L’Aquila due anni dopo il sisma fra paure, incertezze e rabbia

05/04/2011

A l’Aquila ora è peggio di prima. Non si rimargina la ferita di chi ha avuto dei lutti, spesso ha perduto figli e nipoti, e che aspetta giustizia e verità. Non è rimarginata nemmeno la ferita di un’intera comunità che ha perso i luoghi della propria identità. Quel centro storico trasformato in zona rossa dove sono ancora sepolti tanti oggetti cari, che si attraversa da un capo all’altro lungo l’asse del corso, comesi farebbe inun sito archeologico, alzando gli occhi incantati verso le vestigia di un passato che non sai se ritornerà. Un cartello, sotto, dice ancora cosa era la vita qui: affittasi a due studentesse. La vita che brulicava di ragazze e ragazzi, che portavano reddito. L’allegria e i difetti della città che poggia la sua economia sull’università sono sintetizzati da quel cartello impolverato. «No alle passerelle dei politici», è stata la richiesta dei familiari delle vittime. Ora ci vuole silenzio per commemorare i morti, «le polemiche devono tacere». «Solo il presidente della Repubblica», era la speranza. E il presidente Napolitano ha annunciato il suo arrivo, il 6 aprile alle 12 sarà a Collemaggio per la messa. Lo ha comunicato il sindaco MassimoCialente in consigliocomunale, accolto dall’applauso dei consiglieri. «Il capo dello Stato – dice Vincenzo Vittorini – rappresenta tutti gli italiani,è una cosa importantissima che venga perché sono gli italiani che si stringono a una città martoriata che vuole rinascere». Una buona notizia per una città che spesso si sente abbandonata dalla comunità nazionale anche perché, traumatizzata e ancora sotto choc, è stata eletta a palcoscenico di un “miracolo” berlusconiano. E l’ultima farsesca rappresentazione del miracolo l’ha data una falsa aquilana alla trasmissione Forum di Rita Dalla Chiesa. «Episodio sgradevole ma marginale», ha commentato ieri il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, riconoscendo: «Avremmo voluto fare di più ma non è vero che non si sta facendo niente, l’Aquila non è morta». E però l’incertezza uccide le speranze. Carlo Carducci, per esempio, 28 anni, dipendente della Standa, in cassa integrazione: «Avrei dovuto sposarmi ma ora c’è l’incognita del lavoro, non so cosa devo fare, se conservare i pochi risparmi per andare via o sperare che Standa riapra. Ci è stato promesso tante volte ma ogni volta si presenta una difficoltà nuova». Erano 35 giovani a lavorare alla Standa, ora sono 23. Quantihanno lasciato la città è difficile dirlo. L’unico dato certo, spiega l’assessore Stefania Pezzopane, è «quello che comunicano i direttori didattici: quest’anno sono stati 1900i bambini e ragazzi che non sono stati reiscritti e, dietro di loro, ci sono le famiglie che si allontanano
ma non lasciano la residenza per non perdere i diritti alla ricostruzione ». La paura, il rischio è quello che lentamente la città si spopoli. «Ricominciare dal lavoro» è il convincimento di Emilio Speca, segretario della Cgil Filcams: «è difficilema bisogna lottare con l’ottimismo della volontà».È reduce da una manifestazione davanti alla Regione con i dipendenti della Abruzzo Engineering. «È una società che Chiodi vuo- le liquidare, viene definita un carrozzone ma lì dentro ci sono ingegneri, architetti e informatici. Tutte professioni utili per la certificazione degli edifici. Perchédovremmochiamare professionisti da fuori, perché buttare il bambino con l’acqua sporca? ». La ricostruzione, i tempi e le procedure continuano a agitare le acque: il consiglio comunale ha approvato a larga maggioranza, ieri, la decisione di non utilizzare la Struttura di missione, in polemica con la richiesta di piani di ricostruzione anche per il centro storico. Ma le incertezze con cui si confrontano gli aquilani sono ancora molte. Gli abitanti delle case poco danneggiate, quelle in cemento armato fuori dal centro storico, sono quasi tutti rientrati nelle loro abitazioni. Ma ci sono voluti due anni e, come nel caso di Carlo Carducci, non basta la casa se non si restituisce prospettiva di lavoro ai giovani. Nei cantieri, tutti lo sanno, spesso si risparmia sui materiali e questo genera interrogativi sulla sicurezza di domani. «Si fanno controlli a campione – racconta Mauro Zaffiri, dei comitati cittadini- non ci sono le forze per ispezioni più accurate. E su tre cantieri controllati sono risultati circa 20 operai senza assicurazione».