Landini Il “SALDATORE ” Guiderà I Metalmeccanici Della Cgil

04/06/2010

Un ex saldatore per tenere unita la Fiom. Scherza Maurizio Landini, nuovo segretario generale del sindacato metalmeccanico, ma lui, il saldatore, lo ha fatto davvero all’età di 15 anni, quando ha cominciato a lavorare, prima di iniziare la carriera sindacale. Tutta in Fiom: segretario della sua città, Reggio Emilia, dove è nato nel 1961, poi dell’Emilia, di Bologna, infine a Roma, nella segreteria nazionale dal 2005. Un sindacalista emiliano puro, pragmatico e combattivo, cresciuto nella Fiom di Claudio Sabattini e nel culto di quel rinnovamento avviato allora dallo storico dirigente sindacale fondato su autonomia, democrazia, conflitto e apertura ai movimenti (per la pace e poi anche quello antiglobalizzazione). Punti che caratterizzano ancora la Fiom, dopo gli otto anni di gestione del successore di Sabattini, Gianni Rinaldini che per Landini è stato un po’ il tutor nell’approdo a questo incarico e che ha “lasciato” rivendicando la specificità della Fiom, il fatto “di non essersi presi molto” con il segretario generale Guglielmo Epifani . Landini è stato eletto con un grande consenso: su 175 aventi diritti e 166 votanti, i sì sono stati 124, i contrari uno solo mentre i 40 astenuti fanno riferimento alla minoranza della Fiom che sta con Epifani. A determinare il mantenimento della maggioranza congressuale della Fiom la scelta di Giorgio Cremaschi – storico dirigente e espressione della sinistra interna – di ritirare la propria candidatura “anche se mi sarebbe piaciuto fare il segretario della Fiom”. Ma a Landini, Cremaschi ha assicurato l’appoggio anche perché insieme a tutta la minoranza della Cgil (17 per cento al congresso) daranno vita all’Area programmatica “La Cgil che vogliamo”. “La notizia più interessante degli ultimi giorni – dice Landini al Fatto - è che nel rinnovo delle Rsu dell’Ilva di Taranto, 13 mila addetti, un impianto antichissimo, il delegato Fiom che ha preso più voti ha 26 anni. Dobbiamo rimetterci in discussione e cambiare anche al nostro interno, riuscire a rappresentare il lavoro com’è ogg i”. Spiega che vuole battersi “per unificare il mondo del lavoro, dovremmo arrivare a un unico contratto per tutti i lavoratori dell’industr ia”. I giovani che entrano in fabbrica e si ritrovano l’uno accanto all’a l t ro magari con sei-otto tipologie contrattuali diverse: più o meno precarie, più o meno definite e magari appartenenti a diverse categorie sindacali. Landini si accende: “Se ci sono gli accordi separati è perché i lavoratori non possono votare sul proprio contratto e stabilirlo a maggioranza. La democrazia non può fermarsi fuori dalla fabbrica e noi su questo faremo una battaglia a fondo”. La Fiom ha raccolto le firme in calce a una legge di iniziativa popolare che sarà presentata al Parlamento nei prossimi giorni: “S arà il nostro contributo alla battaglia più generale contro il nuovo autoritarismo che passa tramite le tante leggi-bavaglio”. Nell’immediato, ci sono però questioni sindacali più concrete. Innanzitutto il contratto dei metalmeccanici: la Fiom non ha firmato l’ultimo ma è firmataria di quello che scade nel 2011 ed è pronta a preparare la propria piattaforma contrattuale. E poi c’è la Fiat, Pomigliano, un tavolo separato già avviato con Fim, Uilm e Ugl da parte dell’azienda e che sarà recuperato oggi da un incontro “in solitar ia” tra Fiat e Fiom. “Pratica un po’ strana – dice Landini – ma noi siamo pronti a una vera trattativa. A condizione che non sia un “prendere o lasciare”. Solo che la Fiat propone condizioni che peggiorano gravemente la situazione in fabbrica: aumento degli straordinari obbligatori a 120 ore annue, eliminazione delle pause, 18 turni e soprattutto sanzioni ai lavoratori in malattia o in caso di sciopero. Un programma inaccettabile”. Non sarà facile, quindi, come non sarà facile fronteggiare il governo, gli effetti della sua manovra da 24 miliardi e i suoi progetti di riforma dello lo Statuto dei lavori (annunciata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi). Landini ha già proposto a Epifani di organizzare “un presidio di massa davanti al Parlamento quando lo Statuto e la legge sull’arbitrato arriveranno in aula”.