Landini: pronti a trattare sugli investimenti ma prima i diritti

06/10/2010

ROMA — Passo avanti o indietro? «La Fiat ha confermato la necessità di estendere il modello Pomigliano nel resto del gruppo per garantire, come dice lei, la governabilità. Visto che nel frattempo è stata firmata l’intesa separata sulle deroghe al contratto nazionale, gli scenari non sono positivi», risponde Maurizio Landini, leader della Fiom-Cgil. Cioè la Fiom è ferma sulle sue posizioni. «Siamo disponibili a cercare soluzioni innovative sugli orari e la gestione della fabbrica ma rispettando i diritti e le libertà individuali. La Fiat ci ha risposto che l’accordo c’è già e non c’è nulla da cambiare. Dentro questo schema non è previsto il consenso delle persone che lavorano nel gruppo Fiat». Marchionne è stato chiaro: le decisioni della maggioranza devono essere rispettate altrimenti saltano i principi della democrazia. È il caos. «Rispondo che in Italia nessun accordo separato fino ad oggi è stato sottoposto a voto. Chi rifiuta questa regola sono quelli che hanno firmato il contratto separato e le deroghe. A Pomigliano sono stati messi in discussione dei diritti costituzionali. Sono così convinto che la democrazia vada applicata da chiedere che venga fatta una legge sulla rappresentanza in modo da permettere che i lavoratori possano decidere sempre a maggioranza». I diritti violati sono: divieto di scioperare al sabato, non pagare i primi tre giorni di malattia in caso di assenteismo anomalo. È così? «C’è anche il no alla possibilità di contrattare la prestazione lavorativa che si determina sulle linee. Senza contare il diritto di mangiare usufruendo della pausa mensa che invece l’azienda può comandare in straordinario».
A questo punto che margine d’intesa c’è? «Basta la volontà di trattare. Anche noi siamo interessati a dare risposte certe ai lavoratori sulle loro prospettive, compresi quelli di Termini Imerese».
Avendo le altre sigle già firmato che schema prevede? «A dire la verità io non ho ancora capito le conseguenze della firma separata sulla newco. Non sfugge a nessuno che c’è qualche problema sul diritto del lavoro». La sensazione è che state giocando con il fuoco. E se Marchionne non investe? «Questo non è vero. Gli investimenti possono essere tranquillamente fatti e siamo interessati a che le fabbriche funzionino. Insisto: si può raggiungere senza toccare i diritti».