L’Antitrust torna in pressing: gli Ordini vanno ammodernati

19/02/2003




Mercoledí 19 Febbraio 2003
ALBI & MERCATO
L’Antitrust torna in pressing: gli Ordini vanno ammodernati

Albi & mercato – Tesauro critica i progetti di riforma in discussione al Senato

N.T.


ROMA – Nessuna crociata contro gli Ordini. Con realismo politico, l’Autorità per la concorrenza e il mercato punta ad aprire direttrici di ammodernamento nella riforma del sistema professionale, che – secondo i progetti all’esame della commissione Giustizia del Senato – tende a valorizzare il ruolo degli Ordini. Giuseppe Tesauro, ieri, in commissione, ha cercato di essere la voce critica rispetto ai progetti in discussione, il 691 (primo firmatario Domenico Nania, An) e l’804 (Andrea Pastore, Forza Italia). Il presidente dell’Antitrust ha chiesto di evitare vincoli all’accesso nelle professioni (come la predeterminazione numerica); ha prefigurato un sistema meno "invasivo" con una protezione rivolta non all’intera professione, ma solo a quelle attività meritevoli di regolamentazione speciali; ha sollecitato aperture sulla pubblicità e ha raccomandato di non considerare le tariffe minime inderogabili come il totem che garantisce la qualità delle prestazioni. Infine, ha sollecitato a curare la formazione, come garanzia dei consumatori e del mercato, titolari, in ultima analisi, della selezione dei professionisti. In ogni caso, Tesauro non ha potuto prescindere dal clima culturale, che ha posto in discussione anche il concetto di professionista come imprenditore, secondo la disciplina comunitaria della concorrenza. Secondo Tesauro «la dichiarata volontà di istituire un regime di concorrenza, per così dire, speciale per i professionisti, tanto da pervenire a negare la natura di imprese, si pone in netto contrasto con l’esperienza Antitrust da tempo maturata a livello comunitario, prima, e nazionale poi». Le specificità delle professioni intellettuali, ha commentato il presidente dell’Antitrust, «non si prestano a esentare automaticamente e in maniera generalizzata il settore dalle regole della concorrenza». L’accesso alle professioni – ha spiegato Tesauro – andrebbe curato e modernizzato con grande scrupolo e «sarebbe opportuno dare la possibilità di accesso alla professione, eliminando ogni tipo di restrizione attuale o potenziale», senza rinunciare a un controllo adeguato e severo a livello di formazione. «Tra le restrizioni all’esercizio dell’attività professionale – secondo il presidente dell’Antitrust – la fissazione di tariffe inderogabili minime o fisse appare quella meno riconducibile al perseguimento dell’interesse generale». La qualità minima delle prestazioni – ha continuato Tesauro – dovrebbe risultare sufficientemente tutelata ex ante dalle selezioni all’accesso. Al contrario, il meccanismo dei prezzi fissi fa sì che la qualità non sia una variabile che concorre alla loro determinazione. Quindi, il costo della prestazione non costituisce né un parametro di riferimento per il cliente, che si trova a compiere le proprie scelte sul mercato, né un incentivo per il professionista a offrire servizi qualitativamente migliori di quelli dei concorrenti. Inoltre, Tesauro ha criticato «l’atteggiamento negativo che i disegni di legge ripropongono in relazione all’attività promozionale del libero professionista». Invece, la pubblicità – secondo il presidente dell’Antitrust – è un elemento importante «per colmare parte delle asimmetrie informative che non consentono all’utente di scegliere con maggiore cognizione di causa il servizio di cui necessita e di giudicarne la qualità resa». L’importante è che l’informazione pubblicitaria sia basata «su elementi di fatto, quali i prezzi, le caratteristiche, i risultati».