasse il ricorso al giudice, era considerato un tentativo di aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Questo e altri rilievi avevano spinto il presidente della Repubblica a rinviare il testo al Parlamento. Nelle prossime ore però dovremmo essere all’atto finale di una riforma che non ha ancora messo del tutto da parte le polemiche. Ma qual è l’obiettivo principale dichiarato dal governo? Far calare il numero delle controversie di lavoro che finiscono in tribunale e quindi snellire e accelerare la macchina della giustizia. Il problema è che, stando al nuovo testo, l’unico sistema per essere sicuri di evitare il tribunale e potersi affidare a un arbitro terzo è il ricorso all’uso delle clausole compromissorie. In pratica, prima di un’assunzione definitiva (ma dopo il periodo di prova) i datori di lavoro potrebbero proporre una clausola compromissoria con cui i dipendenti si impegnano ad affidarsi a un arbitro in caso di controversie. Rimangono esclusi però i casi di contrasti legati ai licenziamenti.