L’anti-Billè: parla il Bocca della verità

22/05/2003


          lunedì 19 maggio 2003



              L’anti-Billè
              Parla il Bocca della verità

              Il presidente di Federalberghi è esplicito con i suoi colleghi: «La crisi è pesante e divisi non andiamo da nessuna parte»


              Camere liberissime. A Firenze, Roma, Venezia. «Milano sopravvive – spiega Bernabò Bocca, appena riconfermato presidente della Federalberghi, 26 mila hotel associati sui 33 mila esistenti in Italia – grazie ai russi, i soli che possano sostituire gli americani per capacità di spesa». Una stagione turistica disastrosa: prima la guerra e ora la Sars, viaggiatori Usa e giapponesi, i maggiori spender, praticamente scomparsi. «Qualcosa si sta muovendo ora – aggiunge Bocca – ma solo perché andiamo verso l’estate. Ad aprile, gli alberghi a 5 stelle di Firenze hanno avuto un’occupazione del 40 per cento». Si celebra il disastro, ma l’assemblea della Federalberghi incorona Bocca come non aveva mai fatto prima. Nessuna votazione, ma 500 delegati in piedi ad applaudirlo per 2 minuti. «Fiducia e orgoglio – dice Bocca – perché tutti insieme abbiamo combattuto nel nome del turismo, un settore che deve essere rappresentato meglio e non ha bisogno di tutori. Sappiamo da soli cosa serve e non ci sentiamo subalterni né all’industria né al commercio».
              Due milioni di addetti, il 7,5% del Pil, 72 miliardi di euro di giro d’affari. «Il turismo è una risorsa fondamentale per l’Italia. Eppure, non abbiamo un referente istituzionale diretto: con questa competenza affidata alle regioni, ognuno fa quello che vuole e manca una cabina di regia. Un referendum decise l’abolizione dei ministeri dell’Agricoltura e del Turismo: ma mentre quello dell’Agricoltura è rinato con la denominazione Politiche agricole, il turismo è stato assorbito dalle Attività produttive. Ed è stato un grave errore». Così oggi si combatte per ritrovare un’autonomia politica, «sentiamo l’assoluta necessità di un potere centrale di indirizzo. Abbiamo stima per il ministro Marzano, ma non avere un ministero ci sembra un segno di debolezza: vorremmo davvero che ci fosse».
              Ma la guerra è anche all’interno del settore, diviso tra chi aderisce da sempre alla Confcommercio, come fa Bocca, e chi ha seguito la strada più recente indicata dalla Confindustria e ha aderito a Federturismo, oggi presieduta da Giancarlo Abete. «Una divisione che non ha più senso – sostiene Bocca -, il turismo non merita di essere frammentato». Proprio questa posizione ha creato più di un confronto acceso fra lui e Sergio Billè, presidente di Confcommercio. I due, infatti, convivono nella stessa associazione: Bocca è vicepresidente di Confcommercio ed è pure presidente di Confturismo, l’associazione di tutte le imprese che si occupano di turismo e aderiscono a Confcommercio.
              Torinese di nascita, fiorentino d’elezione, conte da parte di padre, figlio di una Visconti, Bocca, nemmeno 40 anni, vanta intorno a sé un potente mondo di sostenitori. Ottimi rapporti con Berlusconi e Letta, ma pure con chi nel centrosinistra ha lavorato insieme a lui: stima, ricambiata, per Errani, presidente dell’Emilia Romagna, e grande cordialità con Bassolino, presidente della Campania: «L’ho premiato alla Borsa congressuale: per il turismo ha fatto molto». E’ amico di Fitto, presidente della Puglia per Forza Italia, ha una passione per il ministro Maroni: «Ha consentito alle nostre aziende di lavorare: è stato lui ad alzare il tetto degli stagionali extracomunitari da 30 a 60 mila. Gli dobbiamo qualcosa». Ottimi i rapporti anche con Antonio D’Amato e Guidalberto Guidi. A volerlo definire, è un perfetto «multipartisan». Anche nel privato. La sua ultima fidanzata (ora è tornato a essere uno degli scapoli d’oro d’Italia) è stata Rajna Raslan, palestinese eletta Miss Israele, di una rara bellezza, celebrata dal calendario Pirelli. Ama la caccia, la pesca, l’avventura. Si è fatto calare in mezzo al Pacifico dentro una gabbia per incontrare lo squalo bianco: «Ha addentato le sbarre e tirato come un Tir: sono uscito frullato, più o meno come ci sentiamo ora, con le camere dei nostri alberghi deserte». L’azienda di famiglia è la Sinahotels, dieci alberghi di lusso in Italia, 50 milioni di euro di fatturato, 350 dipendenti. L’ultimo sta per aprire nella campagna piemontese. Perché si torna sempre alle origini. Alle passioni. Come quella per la Juve. «Non si discute, è vero amore». La sorpresa arriva quando gli si chiede quale giocatore preferisce. Scandisce le sillabe di Nedved. Meglio di Del Piero? «Certo. Il talento non basta. Serve la grinta».
          Corrado Ruggeri


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