Lamezia: Negozi contro il racket

08/11/2006
    marted� 7 novembre 2006

    Prima Pagina (segue a pag.8) – Politica/Societ�

    La terza citt� della Calabria abbandonata a se stessa Lamezia resiste. Ma sta perdendo la speranza

      Negozi contro il racket,
      storica serrata a Lamezia

        Laura Eduati

        �Dite che per Lamezia non c’� pi� speranza. E invece credo che la vergogna dei commercianti nel pagare il pizzo � un buon segno: le cose prima o poi cambieranno�. Don Giacomo Panizza � nato a Brescia ma vive a Lamezia Terme (Catanzaro) da 29 anni. Sotto protezione perch� ripetutamente minacciato dalle cosche, � uno degli animatori della A. l. a., l’associazione anti-racket di Lamezia nata due anni fa dall’esasperazione dei negozianti che, all’inizio, dovevano riunirsi di nascosto �come i carbonari�. Gli esercizi commerciali sono almeno 300, quasi tutti taglieggiati. Ma all’associazione sono iscritti solo in sei – perch� per entrare occorre denunciare, e c’� chi ha troppa paura per farlo.
        Che la citt�, la terza per numero di abitanti della Calabria (70mila), abbia qualche speranza, don Giacomo � uno dei pochissimi a pensarlo. Sar� la fede cristiana. �Ma quella civile, quella che anima noi comunisti calabresi e ci fa lottare comunque, io l’ho persa da un pezzo� ammette il segretario regionale di Rifondazione Rocco Tassoni.

          Eppure sabato scorso, per la prima volta nella storia della Calabria, il 90% dei commercianti lametini ha abbassato le serrande per protesta, sconvolti dal tasso di aggressivit� mafiosa che nelle ultime settimane ha registrato decine di intimidazioni, macchine bruciate, bombe contro i negozi. Il pi� grave il 24 ottobre, un incendio doloso ha distrutto un deposito di pneumatici e lo stabile che lo ospitava, lasciando quattro famiglie sulla strada. L’edificio � adiacente al commissariato di polizia, un altro sberleffo allo Stato. Quando il procuratore capo di Lamezia Raffaele Mazzotta � giunto sul posto ha detto: �Mi sembra di stare a Beirut�.

          Domenica notte una cartoleria ha subito un altro attentato. Un messaggio chiaro. Anche a Tano Grasso, che il giorno prima aveva promesso di considerare Lamezia, con Napoli e Gela, l’ asse nazionale dell’anti-racket, con tanto di sostegno agli imprenditori che vogliano impiantare un’attivit� in queste zone.

            Lamezia sar� Beirut, ma non � la Napoli in vetrina su tutti i media nazionali, e dunque di questa zona – una delle pi� industrializzate del Mezzogiorno – non parla nessuno.

              �L’emergenza � continua�, si indigna sempre Tassoni, �se non � Lamezia, domani sar� Rosarno, e poi Locri�. Il problema, e lo ripetono tutti, � che se la mafia � cos� prepotente da ammazzare due uomini proprio mentre il consiglio comunale si riunisce in assemblea straordinaria sulla sicurezza (� accaduto il 27 ottobre), � che lo Stato, semplicemente, non c’�.

                I numeri: 41 omicidi dal 2000 a oggi, quasi tutti di natura ’ndranghetista e quasi tutti irrisolti; 80 estorsioni ai danni di commercianti dall’inizio del 2006. E chi combatte la criminalit� organizzata? Una Procura che conta, oltre al procuratore Mazzotta, solo cinque sostituti procuratori – quest’estate erano in due – e 24 dipendenti amministrativi. �Chiaramente insufficienti per la nostra mole di lavoro�, si lamenta Mazzotta. Ossia: 3mila procedimenti a carico di persone note, e migliaia di procedimenti contro ignoti che spesso vengono archiviati perch� non si arriva a individuare il colpevole. Nonostante le insistenti richieste, lo Stato non ha mai incrementato l’organico, n� i finanziamenti. E cos� succede che il procuratore, sotto scorta pure lui, debba pagarsi la benzina per gli spostamenti. �Il problema�, spiega, �� che per il ministero dell’Interno un omicidio di natura passionale e un omicidio di mafia hanno lo stesso peso statistico�.

                  A Lamezia, dove la giunta comunale � stata sciolta per infiltrazione mafiosa nel 1991 e nel 2001 e dove si conoscono perfettamente i nomi delle tre famiglie boss della zona (Jannazzo, Torcasio e Giamp�), prestano servizio 70 carabinieri e 156 guardie di finanza. Troppo pochi. La maggior parte � del posto, cos� finiscono per sposare parenti delle cosche, a uscirci la sera perch� sono cresciuti insieme, e i conflitti d’interesse sono all’ordine del giorno. I lametini si lamentano che dopo le otto di sera le volanti non girano pi� per le strade. S�, sono in pochi. Ma in una lettera al quotidiano Domani denunciano che le macchine del commissariato di Lamezia sono tutte da rottamare, non � raro che si usino le vetture personali e quando occorre star su la notte perch� c’� stato un omicidio si scopre che non ci sono i soldi per gli straordinari. Senza contare il turn-over: in 15 anni si sono succeduti 6 commissari di polizia, e ad ogni insediamento occorre cominciare tutto da capo.

                    �Dovete sostenermi� ha chiesto Mazzotta al sindaco Gianni Speranza (Ds) e ai politici presenti sabato scorso all’assemblea comunale straordinaria. Ha chiesto, una volta di pi�, che la Dda di Catanzaro istituisca una sezione a Lamezia perch� le indagini non si smarriscano a met� strada, e ha chiesto uomini per l’intelligence e guardie di finanza per indagare sui reati patrimoniali, il vero grande interesse della ’ndrangheta, potenza economica dalle propaggini mondiali.
                    A Lamezia la disoccupazione tocca il 25%, il triplo del dato nazionale, eppure gli sportelli bancari sono in proporzione di pi� che a Bologna e Pisa. E, ha scritto in un dossier la Dia, � difficile ottenere la cooperazione dei direttori di filiale perch� segnalino i movimenti sospetti.

                      Attorno alla citt� gli ipermercati nascono come funghi innecessari. Un’economia drogata. �Da dove arrivano questi soldi? Solo indagando in questo senso si potr� smantellare il potere ’ndraghetista�, afferma Paola Tavella, membro del Cpn di Rifondazione. Il sospetto naturalmente � che la grande distribuzione sia in mano alla mafia e che serva come attivit� di copertura. Ma questo non ha impedito al Comune di Lamezia di ordinare dei kit scolastici per le scuole proprio a quei supermarket.

                        Rifondazione, in polemica con Speranza, pochi mesi fa � uscita dalla giunta. �Il Comune non d� segni chiari contro la criminalit�, spiega il segretario cittadino del Prc Luciano Rimini. A partire dai vigili urbani, che spariscono al calar della sera e – raccontano in citt� – non segnalerebbero gli abusi edilizi, l’altra grande piaga. L’esempio pi� lampante � un piccolo pub irlandese costruito su una piazzetta pubblica, a pochi metri dal comando dei vigili, dal nipote di un boss. Nessuno alza un dito e si mastica rabbia in silenzio. Poi: Speranza, sostenuto anche dalla Margherita, vorrebbe privatizzare la Multiservizi, la societ� partecipata che raccoglie i rifiuti e gestisce trasporti e acquedotto. �In queste zone � meglio che i servizi rimangano pubblici�, sostiene Rimini. Preoccupato, come altri, che la grande pioggia di denaro proveniente dallo Stato o dall’Unione Europea a sostegno dell’imprenditoria finisca, come � successo gi� nel 90% dei casi, nelle tasche sbagliate. Il sindaco Speranza allarga le braccia: �Facciamo tutto il possibile per andare incontro ai cittadini. Da anni chiediamo un comandante dei vigili, che non viene mai nominato�. Resta il fatto che a Lamezia, territorio squassato dall’inquinamento, dalle cave abusive e dall’allarme idrogeologico, il Comune ha deciso di destinare alle politiche ambientali un solo impiegato part-time.

                          Un documento approvato dal consiglio comunale (tranne il Prc) chiede allo Stato pi� finanziamenti, il rafforzamento delle forze dell’ordine, la copertura dei posti vacanti, ronde notturne delle forze dell’ordine, telecamere e videosorveglianza. Don Panizza dissente: �Ogni volta si chiede di pi�: pi� polizia, pi� soldi, pi� sorveglianza. E invece bisognerebbe stare pi� attenti al come. La polizia non c’� mai dovrebbe essere. E’ un caso? Oppure i poliziotti vengono a loro volta minacciati dai boss e per questo si rifiutano di indagare a fondo? Scopriamolo, e se riscontriamo questi umani problemi, poniamoci rimedio�.

                            Dieci giorni fa 5mila studenti sono scesi in piazza contro il racket. Ma la politica, tranne il sindaco e qualche militante, non si � fatta vedere. I consiglieri si sono scusati. Un ragazzo di Lamezia si rivolge polemicamente a loro: �Ci avete chiesto di sederci attorno ad un tavolo tutti insieme. Ma la lotta alla mafia non � compito nostro, � compito della politica. E dunque non capiamo perch� non eravate accanto a noi�. Applausi. E’ ci� che pensano i commercianti: perch� tocca a noi esporci? Ed anche ci� che pensa il Procuratore Mazzotta: �Io capisco che i negozianti abbiano paura di denunciare. La sera io me ne vado con una macchina blindata, e loro rimangono qui indifesi�. Non si tratta, dunque, di solo ordine pubblico, di macchine incendiate ogni notte, di bombe carta contro i negozi. Ma lo Stato, ancora una volta, sembra non capirlo.