L’Antitrust bacchetta i farmacisti

12/03/2002





Sanzione di 100mila € a carico dell’Ordine e di Federfarma per tre casi di comportamento lesivo della concorrenza
L’Antitrust bacchetta i farmacisti
Nel mirino listini dei parafarmaci, pubblicità e gli ostacoli ai farmaci a domicilio
ROMA – Le sane e buone regole della concorrenza non s’addicono alle 16mila farmacie italiane. Così la pensa l’Authority garante della concorrenza e del mercato che ieri, dopo un anno e mezzo di istruttorie, ha ufficializzato la condanna a una sanzione complessiva da 100mila euro nei confronti dell’Ordine dei farmacisti (Fofi), di Federfarma e di numerose associazioni provinciali sia dell’Ordine che dei titolari di farmacia. Tre i motivi della condanna: aver chiuso le porte alla possibilità per le singole farmacie di reclamizzare la propria attività, aver impedito la consegna dei farmaci a domicilio, aver creato un vero e proprio cartello dei prezzi sui parafarmaci. Un mercato, quest’ultimo, che dagli assorbenti ai disinfettanti ai dentifrici fino ai deodoranti, nel 2000 era stimato nel complesso in 3,22 miliardi € (6.239 miliardi di lire), di cui il 17% è fatturato in farmacia. Attesa da tempo, la pronuncia dell’Antitrust (n.10.418, adunanza del 14 febbraio scorso) ha scatenato opposte reazioni. «Non siamo supermercati o grandi bazar», hanno protestato i presidenti della Fofi, Giacomo Leopardi, e di Federfarma, Giorgio Siri. Preannunciando la possibilità di contro-ricorsi e, comunque, rivendicando di aver agito «a vantaggio del cittadino». Una condanna salutata invece con favore dalle associazioni dei consumatori – Altroconsumo, Aduc e Codacons in testa – che accolgono la decisione come possibile apripista per una piena liberalizzazione della vendita dei farmaci oltre il solo canale delle farmacie.
Porte aperte agli spot. Nel mirino dell’Authority le norme, varate dalla Fofi con un regolamento del 1996, che «in buona sostanza finivano con l’inibire quasi ogni forma di pubblicità» alle singole farmacie. Limitazioni – afferma la decisione nel richiamare una sentenza del 28 marzo 2001 – che «appaiono idonee a restringere la concorrenza» poiché impediscono «una migliore valutazione dei meriti di ciascun operatore, la qualità delle loro prestazioni e il loro costo». A tutto danno dei consumatori e degli stessi «tentativi di concorrenza sui prodotti farmaceutici tra gli operatori del settore».
Farmaci a domicilio. Poter reclamizzare i servizi resi, ma anche poter prestare servizi ai consumatori: è questo il secondo pungolo dell’Antitrust nei confronti dei farmacisti. E per questo viene condannato il comportamento, «posto in essere dalla Fofi», di limitare la possibilità di consegna dei farmaci al domicilio dei clienti. Ciò perché, si spiega nella decisione, «il servizio di consegna dei farmaci a domicilio, analogamente alla pubblicità, costituisce un elemento atto a differenziare tra loro gli esercizi farmaceutici, concorrendo, quindi, a influenzare le scelte commerciali dei consumatori che potrebbero, laddove il servizio venisse erogato, rivolgersi alle farmacie che lo offrono piuttosto che ai loro concorrenti».
Parafarmaci «liberi». Ed ecco infine la dura contestazione nei confronti dei vertici ordinistici e associativi dei farmacisti – «gli enti esponenziali dei farmacisti», definiscono la decisione la Fofi e Federfarma – per avere «predisposto e/o diffuso ai propri iscritti listini contenenti prezzi di vendita al pubblico di prodotti parafarmaceutici, spesso raccomandandone l’applicazione». Un’attività, sottolinea l’Antitrust, che aveva l’unico obiettivo di «uniformare i prezzi praticati dai farmacisti ai prodotti a libera vendita». Con una serie di comportamenti – dalla diffusione di listini fino alla sollecitazione ai farmacisti a uniformarsi ai prezzi indicati dai produttori o all’invito a non praticare iniziative individuali di sconto, come attraverso apposite «carte fedeltà» destinate ai clienti – sicuramente lesive della concorrenza e del mercato. Atteggiamenti, denuncia ancora l’Antitrust, messi in opera per evitare di «intaccare l’uniformità dei comportamenti di prezzo tipica della categoria».
Roberto Turno

Martedí 12 Marzo 2002