L’Antitrust condanna gli agenti immobiliari

14/04/2004




14 Aprile 2004

C’ERA UN’INTESA PER DEFINIRE LE COMMISSIONI

L’Antitrust condanna
gli agenti immobiliari

    ROMA
    L’Antitrust ha condannato le tre principali associazioni di agenti immobiliari presenti in Italia, cioè la Fiaip (adente alla Confedilizia), la Fimaa Italia (aderente a Confcommercio) e l’Anama (aderente a Confesercenti), al pagamento di un totale di 141.100 euro di multa per aver adottato «codici deontologici che contengono indicazioni idonee ad incidere sulle politiche di prezzo per i servizi di intermediazione immobiliare, e pertanto idonee a pregiudicare gli interessi dei consumatori». In particolare la multa più salata è andata alla Fiaip che dovrà dovrà pagare 130.000 euro, la Fimaa Italia 10.000 e l’Anama 1.100. Il provvedimento dell’Autorità garante della Concorrenza e del mercato è stato pubblicato sull’ultimo Bollettino.
    L’istruttoria era stata avviata nel dicembre 2000 a seguito di una segnalazione da parte del Comando nucleo speciale tutela concorrenza e mercato della Guardia di Finanza dopo sue segnalazioni fornite dall’Assorisparmiatori, in cui veniva evidenziato come i codici deontologici di tali associazioni contenevano disposizioni che fornivano, di fatto, indicazioni di prezzi minimi e massimi delle provvigioni spettanti agli agenti immobiliari per i servizi resi.

    Secondo l’Antitrust, che ha accertato l’esistenza di tre distinte intese restrittive della concorrenza poste in essere da Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali), Fimaa Italia (Federazione italiana mediatori agenti d’affari) e Anama (Associazione nazionale agenti e mediatori d’affari), tale condotta è tanto più grave in quanto si tratta delle tre associazioni di settore più rappresentative a livello nazionale. Infatti, dai dati ufficiali del ministero del Lavoro risultano iscritti alla Fiaip circa 16 mila mediatori, di cui 6 mila titolari di agenzie, sparsi in 18 regioni e in 92 province, alla Fimaa circa 20.000 e all’Anama circa 9.000, che rappresentano rispettivamente il 21%, il 29% e il 13% del mercato.
    L’autorità garante dellla concorrenza e del mercato ha rilevato che «le restrizioni appaiono consistenti e molto diffuse». Al centro dell’indagine ci sono stati regolamenti e codici deontologici delle tre associazioni di categoria che nei loro statuti prevedono alla voce «provvigioni di compravendita degli immobili» tariffe minime sotto le quali le agenzie non possono andare. La soglia individuata, anche se il quantum non è importante ai fini dell’indagine, è del 4% sul valore della casa. Per l’Antitrust si tratta di «un’intesa idonea a restringere le regole della formazione dei prezzi». La conseguenza per i consumatori è «la soppressione della possibilità di prendere decisioni autonome e l’innalzamento artificioso dei prezzi». In altri casi (Fimaa) la libera contrattazione trova un ostacolo nella fissazione di tariffe massime.

    A sostegno della tesi di accordi restrittivi della concorrenza il Garante ha rilevato che le disposizioni di statuti e codici deontologici sono dei veri e propri obblighi per gli associati. Il codice deotologico del Fiaip parla chiaro: «Gli associati sono obbligati ad uniformarsi alle delibere assunte dagli organi della Federazione e a rispettare le norme statutarie e sono obbligati, altresì, ad osservare il Codice Deontologico Professionale, al quale deve essere uniformata l’attività di ogni iscritto . Gli associati rispondono in via oggettiva nei confronti della Federazione del comportamento antideontologico anche di agenti immobiliari e di mandatari a titolo oneroso alla stessa non iscritti, che siano loro soci, collaboratori o dipendenti». Inoltre, l’articolo 5 dello statuto dispone addirittura «l’espulsione in caso di violazione. Inoltre, l’Antitrust sottolinea «la lunghissima durata delle intese» (fa eccezione solo l’Anama).