L’Anticonfindustria va in campo con «nani, osti e immobiliaristi»

24/06/2005

    venerdì 24 giugno 2005

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        BILLÈ. CONFCOMMERCIO STRIGLIA BERLUSCONI MA SPIAZZA IL FRONTE DELLE IMPRESE E ATTACCA I PATTI DI SINDACATO

          L’Anticonfindustria va in campo con «nani, osti e immobiliaristi»

          L’Anticonfindustria è in campo, e non spara palle alla crema. Nella conta dei poteri “forti”, ieri Sergio Billè ha messo un colpo a segno. Erano anni che all’assemblea generale di Confcommercio non c’era un parterre tanto sfolgorante, a cominciare dal governatore della Banca d’Italia Fazio che non a caso era ieri in prima fila mentre era deliberatamente mancato all’assemblea di Confindustria. E poi naturalmente il premier Berlusconi, Siniscalco, nove ministri, un plotone di esponenti del mondo finanziario e bancario, oltre che, naturalmente, la crema di Confcommercio da tutta Italia. La relazione di Billè è stata come scritta su un papiro: i più disattenti guarderanno solo alle parole scritte e pronunciate sul dritto, dunque niente di
          più scontato che oggi i maggiori quotidiani parlino di un ritratto dell’Italia da levare la pelle al governo in carica, con quei «troppi Gengis Khan ci tolgono oggi il sonno, alcuni li abbiamo già dentro casa, e altri li abbiamo alle porte». E vai col tango: la fuga dei cervelli migliori dall’università, il mancato decollo della previdenza integrativa,la mancata riforma delle istituzioni. Il rinnovo a peso d’oro del contratto degli statali, un federalismo che potrebbe costare cinque punti del pil, le promesse non mantenute sulla riforma della giustizia e delle procedure fallimentari.

          Letto tutto questo, Billè ha concluso con l’energica piattonata a Berlusconi a
          mettercela lui, la mano sul fuoco, perché Confcommercio Muzio Scevola l’ha già fatto e se l’è bruciata – da quattro anni in finanziaria non ha visto niente che funzionasse davvero a sostegno dei consumi, per capirsi. E anche all’opposizione, che ancora non ha tirato fuori una sola idea di programma
          per rilanciare l’Italia.A quel punto però bisogna prendere il papiro di Billè come un rescritto. Dunque rigirarlo e leggere attentamente ciò che è inciso sul verso, il vero canovaccio che regge e interpreta la parte in chiaro.Billè ha schierato la sua organizzazione in maniera programmaticamente antipodica alla Confindustria di Montezemolo. Difende la piccola impresa tipica della
          struttura commerciale, e attacca i giganti dell’energia e delle tlc i cui profitti gravano come costi sui piccoli. Attacca un sistema del credito «che si sta svenando anche per cercare di tenere in piedi il settore manifatturiero: ma siamo sicuri che lo sviluppo verrà ancora da questa parte?». In altre parole
          prende a sberle le banche azioniste di Mediobanca che sostengono Fiat. Elogia come fattore di crescita e valorizzazione dell’Italia la “sua” Confimmobiliare, e di questi tempi difendere Caltagirone, Ricucci e Statuto significa appoggiare il loro tentativo di sovvertire i vecchi patti di sindacato che li escludono, da banche e Mediobanca, Rcs e continuando. Denuncia come un delitto i 48 miliardi di euro conferiti dallo Stato negli ultimi 13 anni alle imprese manifatturiere, e accusa queste ultime di fallire pur giocando «partite truccate». Non si associa alla geremiade per i mancati sgravi Irap, anzi dice che sulle tasse meno si parla e meglio è a questo punto, e in ogni caso chiede sgravi – se possibili – uguali per tutti e non “mirati”come vuole Montezemolo.La sua difesa di «nani,osti e bottegai,supermercatari, trasportatori e immobiliaristi», è fatta scegliendo fior da fiore i termini più spregiativi usati dall’ala nobile del capitalismo italiano rinserrata nei patti sotto attacco, e sfida per tutta risposta la Fiat e l’intero manifatturiero a rinunciare agli aiuti di Stato, chiedendo che vengano invece investiti in infrastrutture. E in più attacchi all’euro «fatto il quale siano rimasti in mutande », fino all’abbraccio alle linee di riforma del bilancio europeo filomercatiste
          proposte da Blair.Musica per le orecchie di Berlusconi. Come a dire: caro premier noi certo complimenti non te ne facciamo, ma fatti i tuoi conti elettorali su chi devi appoggiare, tra noi e Montezemolo. Siniscalco non si è fatto pregare, ma ha deluso le aspettative di chi si aspettava difendesse Confindustria: «Ci inviti a nozze, se chiedi l’abolizione degli aiuti di Stato alle imprese», ha replicato a Billè.

          Aggiungendo poi che il Dpef sarà di sole 15 cartelle e 5 linee guida: più semplificazione, meno sussidi, meno barriere; meno tasse, meno sommerso; meno evasione, con tagli alle spese correnti centrali e delle autonomie; più investimenti pubblici; più qualità della finanza pubblica; più potere d’acquisto, tenendo i prezzi bassi. Nessuna manovra restrittiva, fugati dunque i dubbi su un Dpef con nuove tasse. E un negoziato aperto innanzitutto con Londra
          per il saldo di deficit oltre il 3% da difendere, al riparo da voti sfavorevoli nel Consiglio europeo.Berlusconi ha gradito, sia il rescritto di Billè che le assicurazioni di Siniscalco. E Fazio si è preso il gusto di apprezzare Billè, e di bacchettare Siniscalco con un «speriamo sia costruttivo». (Ofg)