Landini: “Le sanzioni? Uno sbaglio lavoriamo sulle cause del disagio”

08/10/2010

ROMA – Gli attacchi alla sedi Cisl sono «atti gravi e inaccettabili» ma l´espulsione dalla Fiom dei responsabili, ipotizzata da Guglielmo Epifani, «non servirebbe a far scendere il disagio nelle fabbriche». Così il segretario della Fiom, Maurizio Landini, ha risposto ieri sera alle domande di Massimo Giannini negli studi di Repubblica tv.
Landini, come giudica gli assalti degli ultimi giorni alle sedi della Cisl?
«Sono atti inaccettabili e sbagliati. La Fiom è un sindacato che difende la democrazia. L´attacco alle sedi degli altri sindacati è un atto contro i diritti e gli interessi dei lavoratori e contro la storia e la cultura della Fiom».
Guglielmo Epifani ipotizza anche sanzioni a carico degli eventuali iscritti responsabili di quegli atti. Lei è d´accordo?
«La Cgil ha regole che vanno rispettate. In questi giorni facciamo centinaia di iniziative in Italia e mai un dirigente della Fiom ha organizzato assalti contro sedi di altri sindacati. In ogni caso penso che non sarebbero eventuali espulsioni a far scendere la tensione che si respira nei luoghi di lavoro».
Ma lo statuto della Cgil non prevede l´espulsione?
«Non esageriamo. Prevede l´espulsione se uno ruba».
Non teme, così facendo, di essere accusato di voler ridimensionare la portata dell´accaduto?
«Nessuno vuole ridimensionare. Condanniamo e lo abbiamo fatto con forza da subito, quegli episodi».
Giorgio Cremaschi dice che è meglio essere accusati di essere cattivi maestri che cattivi ignoranti…
«Dice un proverbio che un bel tacer non fu mai scritto».
Come si fa a far scendere la tensione?
«Cominci chi deve garantire l´ordine. Se Maroni paventa disordini nelle manifestazioni, o spiega quali elementi ha o finisce lui stesso per far salire la tensione. Se il ministro del lavoro getta benzina sul fuoco delle divisioni, il risultato è analogo».
Avete timori per la riuscita della manifestazione del 16 ottobre?
«L´abbiamo decisa a luglio, in tempi non sospetti. Sarà una grande e pacifica manifestazione».
Qual è l´obiettivo?
«Far ripartire la democrazia in fabbrica. Non mi scandalizza che un sindacato abbia un punto di vista diverso. Si decida di andare insieme dai lavoratori a esporre le alternative e si mettano ai voti».
Gli altri sindacati vi accusano di dire sempre di no. Come rispondete?
«Che in queste settimane firmiamo migliaia di accordi unitari nelle fabbriche. Che diciamo di no quando pensiamo che gli accordi violino le leggi e i diritti. Che siamo un sindacato che vuole trattare e dunque non accetta la logica della Fiat del prendere o lasciare perché le fabbriche si gestiscono con il consenso. Abbiamo avanzato proposte che consentirebbero di produrre 20 mila auto in più all´anno».
Quale pensa che sia la strategia di Marchionne?
«Temo che pensi di ridurre progressivamente il peso degli stabilimenti italiani».